Storia Che Passione
elisha kent kane medico

Elisha Kent Kane, storia di un medico ed esploratore artico

Lui è Elisha Kent Kane, medico, chirurgo, esploratore artico (e non solo) quando capitava e fidanzato della spiritista Maggie Fox. Una vita piena di avventure, fra cui una delle più note è quella che lo vide coinvolto nella ricerca della perduta spedizione di Sir John Franklin.

Elisha Kent Kane, da medico a esploratore

elisha kent kane medico
Crediti foto: @John Sartain, Public domain, via Wikimedia Commons

Elisha Kent Kane nacque il 3 febbraio 1820 a Filadelfia, figlio di John Kintzing Kane, giudice distrettuale e Jane Duval Leiper. Il nonno materno era Thomas Leiper, patriota della Guerra d’Indipendenza Americana e fondatore della Philadelphia City Troop. Il fratello, invece, era Thomas L. Kane, avvocato, diplomatico, abolizionista e generale durante la Guerra Civile. La sua era dunque una famiglia importante del posto.

Iniziò la sua carriera universitaria come ingegnere civile, con particolare interesse per la geologia. Tuttavia dovette interrompere gli studi a causa della febbre reumatica. La malattia progredì così tanto che la famiglia temette per la sua vita. Riuscì però a riprendersi, ma rendendosi conto che l’ingegneria civile era un lavoro ormai al di là delle sue forze, ecco che decise di riprovarci con lo studio della medicina.

Divenne così medico, pubblicando anche sul The American Journal of the Medical Sciences. Nel 1843 divenne assistente chirurgo nella Marina. In questo modo riuscì a viaggiare un po’ in tutto il mondo, raggiungendo Bombay, Ceylon, Macao, Madeira e Rio de Janeiro.

Durante la missione per il Trattato Commerciale Cinese, prestò servizio sulla USS Brandywine. Mentre il capitano Caleb Cushing conduceva i negoziati del Trattato di Wangxia con i cinesi, ecco che Kane, insieme all’equipaggio, si dilettava di esplorare l’isola di Luzon, nelle Filippine. Scese anche nel vulcano Taal per prelevare dei campioni d’acqua, ma qui non solo si intossicò a causa dei fumi esalati dal vulcano, ma fece anche infuriare la gente del posto che considerava il vulcano sacro.

elisha kent kane
Crediti foto: @Thomas Hicks, Public domain, via Wikimedia Commons

Poi prestò servizio nello Squadrone Africano, ma nel 1847 contrasse quella che all’epoca era nota come “febbre costiera”, forse la malaria e dovette tornare negli USA. Nel 1847, stanca di essere inoperoso, ottenne di poter portare un messaggio al generale Winfield Scott a Città del Messico. Scott aveva preso Città del Messico durante la guerra messicana-americana, ma aveva interrotto le comunicazioni con la Casa Bianca.

Viaggiò sotto copertura, fingendo di dover andare a Città del Messico per riferire sugli ospedali militari e sulle condizioni mediche. Mentre si avvicinava alla destinazione, il gruppo subì un attacco a Nopalucan. Durante la battaglia, il generale messicano Antonio Gaona e il figlio subirono gravi ferite. Kane li curò, salvando anche la vita del ragazzo. Poi si rifiutò di far uccidere i prigionieri messicani per rappresaglia, consegnandoli invece alle forze statunitensi a Città del Messico.

Quando poi tornò negli USA, ecco che gli fu tributato l’onore di una spada cerimoniale. Successivamente si dedicò al rilevamento idrografico della costa USA, salvo poi entrare a far parte come ufficiale medico senior della spedizione artica Grinnell. Era il 1850-1851 e sotto il comando di Edwin de Haven, la missione cercò, senza riuscirci fra l’altro, di ritrovare la spedizione perduta di Sir John Franklin.

Tuttavia sappiamo che Kane era presente insieme al comandante e a William Penny quando scoprirono un accampamento e tre tombe inerenti la spedizione Franklin sull’isola di Beechey. Sull’argomento tenne anche diversi convegni. Ebbe così tanto successo di pubblico che non solo iniziò a scrivere un libro sull’argomento, ma convinse anche Grinnell a finanziare una seconda spedizione. Obiettivo: continuare a esplorare l’Artico. E magari ritrovare Franklin, già che c’erano.

La seconda spedizione Grinnell fu guidata dallo stesso Kane nel 1853. A bordo della USS Advance, cartografò le coste di Smith Sound e del bacino di Kane, arrivando più a nord di qualsiasi altro esploratore fino ad allora. Riuscì anche a scoprire il canale Kennedy liberò dai ghiacci, fra l’isola di Ellesmere e la Groenlandia.

Non senza qualche problema. Soffriva infatti di scorbuto e più volte fu a un passo dalla morte. Nel 1855, poi, dovette abbandonare la nave bloccata dai ghiacci. Intraprese così una marcia di 83 giorni lungo la costa occidentale della Groenlandia, perdendo solamente un uomo lungo il tragitto. Infine una nave a vela li salvò. Kane tornò a New York, pubblicò il suo libro e, nonostante il fallimento della spedizione, tutti lo consideravano un eroe.

Elisha Kent Kane esploratore
Crediti foto: @Wellcome Collection gallery, Wikimedia Commons

E nel frattempo si fidanzò anche. Nel 1852, infatti, aveva incontrato le sorelle Fox, famose spiritiste. Convinto che fossero delle truffatrici (cosa che in effetti erano), alla fine si innamorò di Maggie (Margaretta), la sorella di mezzo. Riuscì a convincerla a smetterla con la carriera di spiritista, iscrivendola anche a scuola, fidanzandosi con lei e facendo testamento a nome suo.

Sostenne anche di essersi sposato in segreto con lei. Ma quando Kane morì, la famiglia, che non aveva mai accettato questo fidanzamento/matrimonio, impugnò il testamento e scacciò Maggie. La quale, disperata per la morte dell’amato, nonostante per superarne la dipartita si fosse anche convertita al cattolicesimo, ecco che alla fine, più in povertà che mai, tornò allo spiritismo.

Ma come era morto Kane? Dopo una tappa in Inghilterra per consegnare il suo rapporto di persona a Lady Jane Franklin, ecco che decise di salpare per l’Avana. Era molto malato e sperava di tornare qui in salute. Ma morì comunque il 16 febbraio 1857. Il governatore di Cuba fece portare il suo corpo a New Orleans e da qui il feretro arrivò a Filadelfia per i funerali. Si dice che il suo funerale fu il più grande della storia americana. Questo almeno fino a quello di Abraham Lincoln. Ma questa è un’altra storia.