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Accadde oggi: 16 febbraio

Accadde oggi: 16 febbraio

Almanacco del 16 febbraio, anno 1249: il missionario e diplomatico André de Longjumeau viene inviato da re Luigi IX di Francia come suo ambasciatore per incontrare il Khaghan dell’Impero mongolo. La vicenda che prese avvio proprio in quel 16 febbraio 1249 è tuttavia emblematico non solo della carriera di André de Longjumeau, ma anche di quei primi contatti fra l’Occidente latino e l’Impero mongolo nel XIII secolo.

Accadde oggi: 16 febbraio

In quella porzione di metà Duecento Luigi IX di Francia si trovava a Cipro, impegnato nei preparativi della Settima crociata. Nel mentre André de Longjumeau lasciò l’isola come capo di una grande ambasceria diretta verso l’Oriente più remoto. La decisione del sovrano francese maturò nel clima di attesa creato dall’arrivo, pochi mesi prima, di un enigmatico emissario mongolo. Quest’ultimo risalta nelle cronache europee col nome, ovviamente non suo, di David. Ebbene l’ambasciatore incontrò proprio André, presso il campo di Eljigidei, generale mongolo stanziato nella regione di Kars, nell’Anatolia orientale.

Il messaggio, tradotto dallo stesso Longjumeau grazie alla sua conoscenza delle lingue orientali, prometteva un’alleanza militare tra Franchi e Mongoli contro i poteri islamici della Siria e dell’Egitto. Un’idea che si innestava perfettamente nel mito, allora diffuso in Europa, di una grande potenza asiatica pronta ad affiancare la cristianità nella lotta contro l’Islam.

Luigi IX rispose con entusiasmo, affidando ad André lettere ufficiali indirizzate al Gran Khan Güyük, accompagnate da doni di straordinario valore simbolico. Tra questi spiccava una tenda rivestita di stoffa scarlatta, ricamata con immagini sacre. Il re sperava così di colpire l’immaginario dei mongoli.

16 febbraio espansione mongola XIII secolo

Il viaggio fu lungo, estenuante e carico di incertezze. Dalla Siria l’ambasceria si inoltrò nelle vaste regioni dell’Asia centrale, attraversando la Persia, le coste meridionali ed orientali del Mar Caspio, e risalendo fino a Talas, a nord-est di Tashkent. André riferisce di tappe quotidiane di circa dieci leghe. Per inciso, sarebbero 55,56 km al giorno. Un ritmo impressionante, forse più verosimile che altro. Anche se improbabile, il dato ci restituisce la durezza della marcia. Questo percorso, oltre a essere una prova fisica, fu per il frate domenicano un’occasione privilegiata di osservazione diretta dei territori soggetti al dominio cosiddetto “tartaro”, delle popolazioni e delle strutture amministrative dell’Impero.

Quando l’ambasceria giunse infine alla corte mongola, localizzata dalle fonti in modo incerto, forse lungo il fiume Imyl, presso il lago Alakol, oppure più probabilmente a Karakorum, André apprese una notizia che vanificava in larga parte la missione: Güyük Khan era morto poco tempo prima. Il potere era passato provvisoriamente nelle mani della vedova Oghul Qaimish, reggente dell’Impero, che ricevette l’ambasceria con il cerimoniale dovuto, ma senza alcuna intenzione di impegnarsi in un’alleanza formale con i “Franchi” (termine con cui a Oriente si riferivano a tutti gli europei, beninteso).

16 febbraio Gran Khan

La risposta mongola a Luigi IX, affidata ad André, fu fredda e ambigua. Pur accompagnata da doni, la lettera non conteneva alcun riconoscimento di parità tra i due sovrani, ma ribadiva piuttosto la visione mongola del mondo. Ovvero? Semplice: il re di Francia era invitato a sottomettersi al Khan, non a trattare da alleato. Questo scarto di prospettive è uno degli elementi più rivelatori dell’intera missione. Prima della partenza dell’ambasceria, Möngke era già stato designato come successore di Güyük, segno che l’Impero stava rapidamente riorientando i propri equilibri interni, rendendo marginali le aperture verso l’Occidente latino.

Rientrato in area crociata, André raggiunse Luigi IX a Cesarea nel 1251 e gli presentò un resoconto che mescolava osservazioni concrete e suggestioni leggendarie. Da un lato, il domenicano offrì descrizioni attendibili dei costumi mongoli, della loro organizzazione militare e della presenza di comunità cristiane (e questo, a noi, non dovrebbe sorprenderci…) all’interno dell’Impero. Dall’altro, il suo racconto si lasciava trascinare da elementi mitici. A partire dalla lotta di Gengis Khan contro il prete Gianni. L’origine dei Mongoli collocata nei pressi della prigione di Gog e Magog. Una rappresentazione quasi provvidenziale dell’ascesa tartara.

16 febbraio viaggio André de Longjumeau

Potremmo tranquillamente indicare il missionario domenicano come un ingenuo credulone, ma sbaglieremmo. Dobbiamo compiere uno sforzo interpretativo. Le componenti mitiche del racconto di André, riflettono il bisogno europeo di interpretare l’ignoto asiatico attraverso categorie bibliche ed escatologiche. Dunque secondo dei paradigmi facilmente comprensibili a tutti.

La missione iniziata il 16 febbraio 1249 e conclusasi due anni dopo, nel 1251, non produsse l’alleanza sperata. Eppure rimane un documento storico di straordinario valore. Essa mostra con chiarezza come, nel cuore del XIII secolo, il dialogo tra Europa e mondo mongolo fosse ancora prigioniero di incomprensioni profonde, linguistiche, culturali e politiche. André de Longjumeau, con la sua esperienza, le sue competenze linguistiche e il suo ruolo di mediatore, incarnò perfettamente questa fase di contatto.