Storia Che Passione
Mattia Corvino, il Rinascimento in armi

Mattia Corvino, il Rinascimento in armi

24 gennaio 1458, Mattia Corvino diviene re d’Ungheria e Croazia. Ha soli 15 anni e di fronte a lui gli ostacoli si accavallano. Ci eravamo lasciati qui, avendo prima esplorato il suo trascorso giovanile e la situazione generale nell’Europa centrale al momento della sua venuta al mondo. Ed è dal giorno della sua incoronazione – senza corona tuttavia – che riprenderemo la narrazione.

Mattia Corvino, il Rinascimento in armi

Si era accennato al rapporto bipolare che strinse il Corvino a Giorgio di Poděbrady, divenuto re di Boemia. Ebbene, il giovane re d’Ungheria nel 1463 sposò Caterina, la figlia tredicenne del sovrano boemo che fino a pochi anni prima l’aveva tenuto prigioniero, liberandolo solo a fronte di un corposo riscatto. Le nozze fra Mattia e Caterina dovettero apparire risolutorie, la chiosa perfetta ad una striscia di vecchi dissapori. Purtroppo il matrimonio durò il tempo di una rivoluzione terrestre attorno al sole. Dopo un anno la regina consorte morì prematuramente a causa del parto; alla tragedia di Caterina s’aggiunse quella del figlio, nato senza vita.

Mattia accusò il colpo, risposandosi solamente anni dopo. Mentre tutto ciò accade, il re d’Ungheria deve occuparsi degli ottomani, i quali spingono pericolosamente sulla frontiera sud del reame. Già dal 1459 papa Pio II bandì una vera e propria crociata contro gli infedeli e finanziò Mattia per mettere in piedi un esercito e una flotta da guerra in funzione anti-ottomana.

Sapete chi torna utilissimo in questo esatto momento storico al nostro giovane sovrano? Il vecchio amico della famiglia Hunyadi: il voivoda di Valacchia, Vlad III. Ovviamente Mattia non se lo fa ripetere due volte e accetta con grandissimo entusiasmo la collaborazione del condottiero, al quale concede in sposa una parente, ovvero Ilona Szilágyi.

Mattia Corvino campagne militari

Le armate combinate d’Ungheria e Valacchia, oltre ad un’interminabile serie di compagnie mercenarie, respingono i turchi e salvano la Boemia dall’invasione. Alla fase difensiva, i paladini della cristianità sommano una certa aggressività strategica. Nel giro di pochi mesi la controffensiva fruttò la penetrazione in Bosnia, l’occupazione della fondamentale fortezza di Jajce e la restaurazione del banato. Quest’ultimo durerà per altri sessant’anni, prima di tornare alla Sublime Porta. Insomma, Mattia il Giusto e Vlad l’Impalatore dimostrano all’Europa cristiana che minacciare l’integrità del sultanato non è solo pensabile, ma anche possibile.

Ma è proprio quando le cose tutto sommato sembrano procedere per il verso giusto che l’alleanza con Vlad s’incrina pericolosamente. Il voivoda – dal resto dell’Europa considerato una sorta di campione della cristianità – è sì rinomato per il suo gusto sanguinario, ma non sembra avere alcuna misura. Delle sue tetre azioni e della prospettiva storiografica maturata successivamente si è discusso, dunque non mi dilungherò oltre, ma di come questa tendenza sadica abbia compromesso il rapporto col re d’Ungheria, fino ad allora suo principale alleato, beh, questo va sottolineato.

Non sono le donne ammazzate per adulterio, non gli ambasciatori turchi col turbante inchiodato sulla testa perché rifiutatisi di toglierselo in segno di rispetto, neppure l’eccidio dei 10.000 di Sibiu a mettere in imbarazzo Mattia Corvino, bensì il trattamento spietato che Vlad Țepeș riserva ai mercanti sassoni che tappezzano la Transilvania. Non perché il sovrano ungherese abbia a cuore il loro destino o i loro affari; la questione centrale riguarda il delicatissimo rapporto con l’imperatore Federico III, un Asburgo, un austriaco, allora significava “un tedesco”.

Mattia Corvino Castello Corvino Transilvania

Mattia è costretto a delegittimare Vlad. Lo incarcera nel Castello dei Corvino (perla architettonica transilvana, n.d.r.) e mette in moto una macchina propagandistica avversa all’impalatore. Curiosità: se la leggenda nera di Dracula inizia a diffondersi, è a causa del Corvino, il quale fa circolare nella corte imperiale di Vienna il libro intitolato “Storia del folle chiamato Dracula di Valacchia”, nel quale vengono raccontate le peggiori nefandezze commesse (e non) da Vlad. Fu un best-seller del tardo Medioevo, con 13 ristampe in meno di 80 anni. Per colpa di questo libro diffamatorio l’impalatore divenne il demone, il demone divenne il vampiro.

