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Rompere una bottiglia di champagne per il varo di una nave: perché lo facciamo?

Rompere una bottiglia di champagne per il varo di una nave: perché lo facciamo?

Perché lo facevano gli antichi. E l’articolo potrebbe finire qui, ma per vostra fortuna c’è molto di più da raccontare, perché la cerimonia del varo, con la bottiglia di champagne infranta sulla prua, è qualcosa di davvero curioso, ve lo prometto. Affronteremo il tema concentrandoci sui vari elementi che contraddistinguono il rituale, scavando nella loro origine (quando è comprovata da fonti, altrimenti si naviga a vista…) e riflettendo sulla loro evoluzione nel tempo.

Rompere una bottiglia di champagne per il varo di una nave: perché lo facciamo?

Il varo di una nave è un po’ come il battesimo dell’imbarcazione. Oggi il cerimoniale prevede il lancio di una bottiglia di champagne (o in rari casi, anche di vino) contro lo scafo. Lo si fa tanto per le navi militari quanto per quelle civili. Soprattutto negli ultimi due secoli ha preso piede la consuetudine di chiamare una madrina ad officiare il rito. Molto spesso la persona in questione è una figura nota, magari appartenente al mondo della politica o dello spettacolo. Se oggi è così, non significa che lo è sempre stato.

Sappiamo che l’origine del gesto è antichissima, radicata addirittura al tempo dei Greci e dei Romani. Anzitutto un’informazione di contesto: navigare in quei secoli era abbastanza pericoloso. Scordatevi radio, dispositivi di salvataggio e radar. La cantieristica navale, per quanto in alcuni casi eccezionale, non era minimamente paragonabile a quella moderna. Insomma, per le navi che affrontavano il mare non era sempre scontato tornare in un porto sane e salve. I naufragi erano all’ordine del giorno e non c’era divinità che potesse prevenirli… forse.

bottiglia di champagne cerimonia varo

A proposito, quando si terminavano i lavori e l’acqua del mare bagnava la carena, si ricorreva a diversi rituali per ingraziarsi il favore di quel dio o di quell’altra divinità, a seconda del contesto. Nella religione greco-romana si chiedeva protezione a Poseidone/Nettuno, giusto per fare un esempio noto. E mentre i sacerdoti avanzavano la richiesta, si bagnava l’imbarcazione col sangue di un animale sacrificato.

Poi venne il Cristianesimo, e con esso sparirono gli animali offerti in sacrificio. Attenzione però, perché la cerimonia sopravvisse adattandosi. Al posto del sangue sacrificale utilizzarono acqua benedetta o vino, che nella liturgia cristiana è il sangue di Cristo.

La connotazione religiosa si è persa con l’avvento dei Lumi. Nel XVIII secolo la consuetudine cerimoniale è divenuta laica, assumendo i tratti che oggi conosciamo. Tra Sette e Ottocento è stata introdotta la figura della madrina, anche se la codificazione del rito fu tutto fuorché istantanea. Ancora nell’era industriale si effettuava l’aspersione dello scafo con acqua dolce proveniente da fiumi celebri.

bottiglia di champagne varo nave Fantozzi

Quando si è dato per assodato il lancio della bottiglia di champagne, gli uomini di mare hanno iniziato ad associare la mancata rottura dell’oggetto con pessimi presagi. Potete essere o meno superstiziosi, credere alla coincidenze o pensare che tutto avvenga per un motivo. A voler essere freddi razionalisti, possiamo dire che le leggi della statistica e della probabilità prevalgano sempre e comunque. Quindi nella storia ci sono eccome casi in cui il varo di una nave non è andato come previsto e poi la suddetta si è adagiata sui fondali marini, in veste di relitto.

bottiglia di champagne Costa Concordia

Un caso tristemente celebre è quello della Costa Concordia, battezzata il 7 luglio 2006. Madrina per l’occasione fu la modella Eva Herzigová. Il lancio avvenne, ma la bottiglia di champagne non si fece in mille pezzi al primo tentativo, bensì al secondo. La storia della Concordia iniziò sotto una cattiva stella. Tutti sappiamo come è andata a finire, con il drammatico naufragio nei pressi dell’isola del Giglio, datato 13 gennaio 2012. La testimonianza in video è qui sotto.