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Da quando esiste il celibato obbligatorio per gli ecclesiastici?

Da quando esiste il celibato obbligatorio per gli ecclesiastici?

Il fatto che il clero cattolico sia da sempre vincolato al celibato è il risultato di una lunghissima evoluzione storica. E fin qui, ok. Molti pensano però che si tratti di un tratto distintivo del primo cristianesimo. Ma si tratta di una convinzione erronea. Nei primi secoli, infatti, non esisteva incompatibilità fra l’essere un uomo di chiesa e avere una moglie. Molti presbiteri e vescovi erano sposati, e lo stesso valeva per alcuni pontefici dell’età tardoantica.

Da quando esiste il celibato obbligatorio per gli ecclesiastici?

La norma ecclesiastica non richiedeva affatto l’astensione dal matrimonio, bensì una condotta morale improntata alla fedeltà e alla moderazione. Che poi la castità fosse considerata una specie di virtù elevata al di sopra delle altre, questo è un altro discorso. Detto ciò, è necessario sottolineare come non costituisse una condizione giuridica necessaria per l’ordinazione.

A livello temporale, il dibattito sul celibato emerge con maggiore chiarezza a partire dal IV secolo. Alcuni concili locali, come quelli di Elvira e Cartagine, iniziarono a raccomandare la continenza sessuale ai chierici già sposati, soprattutto in relazione all’esercizio dei sacramenti. Raccomandare non significa obbligare.

celibato concili IV secolo

In Oriente, questa impostazione si stabilizzò in una forma che ancora oggi sopravvive: i sacerdoti possono sposarsi prima dell’ordinazione, mentre i vescovi, spesso provenienti dal monachesimo, devono essere celibi. Il Patriarcato di Costantinopoli non vide mai nel matrimonio un ostacolo al sacerdozio in quanto tale.

In Occidente una svolta decisiva avvenne tra XI e XII secolo, nel contesto della cosiddetta Riforma gregoriana. S’intende quell’arco cronologico, coincidente col papato di Gregorio VII (durato dal 1073 al 1085), in cui si promosse un vasto movimento di rinnovamento per rafforzare la disciplina del clero e l’autonomia della Chiesa rispetto ai poteri laici.

celibato uomini di chiesa

In questo quadro, il celibato divenne uno strumento centrale. Da un lato vi erano motivazioni spirituali: l’idea che il sacerdote, configurato a Cristo, dovesse vivere in una condizione di totale dedizione a Dio, libero da legami familiari e dalle “distrazioni” della vita domestica. In una società profondamente religiosa, il celibato era percepito come segno visibile di santità e superiorità morale, e come modello esemplare per i fedeli.

Dall’altro lato, però, operarono ragioni materiali e politiche tutt’altro che secondarie. Il clero sposato poneva un problema cruciale. La trasmissione ereditaria dei beni ecclesiastici. In molte regioni d’Europa, parrocchie, canoniche e monasteri tendevano a trasformarsi in patrimoni familiari, trasmessi ai figli dei sacerdoti come fossero feudi laici. Il celibato obbligatorio eliminava alla radice questa possibilità. Senza eredi legittimi, i beni restavano alla Chiesa, rafforzandone il controllo patrimoniale e l’autorità istituzionale. Inoltre, un clero senza famiglia risultava più dipendente dal vescovo e dal papa, e quindi più facilmente governabile.

celibato Gregorio VII

Il punto di non ritorno fu segnato dai Concili Lateranensi: il Laterano I (1123) e soprattutto il Laterano II (1139). Quest’ultimo dichiarò invalidi i matrimoni dei chierici e sancì il celibato come disciplina obbligatoria per la Chiesa latina. Da quel momento, l’ordinazione presupponeva l’impegno alla continenza perpetua.

Ma se decine di migliaia di anni di storia conosciuta ci hanno insegnato una cosa, è che l’essere umano fa la legge per poi trovarne l’inganno. Anzitutto, i decreti lateranensi non piacquero proprio a chiunque, ecco. Le fonti medievali (quindi cronache, satire, atti sinodali) testimoniano una distanza spesso abissale tra quello che era scritto su carta e quello che poi accadeva nella quotidianità.

Tanti ecclesiastici continuarono a convivere con mogli o, peggio ancora, con concubine. La presenza di figli “non riconosciuti” era tutt’altro che rara, anche ai vertici della gerarchia. Da qui nasce il fenomeno del nepotismo, termine che deriva dal latino nepotes (“nipoti”), usato come eufemismo per indicare figli illegittimi favoriti nella distribuzione di cariche e benefici. Il caso di Alessandro VI Borgia e dei suoi figli Cesare e Lucrezia è solo il più celebre di una pratica molto più diffusa.

celibato papa Alessandro VI Borgia

È importante sottolineare che l’obbligo del celibato non fu mai universale nel cristianesimo. Le Chiese orientali, sia ortodosse sia cattoliche orientali in comunione con Roma, hanno sempre mantenuto la disciplina del clero sposato. Con la Riforma protestante, inoltre, il celibato obbligatorio venne apertamente rifiutato. Sì, perché luterani e anglicani considerarono il matrimonio dei ministri non solo lecito, ma addirittura auspicabile, in quanto coerente con le Scritture e con una visione meno ascetica della vita cristiana.