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Macabra scoperta a Grenoble: trovata una forca con decine di scheletri

Spostiamoci in Francia perché qui, più precisamente a Grenoble, gli archeologi hanno scoperto i resti di una forca del XVI secolo, con annesse decine di scheletri. Su questa forca erano esposti i corpi dei condannati a morte dopo l’impiccagione. E i corpi di questi uomini e donne erano poi sepolti in fosse comuni vicine alla forca stessa.

La forca di Grenoble

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Crediti foto: @Anne-Gaëlle Corbara/INRAP

A scoprire la forca sono stati gli archeologi dell’Istituto nazionale francese per la ricerca archeologica preventiva (INRAP). Qui i ricercatori hanno trovato una struttura quadrata in mattoni e ben dieci fosse funerarie risalenti al XVI secolo.

Inizialmente gli archeologi erano perplessi: era forse un cimitero militare? Le sepolture facevano parte di un lebbrosario? Poteva essere un cimitero annesso a una cappella cattolica? No, niente di tutto questo. Esaminando i documenti storici di costruzione i ricercatori hanno capito che quella che avevano trovato era una forca con struttura in legno.

Il che li ha portati a concludere che quella era l’area destinata alle esecuzioni pubbliche di Grenoble. In base ai ritrovamenti archeologici e ai registri di costruzione dal 1544 al 1547, la forca misurava circa 8 metri per lato. Inoltre era corredata di otto pilastri di pietra alti circa 5 metri. Le travi trasversali che sporgevano dai pilastri formavano la forca, una struttura che aveva il duplice scopo di giustiziare ed esporre i condannati.

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Crediti foto: @Nordine Saadi/INRAP

Tale forca avrebbe permesso alle autorità giudiziarie di Grenoble di impiccare ed esporre sino a otto persone contemporaneamente. Vicino alla forca, poi, gli archeologi hanno trovato anche diverse fosse comuni di sepoltura. Al loro interno erano presenti i resti di 32 persone, la maggior parte dei quali erano uomini.

Spulciando gli archivi storici, poi, gli archeologi sono riusciti a dare un nome a due degli uomini giustiziati sulla forca. Il primo era Benoit Croyet, un protestante accusato di aver partecipato a un attacco a Grenoble nel 1573.

Il secondo, invece, era Charles Du Puy Montbrun, capo degli Ugonotti del Delfinato, morto nel 1575. Tutti e due subirono la condanna a morte in quanto si erano ribellati all’autorità reale.

Secondo quanto riferito dall’INRAP, seppellire un condannato in questo modo voleva dire prolungare fino alla morte la pena pronunciata in vita. Ai condannati, infatti, era deliberatamente negata la sepoltura. Inoltre pare che alcune persone ritrovate nelle fosse fossero state sottoposte a “trattamenti vergognosi” dopo la morte. Ovvero furono smembrati e decapitati.