Fotografia di anonimo, miniera di Kimberley, Sudafrica (formalmente Unione Sudafricana), 27 ottobre 1954. Un radiologo sottopone un minatore ad un controllo ai raggi X prima di lasciare la miniera, in modo tale da scongiurare l’eventuale furto di diamanti. La procedura, solo apparentemente “scientifica”, era in realtà un atto di controllo sociale e fisico, espressione di un sistema di potere che vedeva nei lavoratori – spesso africani sottopagati e sfruttati – una mera forza da sorvegliare.

Il dispositivo utilizzato era il fluoroscopio, uno strumento che, grazie ai raggi X, permetteva di osservare in tempo reale l’interno del corpo umano su uno schermo fluorescente. Il radiologo, posto di fronte al monitor, poteva così scorgere eventuali oggetti solidi (ad esempio un diamante ingoiato o nascosto sotto la pelle, previa incisione ovviamente) che brillavano più intensamente rispetto ai tessuti circostanti. Si trattava di una tecnica pionieristica, ma priva di qualsiasi misura di sicurezza. Infatti né i minatori né gli operatori erano protetti dai rischi dell’esposizione ai raggi X, i cui effetti cancerogeni non erano ancora del tutto compresi.

Si capisce istantaneamente il motivo di tale drastica misura drastica. I diamanti, pur circondati da un’aura di rarità e prestigio, non sono realmente rari in natura. La loro scarsità, e dunque il loro valore, è frutto di una costruzione artificiale, economica e simbolica. Il cartello De Beers (fondato nientemeno che da Cecil Rhodes), comprese presto che per mantenere il prezzo dei diamanti elevato era necessario limitare artificialmente l’offerta, accumulando le gemme estratte e vendendole solo in quantità controllate. Da qui nacque un regime rigidissimo di sorveglianza nelle miniere, dove anche un piccolo furto poteva rappresentare una minaccia all’equilibrio commerciale del monopolio.

Per impedire che i minatori portassero via le pietre, si arrivò a metodi estremi. Alcuni lavoratori tentavano di ingoiare i diamanti, altri li nascondevano in incisioni o ferite che si infliggevano di proposito sulle gambe o sotto la pelle. Le perquisizioni fisiche non erano sufficienti, Così la radiografia divenne una sorta di rito quotidiano di sottomissione. Il fluoroscopio, più che un semplice strumento medico, era un simbolo di dominio. L’occhio della macchina penetrava il corpo del lavoratore per assicurarsi che nulla sfuggisse al controllo dell’azienda.
La fotografia del 1954 fu scattata all’esterno della miniera di Kimberley. All’epoca il Sudafrica era ancora un dominion britannico (il nome ufficiale era Unione Sudafricana). Forse Kimberley è il più celebre giacimento di diamanti del mondo. Fu aperto nel 1871 dopo la scoperta casuale delle prime gemme.

Lì, decine di migliaia di uomini scavarono a mano un cratere di oltre 200 metri di profondità – il celeberrimo “Big Hole” – estraendo milioni di carati di diamanti in condizioni estreme. Col tempo, la De Beers trasformò quel sito in un impero economico globale. Impose non solo un controllo materiale delle pietre, ma anche quello culturale e simbolico delle stesse. Fu infatti la stessa compagnia, negli anni ‘Quaranta ’40 del Novecento, a inventare la moderna idea del diamante come simbolo d’amore eterno, con lo slogan pubblicitario “A diamond is forever”, “un diamante è per sempre“.




