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XVIII secolo: quando gli uomini erano ossessionati dal rosa

XVIII secolo: quando gli uomini erano ossessionati dal rosa

Come è cambiata la storia del costume? Perché questa ha contribuito a generare codici di linguaggio applicati all’identità di genere? Nel XVIII secolo erano proprio gli uomini a indossare il colore rosa in quanto esprimeva potere, benessere e ricchezza. Espressione del vigore maschile ma anche della posizione sociale che si ricopriva all’interno della comunità. Indossare abiti di foggia e colori sgargianti era una sorta di prerogativa nobiliare; questo fenomeno ha però direttamente a che vedere con la lavorazione dei tessuti e il loro costo.

XVIII secolo: quando gli uomini erano ossessionati dal rosa

Si pensi brevemente al Medioevo e all’immagine che la letteratura meno attenta e gli ambienti cinematografici hanno contribuito a diffondere. Un periodo grigio, segnato dalla disparità per ciò che riguarda la distribuzione delle risorse reso evidente anche attraverso i tessuti prodotti e comprati . A indossare abiti di colori intensi e brillanti erano proprio i nobili, eppure non erano i soli. Anche i contadini e il resto della plebe, come le immagini miniate sui breviari testimoniano, possedevano abiti colorati. La differenza sostanziale consisteva proprio nella natura della lavorazione del tessuto ma soprattutto della tintura utilizzata.

Tinteggiare un tessuto è un’operazione costosa, e procurarsi una buona sostanza colorante contribuisce a far alzare il prezzo dell’abito. Perciò a permettersi un tale acquisto non potevano che essere baroni, marchesi e sovrani. Le tinture a cui ricorrevano i contadini erano spesso di origine naturale, come derivati dei fiori o ciò che il contesto abitativo metteva a disposizione. Usare un agente colorante così blando pregiudicava la tenuta del colore stesso, perciò dopo poco, quegli abiti si ingrigivano.

rosa, gentiluomo in abiti  rosa

Le tecniche di lavorazione e tinteggiatura dei tessuti raggiunsero il loro picco intorno al XVI secolo. Zone come quella di Venezia si specializzarono nell’uso di tintura vegetale, animale e minerale. Una incrementata produzione letteraria e il proliferare delle botteghe tessili non comportarono una significativa modificazione circa l’accessibilità dei tessuti. Quelli di più alta qualità restarono acquisti proibitivi per la “lower class“. Nel XVIII secolo le tinture divennero incredibilmente costose. Per raggiungere gli straordinari risultati, che si possono ammirare ancora oggi attraverso i dipinti, le tinture venivano importate dal Sud America o dal Sud dell’Asia. Un costo quello dell’importazione di certo non indifferente.

Una delle tinture preferite dagli uomini durante il Settecento divenne quella in grado di conferire ai tessuti il colore rosa. Colore considerato un derivato del porpora, del rosso, ovvero i simboli sin dall’antichità del potere, della regalità e del sangue; e senza fatica si insinuò negli armadi delle famiglie più in vista. In particolare furono gli uomini a commissionarli e acquistarli. Ben presto indossarlo divenne come parlare una lingua senza alfabeto: divenne il simbolo della loro ricchezza, della vitalità, della virilità: l’immagine del giovane aristocratico perfetto.

rosa, ritratto di famiglia

Nel corso del XVIII e del XIX secolo il rosa divenne sempre meno indossato dagli uomini, in quanto gli abiti, in generale si fecero più sobri e dai coloro meno vibranti. Non fu immediata l’associazione del colore però all’immagine della femminilità: questo processo iniziò più tardi, nel XX secolo.