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Svelate le misteriose origini dell’isola sacra del tempio di Karnak

Un incredibile studio geoarcheologico pubblicato sulla rivista Antiquity e realizzato da un team di ricerca internazionale guidato dal dottor Angus Graham dell’Università di Uppsala, ha rivelato dettagli succosi in merito all’origine dell’isola sacra del tempo di Karnak, in Egitto. E come potete ben immaginare, la mitologia egizia mise uno zampino nella sua costruzione.

Le misteriosi origini del tempio di Karnak

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Lo studio in questione ha suggerito che l’élite tebana scelse appositamente e strategicamente questa location per costruire il colossale tempio. E non solo per ragioni pratiche, ma anche perché il sito incarnava il concetto cosmologico di un tumulo primordiale che emergeva da acque altrettanto primordiali.

I ricercatori hanno analizzato 61 campioni di sedimenti presi tramite carotaggio sia all’interno che all’esterno del sito del tempio di Karnak. In questo modo sono riusciti a creare una documentazione stratigrafica assai dettagliata di migliaia di anni.

In questo modo hanno potuto fornire dettagli importanti sull’evoluzione del tempio di Karnak, passato dall’essere una piccola isola al diventare una delle istituzioni e dei centri più importanti dell’antico Egitto.

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Crediti foto: @Dr. Ben Pennington/ Antiquity Publications Ltd

Le analisi hanno permesso di rivelare che, prima del 2520 a.C., il sito non era assolutamente adatto a un’occupazione permanente. E questo perché il Nilo lo inondava regolarmente. Questo vuol dire che la prima possibile occupazione di Karnak potrebbe risalire al periodo dell’Antico Regno (2591-2152 a.C.), datazione compatibile anche con alcuni frammenti di ceramica qui ritrovati e risalenti a un periodo compreso fra il 2305 e il 1980 a.C.

Tuttavia la scoperta più intrigante è quella relativa ai parallelismi trovati fra la collocazione geografica di Karnak e i miti relativi alla creazione dell’antico Egitto. A quanto pare gli Egizi costruirono il tempio su una terrazza fluviale rialzata, circondata a sua volta da canali fluviali. In questo modo riuscirono a ricreare una configurazione che assomigliava tantissimo al tumulo primordiale della cosmologia egizia.

In effetti, gli antichi testi egizi dell’Antico Regno spiegano come il dio creatore si manifestasse sotto forma di un’altura che emergeva da un lago. Fra l’altro, l’isola su cui costruirono Karnak è l’unica altura conosciuta circondata da acqua della zona di Tebe.

Quindi è possibile che l’élite tebana scelse appositamente quella posizione come nuova dimora di Ra-Amon, il dio creatore. Tale collegamento divenne poi più esplicito durante il Medio Regno (1980-1760 a.C.), quando i testi descrissero in maniera inequivocabile il “tumulo primordiale” che sorgeva dalle “Acque del Caos“.

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Crediti foto: @Dr. Ben Pennington/ Antiquity Publications Ltd

Anche il ciclo annuale delle inondazioni del Nilo avrebbe rinforzato tale simbolismo mitologico. Quando le acque del Nilo si ritiravano, dopo l’inondazione, ecco che il tumulo su cui costruirono Karnak sembrava “sollevarsi” e crescere dalle acque. Il che avrebbe creato una potente rappresentazione visiva di questo mito della creazione.

La ricerca ha poi svelato anche dettagli particolareggiati su come i mutevoli percorsi fluviali influenzarono lo sviluppo architettonico del tempio nel corso di tre millenni. Inizialmente pare che i canali fluviali scavassero i letti sia a est che a ovest del sito, creando un’isola di terreno sopraelevata che funse da fondamenta per la prima costruzione.

Anzi: sembra che un ipotetico canale orientale, meno studiato rispetto a quello occidentale, all’epoca forse decisamente più grande rispetto a quest’ultimo. Questo ramo orientale rimase attivo per tutto il Terzo Periodo Intermedio (1076-664 a.C.) ed era largo fra i 220 e i 500 metri.

Man mano poi che i canali si insabbiarono, nel corso dei secoli, ecco che gli abitanti della zona sfruttarono i nuovi terreni disponibili per realizzare nuove costruzioni. Anzi: gli occupanti della zona scaricarono appositamente la sabbia del deserto nei canali, riempiendoli per poter creare nuovo spazio edificabile. Questo avvenne soprattutto nella zona vicino alla Sala Ipostila.