Storia Che Passione
Quella volta in cui CIA e KGB provarono a rovesciare Sukarno con uno scandalo sessuale

Quella volta in cui CIA e KGB provarono a rovesciare Sukarno con uno scandalo sessuale

Correvano i tesissimi anni ’60 quando CIA e KGB, rispettivamente i servizi d’intelligence di Stati Uniti e Unione Sovietica, provarono a destabilizzare sensibilmente l’immagine, e dunque l’ascendente, di Sukarno, primo presidente di un’Indonesia unita e indipendente. Nulla di nuovo sotto al sole, dirà qualcuno; e infatti potrebbe sembrare così, se non fosse per le modalità con cui le “agenzie” provarono a fare il colpaccio. Senza girarci troppo attorno – perché tanto è nel titolo – furono due scandali sessuali, escogitati separatamente ma comunque connessi fra loro, a tentare la delegittimazione mondiale del leader indonesiano. Questa è la storia di quei due maldestri sforzi.

Quella volta in cui CIA e KGB provarono a rovesciare Sukarno con uno scandalo sessuale

Quando Sukarno divenne il volto e la guida dell’Indonesia indipendente, incarnò qualcosa di più di un capo di Stato. A partire dal 1945 fu letteralmente il padre fondatore della nazione, il leader carismatico capace di tenere insieme nazionalisti, islamisti e comunisti in un fragile equilibrio politico. Proprio questa posizione (oltre per un atteggiamento pienamente terzomondista) nel cuore della Guerra fredda, lo rese un obiettivo privilegiato delle due superpotenze: USA e URSS.

Washington e Mosca lo osservarono con attenzione crescente. L’Indonesia era troppo grande, troppo popolosa e troppo strategica per essere lasciata fuori dal confronto globale. E quando le pressioni diplomatiche e i tentativi di influenza politica non produssero i risultati sperati, si passò a strumenti meno ortodossi. Sukarno non faceva mistero della propria vita privata. Sostenitore dichiarato della poligamia, ebbe quattro mogli ufficiali e numerose relazioni.

Le agenzie di intelligence, però, interpretarono la sua fama di donnaiolo come una vulnerabilità classica. Così classica che persino l’Antico Testamento – scritto nel corso di molteplici secoli prima della nascita di Cristo – ne parla. Ricordate la storia di Dalila che seduce Sansone per farsi rivelare il segreto della sua forza? Ecco, appunto. Quello doveva essere il terreno ideale per un’operazione di ricatto sessuale.

Sukarno presidente Indonesia

Secondo quanto ricostruito da alcuni eccellenti lavori giornalistici (indipendenti, ma in area americana), e da altre fonti memorialistiche, già alla fine degli anni ’50 circolavano voci secondo cui i sovietici avrebbero cercato di compromettere Sukarno durante una visita a Mosca. Il KGB, sfruttando la sua notorietà, avrebbe organizzato un incontro con giovani donne presentate come assistenti di volo e filmato l’episodio con l’intenzione di utilizzarlo come leva politica. L’idea rientrava in una prassi consolidata dei servizi segreti, quella di creare materiale compromettente per condizionare un leader straniero.

Secondo il racconto riportato dal giornalista Tim Lister in un articolo della CNN, quando gli venne mostrato il filmato, reagì con entusiasmo, arrivando (almeno questo vuole la leggenda, alla quale voglio assolutamente credere) – a chiederne copie supplementari. Che l’episodio sia del tutto verificabile o in parte aneddotico, il punto resta lo stesso. Il ricatto fallì perché la premessa culturale era errata.

Sukarno in Unione Sovietica

Sukarno non fondava la propria legittimità su un’immagine di moralismo privato. Anzi, possiamo affermare quasi il contrario: il suo stile personale rientrava nella costruzione del leader virile e carismatico.

Anche a Washington si tentò di percorrere la via della delegittimazione sessuale. Dopo il fallimento del sostegno militare alle ribellioni regionali anti-governative (ma non secessioniste) del 1958, culminato nella cattura del pilota Allen Lawrence Pope, prova tangibile del coinvolgimento statunitense, la CIA cercò strumenti alternativi di pressione psicologica.

Secondo Blum e altre ricostruzioni, l’agenzia prese in considerazione la produzione di un film pornografico che mostrasse un sosia di Sukarno in atteggiamenti compromettenti con una presunta “agente sovietica”. Come ho scritto in apertura, i tentativi americani e sovietici furono in un certo senso autonomi, ma complementari. Non trovando materiale già esistente adatto allo scopo, si sarebbe arrivati a progettare la realizzazione di una maschera integrale del volto del presidente indonesiano da far indossare a un attore.

Un’altra versione, sostiene che il film, talvolta indicato con il titolo Happy Days, sarebbe stato effettivamente girato. Non esistono però prove documentarie sul fatto che gli americani diffusero il materiale. Le difficoltà logistiche dell’epoca (pensiamo alle pellicole su bobina o ai circuiti di distribuzione limitati) e l’incertezza sull’impatto reale dell’operazione ne avrebbero probabilmente sconsigliato l’utilizzo.

Sukarno in America

Ancora una volta, l’errore di fondo fu culturale e politico. Si presumeva che l’opinione pubblica indonesiana avrebbe reagito secondo parametri occidentali di moralità pubblica. Avviandoci a conclusione, il doppio fallimento, sovietico prima, statunitense dopo, rivela molto della Guerra fredda nel Sud globale.

Le superpotenze tendevano a interpretare le società postcoloniali attraverso schemi propri, sovrapponendo categorie occidentali a contesti politici e culturali profondamente diversi. L’idea che uno scandalo sessuale potesse destabilizzare Sukarno presupponeva una struttura di legittimazione morale che non corrispondeva alla realtà indonesiana.

La vera vulnerabilità di Sukarno non fu la vita privata, bensì l’instabilità strutturale del sistema politico che aveva costruito. Dopo il 1965, nel clima drammatico seguito al tentato colpo di Stato del 30 settembre, l’esercito guidato da Suharto prese progressivamente il potere. Nel 1967 Sukarno venne formalmente estromesso, aprendo la stagione del “Nuovo Ordine”, caratterizzata da una massiccia repressione anticomunista.