Storia Che Passione
Accadde oggi: 4 marzo

Accadde oggi: 4 marzo

Almanacco del 4 marzo, anno 1848: Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna, promulga lo Statuto fondamentale del Regno, anche noto come Statuto Albertino. L’antenata dell’odierna Costituzione repubblicana nacque per motivi ben precisi. Il gesto del monarca sabaudo non maturò infatti come esito lineare di un processo riformatore compiuto. Bensì come risposta politica a una crisi europea che minacciava di travolgere gli equilibri dinastici.

Accadde oggi: 4 marzo

Negli anni ’30 e ’40 del XIX secolo, il Regno di Sardegna aveva conosciuto un cauto rinnovamento. Questo si manifestò attraverso nuovi codici (civile e penale), l’attenuazione della censura e la riorganizzazione del Consiglio di Stato. Tuttavia il sovrano aveva a lungo resistito all’idea di una costituzione.

Fu l’irrompere del 1848 a cambiare il quadro. Nel meridione peninsulare era successo l’impensabile, con Ferdinando II delle Due Sicilie che aveva concesso la carta. In Francia invece la rivoluzione parigina di febbraio abbatté la monarchia orleanista e aprì la strada a Napoleone III. Si rese evidente che senza una svolta costituzionale il Piemonte avrebbe rischiato l’isolamento o la rivolta.

Non ho citato il caso francese per puro sfizio. Lo Statuto Albertino si ispirava ai modelli d’Oltralpe del 1814-1830, oltre che alla costituzione belga del 1831. Eppure restava una carta “ottriata”, ovvero concessa dall’alto. Quindi non un patto tra sovrano e nazione, bensì un atto unilaterale con cui il re limitava formalmente i propri poteri senza rinunciare alla centralità della Corona.

Il testo delineava una monarchia costituzionale nella quale il re conservava l’esecutivo, partecipava pienamente al legislativo insieme a un Parlamento bicamerale – Senato vitalizio di nomina regia e Camera elettiva – e manteneva un ruolo determinante nella politica estera e militare.

4 marzo Statuto Albertino 1848

Sin dai tempi scolastici siamo soliti dire come lo Statuto fondamentale del Regno fosse “flessibile“, ricordate perché? Vi aiuto io. L’aggettiva deriva dal fatto che, volendo, potesse essere modificata con delle semplici leggi ordinarie; caratteristica che ne avrebbe segnato l’intera parabola storica.

Nei mesi successivi alla promulgazione, la guerra contro l’Austria e la sconfitta di Novara (1849) portarono all’abdicazione di Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele II, ma non alla sospensione dello Statuto. Anzi, proprio nella fase di crisi si avviò un’evoluzione decisiva. Sotto governi come quello guidato da Massimo d’Azeglio si consolidò la prassi per cui il ministero doveva godere della fiducia della Camera, inaugurando di fatto un regime parlamentare non scritto. Il sovrano continuava a nominare i ministri, ma la stabilità dell’esecutivo dipendeva sempre più dal consenso delle assemblee.

Quando il 17 marzo 1861 nacque il Regno d’Italia, lo Statuto divenne la carta fondamentale dell’Italia unita, estendendosi a territori e popolazioni molto più vasti rispetto al Piemonte originario. La sua flessibilità consentì un adattamento progressivo. Si verificò nel corso dei decenni un ampliamento del suffragio, il rafforzamento del ruolo della Camera dei deputati, contraltare della progressiva marginalizzazione del Senato.

4 marzo carta fondamentale del regno di Sardegna

Non vi furono revisioni formali profonde, ma un’evoluzione di prassi che trasformò una monarchia costituzionale “a forte impronta regia” in un sistema sempre più parlamentare. Tuttavia la stessa elasticità che aveva favorito l’evoluzione liberale rese possibile, negli anni ’20 del Novecento, lo svuotamento dello spirito statutario attraverso leggi ordinarie che limitarono libertà e rappresentanza, aprendo la strada alla dittatura fascista di Benito Mussolini.

Formalmente lo Statuto rimase in vigore fino al 1º gennaio 1948, quando entrò in vigore la nuova costituzione repubblicana. Ma già tra il 1944 e il 1946, con i decreti luogotenenziali che prepararono l’elezione dell’Assemblea Costituente, si riconobbe che quella carta del 4 marzo 1848, nata come argine alle rivoluzioni, aveva esaurito la propria funzione storica.