Fotografia dell’Archivio Apple alla Stanford University, Cupertino, California, USA, 1983. Sembra lo strano prototipo retrò di un iPhone, in realtà è il primo modello di telefono dotato di interfaccia tattile, dicasi touchscreen, della Apple. L’anno che leggete in didascalia non è scorretto, né sono caduto vittima di uno svarione anacronistico: è il 1983 quando il mondo conosce una tecnologia che solitamente associamo al nuovo millennio.

Per quanto venga spontaneo lodare il genio di Steve Jobs, il solo merito che l’inventore ebbe fu quello di affidarsi a Hartmut Esslinger, padre della tecnologia di cui vi parlo. Esslinger era un designer di carriera e venne scelto dalla Apple con lo scopo di dare vita ad un simbolo. Simbolo di cosa? Ovviamente del cambiamento.
Egli si mise all’opera e muovendo i fili della catena produttiva, partorì il primo esemplare di telefono fisso con interfaccia tattile. Una cosa mai vista prima, o quasi. Sì, perché la tecnologia touchscreen esisteva già, seppur rudimentale, e proveniva dall’Inghilterra degli anni ’60. Ma nell’anno del Signore 1983 ancora nessuno era riuscito a renderla universalmente riconosciuta, oltre che istintivamente usufruibile.

In quegli anni Apple stava affrontando, con alterni esiti bisogna dire, una sorta di processo evolutivo. Da una delle tante aziende operanti nella Silicon Valley, voleva divenire la regina del mercato IT. Per farlo Jobs e compagnia cantante dovettero servirsi di simboli, anche azzardati, ma capaci di suscitare emozioni quali stupore e desiderio. Il touchscreen di Esslinger colpiva nel segno.
Nell’atto pratico il modello che vedete in foto non era altro che la somma fra una classica cornetta telefonica e, nella parte bassa, un ampio schermo tattile controllabile grazie ad uno stilo.

Lungi da me entrare in un dibattito capace di animare (anche troppo secondo i gusti del sottoscritto) l’orgoglio fideistico di alcune nicchie lì fuori, è fuori da ogni discussione che la multinazionale statunitense in quel 1983 abbia fatto dello schermo sensibile al tocco – dispositivo che colleghiamo agli ultimi due decenni – un suo cavallo di battaglia. Ci videro giusto, loro come altri.