Comunque sia, per ragioni diplomatiche (all’Europa spaventata dai turchi poco importavano le cattiverie del principe valacco) e strategiche (a sud le armate del sultano Mehmet II continuavano a premere), Mattia Corvino liberò Vlad nel 1474, con l’intercessione del governatore della Moldavia Ștefan III cel Mare. Chiuso il capitolo strettamente militare, introduciamo quello politico e religioso.

Se la memoria v’assiste, ricorderete come Giorgio di Boemia fosse riuscito a farsi confermare i Compactata dalla Chiesa di Roma, essenzialmente dei privilegi sull’amministrazione della liturgia in Boemia, dove andava forte l’hussitismo. Papa Pio II dal 1462 ruppe gli accordi, e iniziò a considerare i boemi degli eretici. Dalla Santa Sede giunse perentorio l’ordine alla corte di Praga: o il re si presenta a Roma entro 180 giorni come spergiuro ed eretico recidivo, o si procede con la scomunica.

Mattia Corvino riceve missi papali

Giorgio non si prese mai la briga di scendere in Italia, venendo così scomunicato e scatenando la rivolta dei nobili cattolici rimasti nel Regno di Boemia. Questi si federarono sotto un’unica lega, capeggiata indovinate da chi? Esatto, re Mattia d’Ungheria. Iniziò la decennale guerra di Boemia (1468-1478). Il conflitto è da considerarsi importante per tre motivi principali:

  • Mattia Corvino seppellì momentaneamente l’ascia di guerra con i turchi, trovando un accordo di non belligeranza, così da concentrarsi esclusivamente sul fronte nord.
  • Il re d’Ungheria perfezionò un’eccezionale macchina militare in parte già rodata; un esercito prevalentemente mercenario composto da 30.000 uomini ben equipaggiati e ben addestrati, passato alla storia come “Armata Nera“. L’Armata sopravvisse fino al 1514.
  • Durante gli anni di guerra, la Boemia cambiò sovrano. Morto Giorgio di Poděbrady, ne prese il posto uno Jagellone, ovvero Ladislao II. Il nuovo sovrano boemo condensò le forze di Boemia, Austria, Polonia e Valacchia.

Lo strapotere ungherese alla fine si fece sentire. Con la Moravia e la Slesia occupate – benché Praga rimase saldamente in mani hussite – Mattia e Ladislao firmarono la pace di Olomouc (1478). Finalmente, dopo decenni di tentativi, la corona di Boemia si poggiò sul capo di Mattia Corvino.

Mattia Corvino codex corviniano

Avvicinandoci a conclusione, negli stessi anni in cui la guerra in Boemia volge al termine, Mattia sposa Beatrice d’Aragona, figlia di Ferdinando I di Napoli. L’arrivo di Beatrice alla corte di Buda è una come una ventata d’aria fresca. È lei che rafforza il già vivo amore del re per l’umanesimo, ed è lei che introduce la raffinatezza rinascimentale italiana in Ungheria. Fin da subito promuove nella capitale del regno la realizzazione della prima tipografia, così come si impegna anima e cuore per la costituzione, nel castello reale di Visegrád, della magnifica Biblioteca Corviniana. Al tempo dell’inaugurazione, per numero di volumi era seconda solamente alla collezione vaticana.

Nel seguito di Beatrice d’Aragona c’è il marchigiano Antonio Bonfini, archiatra di papa Clemente VII e dotto insegnante alle università di Bologna e Perugia. Se oggi al nome Mattia accostiamo l’appellativo “Corvino” è grazie ad Antonio Bonfini, il quale, forse per ingraziarsi il sovrano, ricollegò la sua genealogia alla gens romana dei Corvia. Su quale base? Semplice, la presenza del corvo sullo stemma della Casa Hunyadi.

Mattia Corvino statua Budapest

Galvanizzato dalla discendenza romana, il re-filosofo Mattia Corvino mirò alla corona imperiale. Dal 1477 al 1485 lanciò ben quattro campagne militari contro il Sacro Romano Impero, ottenendo anche qualche discreto successo, come ad esempio il controllo di una porzione dell’Arciducato d’Austria. Nulla gli valse però la corona più ambita d’Europa. I principi elettori, spaventati dal troppo potere concentrato nelle mani del Corvino, gli preferirono Massimiliano d’Asburgo.

Con Beatrice non generò alcun figlio, ma con l’amante Barbara, nobile croata, sì. L’unico successore, seppur illegittimo, fu Giovanni Corvino. Malato di gotta, incapace di camminare, disilluso e paranoico, Mattia Corvino morì a Vienna il 6 aprile 1490, la domenica della palme. Forse un ictus, forse l’avvelenamento, pose fine alla vita di un uomo che incarnò alla perfezione il senso del Rinascimento in armi.