Le foto che vedete non derivano da un qualche film horror (anche se non stonerebbero affatto). No, arrivano dritte dritte dall’Isola delle bambole. Trovate Isla de las munecas a sud di Città del Messico, piena zeppa di bambole inquietanti. E la storia che c’è dietro a quella che, a quanto pare, è una popolare attrazione turistica, è a dir poco disturbante.
La terrificante storia dell’Isola delle Bambole

Come spesso accade in queste vicende, storia e leggenda si mescolano. La narrazione comune vuole che, negli anni Cinquanta, un eremita di nome Don Julian Santana Barrera decise di trasferirsi sull’isola, una chinampa nella Laguna de Tequila situata nei canali di Xochimilco. Tale isola era stata usata nel 1943 come location per il film Maria Candelaria di Emilio Fernandez.
Solo che la suddetta isola si portava già appresso una leggenda maledetta. Si diceva, infatti, che qui anni prima una bambina morì annegata dopo essere rimasta intrappolata fra le ninfee del canale.
Dopo aver traslocato sull’isola, Don Julian pensò di aver sentito una bambina urlare “Voglio la mia bambola”. Recandosi sul luogo della morte della bimba, Don Julian scoprì la presenza di una bambola. Così, nel tentativo di placare lo spirito inquieto della bambina, appese quella bambola a un albero.

Tentativo non riuscito perché Don Julian sostenne che, ogni volta che usciva fuori di casa, nuove bambole comparivano appese agli alberi. Fra l’altro alcune erano smembrate e decapitate. Don Julian divenne ben presto ossessionato dalle bambole, tanto che trasformò l’isola in un santuario inquietante.
Passava il suo tempo a setacciare canali e discariche per cercare nuove bambole da aggiungere a quelle presenti sull’isola. In alcuni casi, barattò il suo cibo con le bambole. Col passare del tempo, le intemperie danneggiarono ulteriormente le già malconce bambole, rendendole ancora più terrificanti.
Pare che Don Julian trascorse 50 anni dedicandosi a questa ossessione, fino a quando non morì nel 2001. E come morì? Proprio vicino al luogo dove era annegata la bambina. Ovviamente gli amanti delle storie sovrannaturali si affrettarono a dichiarare che o Don Julian aveva deciso di annegarsi lui stesso, seguendo le orme della bimba o che era stato proprio il fantasma di quest’ultima a spingerlo a suicidarsi.
La leggenda vuole che nel 2001, un nipote di Barrera arrivò sull’isola per aiutare lo zio. Mentre pescavano nel canale, il nipote udì il nonno (che all’epoca aveva 80 anni) cantare alle sirene che, secondo lui, lo stavano chiamando dai fondali. Il nipote ad un certo punto si allontanò e quando tornò trovò lo zio senza vita, a faccia in giù nel canale.

Gli abitanti del luogo, poi, hanno continuato sul filone del paranormale, sostenendo che le bambole di notte si animino, fischiando, sussurrando e ruotando la testa. Certo, questo potrebbe anche essere dovuto al fatto che, a seguito della morte dell’eremita, la sua famiglia ha trasformato l’isola in un’attrazione turistica, aprendola al pubblico.
Oltre alle bambole, i turisti trovano qui tre capanne e un piccolo museo. E nella stanza dove dormiva Barrea, sono esposte la prima bambola collezionata da Barrera e Agutina, la sua bambola preferita. Comunque sia, è innegabile che questa sia considerata come la più grande collezione di bambole infestate dal mondo. E a dirlo è il Guinness dei Primati.




