Fotografia di anonimo, località sconosciuta, 1921. Nella foto possiamo vedere i membri della spedizione che di lì a poco sarebbe finita malissimo sull’Isola di Wrangler. Fra di essi figura proprio Ada Blackjack, la donna Inupiaq che accompagnò la spedizione artica sull’isola disabitata di Wrangler e che finì col vivere da sola sull’isola per otto mesi (con la sola compagnia di un gatto) dopo che gli altri membri della spedizione o se ne erano andati via o erano morti.
Ada Blackjack o di come sopravvivere su un’isola artica

Quando si parla di naufraghi abbandonati su isole deserte, ci si immagina sempre che ciò avvenga su calde isole tropicali? Tuttavia si può essere abbandonati anche su gelide isole artiche. Questo è quello che successe ad Ada Blackjack. Nella foto la vediamo prima della partenza, immortalata insieme agli altri membri della spedizione: Allan Crawford, Lorne Knight, Fred Maurer, Milton Galle e la gatta Victoria.
L’antefatto – Ma chi era Ada Blackjack? All’anagrafe Ada Delutuk, questa esploratrice nacque il 10 maggio 1898 o 1899 nell’insediamento di Spruce Creek, a 13 km di distanza da Solomon, in Alaska. Il padre morì quando lei era ancora giovane, a causa di un’intossicazione alimentare e la madre mandò lei e la sorella Rita in una scuola missionaria.
Qui le insegnarono a leggere l’inglese e a cucire. A soli 16 anni si sposò con Jack Blackjack, ex cacciatore e conducente di slitte trainate da cani, trasferendosi poi con lui nella penisola di Seward. La coppia ebbe tre figli, di cui ne sopravvisse solamente uno, Bennett. Ad un certo punto, però, Jack abusò di Ada, abbandonandola insieme a Bennett.
Prima che suo marito potesse tornare, però, Ada riuscì a ottenere il divorzio e, camminando insieme a Bennett per più di 60 km, arrivò dalla madre a Nome. Qui trovò lavoro come donna delle pulizie e sarta per i minatori. Solo che questi lavori non erano riuscivano a permetterle di pagare le cure per la tubercolosi di cui soffriva il figlio. Così fu costretta a lasciare il figlio presso la Jesse Lee Home for Children in modo che potessero prendersi cura della sua malattia. Nel contempo, però, si impegnò per guadagnare soldi in modo da potersi riunire col figlio.
ER Jordan, il capo della polizia di Nome, conoscendo la difficile situazione in cui si trovava Ada, le disse che c’erano alcuni uomini che stavano reclutando Inuit per organizzare una spedizione artica verso l’Isola di Wrangler. Jordan non sapeva a cosa servisse la spedizione, ma visto che Ada parlava inglese ed era una brevissima sarta, ecco che era una candidata perfetta per la spedizione. Questo perché cercavano qualcuno che sapesse cucire abiti di pelliccia.
La spedizione in questione era guidata dall’esploratore Allan Crawford. Tuttavia i finanziamenti e l’organizzazione spettavano a Vilhjalmur Stefansson. Quest’ultimo, però, non si aggregò alla missione, in quanto preferì rimanere indietro a raccogliere fondi per una successiva spedizione oltre l’Isola di Wrangler.

Spedizione con annessa isola deserta artica – Idealmente Stefansson spedì cinque coloni (ovvero un europeo canadese, tre europei americani e un inupiaq, cioè Ada Blackjack) sull’Isola di Wrangler, in modo da rivendicarne il possesso per il Canada. Stefansson li selezionò personalmente, basandosi sulle loro credenziali accademiche e sulle loro passate esperienze. Era convintissimo che l’Artico fosse un ottimo posto dove abitare, a patto che si fosse disposti ad adattarsi un pochino.
Così, il 15 settembre 1921, la squadra fu lasciata sull’Isola di Wrangler, a nord della Siberia. Ada, a dire il vero, non era proprio convintissima della cosa. Le avevano fatto credere che ci sarebbero stati parecchi altri nativi dell’Alaska nella spedizione. Invece il team era composto solamente da cinque persone: lei, in qualità di cuoca e sarta, gli americani Lorne Knight, Milton Galle e Fred Maurer e Allan Crawford. Più il gatto, non dimentichiamoci del gatto. I membri della spedizione non erano degli sprovveduti. Per esempio, Maurer aveva vissuto otto mesi sull’isola nel 1914, dopo essere sopravvissuto al naufragio del Karluk.
Il primo anno il team non se la passò poi così male. Ma le cose erano destinate a cambiare. Le razioni ben presto finirono e la squadra non riuscì ad approvvigionarsi a sufficienza con gli animali cacciati sull’isola. Il 28 gennaio 1923, Crawford, Galle e Maurer decisero di provare ad attraversare il mare ghiacciato di Chukchi, per arrivare in Siberia e chiedere aiuto. Si trattava di attraversare ben 140 km di territori ghiacciati e inospitali. Lasciarono al campo Ada e Knight, in quanto quest’ultimo era malato di scorbuto. Ada si prese cura di lui fino al giorno della sua morte, avvenuta il 23 giugno 1923.

Ada rimase così sola, l’unica sua compagnia era Victoria, il gatto della spedizione. Riuscì a sopravvivere per otto mesi: imparò a cacciare le volpi, a costruire barche e a cucire parka con la pelle di renna. Il salvataggio arrivò solamente il 19 agosto 1923, grazie ad Harold Noice, un ex collega di Stefansson.
Fu soprannominata la “Robinson Crusoe al femminile”. Ed ebbe il suo lieto fine: con i soldi ottenuti, prese il figlio e lo portò a Seattle, in modo da curarlo per la tubercolosi. Poi si risposò ed ebbe un secondo figlio, Billy. Infine, decise di tornare nell’Artico dove visse serenamente fino all’età di 85 anni.
Immagino che vi state chiedendo che fine abbiano fatto gli altri tre membri della spedizione, quelli partiti per attraversare il mare ghiacciato. Beh, probabilmente i loro corpi sono ancora lì da qualche parte perché nessuno li vide mai più.




