Storia Che Passione
Accadde oggi: 14 marzo

Accadde oggi: 14 marzo

Almanacco del 14 marzo, anno 1972: muore l’editore, attivista e militante politico Giangiacomo Feltrinelli, fondatore della casa editrice Feltrinelli e nel 1970 dei GAP (Gruppi d’Azione Partigiana). L’evento suscitò (e continua tutt’ora a farlo) profondi misteri. Alimentò sospetti di un omicidio politico legato ai servizi segreti, in un clima di opposti estremismi e tensioni golpiste nei terribili anni di piombo.

Accadde oggi: 14 marzo

Nel tardo pomeriggio del 15 marzo 1972, sotto un traliccio dell’alta tensione alla periferia di Segrate, le forze dell’ordine ritrovarono un corpo martoriato dall’esplosione. Solo il giorno successivo si sarebbe ufficialmente annunciato che quell’uomo era Giangiacomo Feltrinelli, editore di fama internazionale e fondatore nel 1970 dei Gruppi d’Azione Partigiana (GAP), organizzazione armata clandestina appartenente all’estrema sinistra italiana.

La vicenda si consumò in realtà la sera del 14 marzo 1972, in un’Italia attraversata dalla tensione politica e dalla violenza diffusa degli anni che sarebbero poi stati definiti “di piombo“. La dinamica dell’incidente fu abbastanza chiara ai carabinieri: in quel di Segrate, nei pressi della strada Vecchia Cassanese, Feltrinelli e almeno due militanti dei GAP stavano predisponendo un attentato contro il traliccio numero 71 dell’Aem milanese.

Era quindi un sabotaggio dimostrativo, nelle intenzioni, contro le infrastrutture dello Stato. Ciò in un clima di crescente convinzione che fosse imminente una svolta autoritaria sul modello greco o latinoamericano. Quella notte alcuni residenti udirono un boato, attribuito inizialmente al traffico aereo di Linate. Solo all’alba si comprese che si trattava di un’esplosione.

Quindi la ricostruzione tecnica parlò presto di incidente. Numerosi candelotti di dinamite erano già fissati al traliccio, altri si trovavano accanto al corpo. Poi c’erano una batteria e dei fili elettrici, i quali facevano pensare alla preparazione dell’innesco. Secondo la testimonianza interna raccolta successivamente dalle Brigate Rosse, e ritrovata dai carabinieri nel 1974, Feltrinelli – nome di battaglia “Osvaldo” – stava sistemando l’esplosivo quando, forse per un contatto accidentale o un errore nel collegamento dei cavi, si verificò la detonazione prematura.

14 marzo Giangiacomo Feltrinelli

Il compagno che si trovava sul traliccio raccontò di aver sentito un’esplosione improvvisa e di aver visto Feltrinelli a terra, gravemente mutilato, agonizzante. Le perizie della scientifica rafforzarono l’ipotesi dell’errore tecnico. Altre cariche simili, rinvenute il 16 marzo a San Vito di Gaggiano, risultavano posizionate correttamente, mentre a Segrate i collegamenti elettrici apparivano maldestri.

Eppure la morte dell’editore non cessò di suscitare dubbi e interpretazioni alternative. Non poteva essere diversamente per il Paese Italia del 1972. Il fragore di piazza Fontana era ancora nell’aria e le ombre dei depistaggi si stagliavano ovunque. La fiducia nelle versioni ufficiali era fragile. Parte della sinistra extraparlamentare parlò di omicidio politico. La stessa casa editrice diffuse un documento che evocava responsabilità occulte e collegamenti con ambienti cari alla “strategia della tensione”.

Anni dopo, Inge Schönthal sostenne che il marito fosse stato eliminato perché a conoscenza di strutture clandestine come Gladio. Tuttavia, nessuna prova giudiziaria corroborò l’ipotesi dell’assassinio, mentre le testimonianze interne ai gruppi armati confermarono la dinamica accidentale.

14 marzo Feltrinelli funerale 1972

La morte di Feltrinelli ebbe un impatto simbolico enorme. Figura centrale dell’editoria italiana, incarnava una contraddizione potente. Grande capitalista convertito alla militanza rivoluzionaria, finanziatore di movimenti di liberazione internazionali, convinto che l’Italia fosse sull’orlo di un colpo di Stato. Il suo passaggio alla clandestinità, dopo la bomba di piazza Fontana, segnò una rottura definitiva con il sistema politico e con il Partito Comunista Italiano.

La sua morte, avvenuta mentre tentava personalmente un’azione di sabotaggio, chiuse tragicamente quella parabola, lasciando un’eredità divisa tra il peso culturale della casa editrice e il mito controverso del “rivoluzionario caduto”. In quel traliccio spezzato alle porte di Milano si concentrarono, in una notte, le illusioni, le paure e le tensioni di un’intera stagione della storia repubblicana.