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deventer calderone

La bollente storia del calderone di Deventer

No, non bollente nel senso di storia d’amore hot, ma bollente nel senso di olio bollente. Perché la storia del calderone di Deventer coinvolge il suddetto calderone, dell’olio bollente e un falsario che, proprio nella combo formata da calderone e olio bollente, trovò la sua macabra fine.

Il falsario che bollì vivo nel calderone di Deventer

deventer calderone
Crediti foto: @Rode raaf, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Per secoli, chiunque fosse passato davanti al Waag di Deventer (la pesa), avrebbe visto un calderone appeso proprio sul muro. Un oggetto comune, non fosse che quel calderone, noto come il calderone del falsario, nascondeva una storia alquanto macabra e raccapricciante. Se ci passate adesso, invece, sul muro dello storico edificio sul Brink vedete sempre un calderone, ma si tratta di una replica. Questo perché il pentole originario adesso è conservato presso il Museo De Waag.

Se avete lo stomaco forte, proseguite nella lettura. Altrimenti dedicati ad argomenti più piacevoli, come i peggiori suoceri della storia. O anche il caso dell’avvelenamento di massa da caramelle alla menta piperita. Sempre meglio che essere bolliti vivi nell’olio, no?

Questa storia è ambientata nel 1434. All’epoca i maestri della zecca ricoprivano un ruolo di grande responsabilità. Era loro cura controllare la produzione e la qualità delle monete. Il che voleva dire che avevano un ruolo centrale nel sistema commerciale. Solo che qualcuno non gestì correttamente cotanta responsabilità. Il maestro di zecca di Batenburg, una piccola cittadina al confine fra Gheldria e Brabante, fu beccato in possesso di monete false mentre si trovava a Deventer.

La città di Deventer prese la cosa molto sul serio. Forse un tantino troppo sul serio. Gli onesti abitanti di Deventer, infatti, ritennero che questo tentativo di contraffazione non solo minasse alla base il commercio, ma danneggiasse anche la reputazione della città stessa. Il che vuol dire che decisero di punire severamente e in maniera esemplare tale crimine.

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Crediti foto: @Martie Ressing, Public domain, via Wikimedia Commons

Un resoconto cittadino del 1434 racconta che il consiglio comune diede incarico a un calderaio locale di costruire appositamente un nuovo calderone di rame in modo da procedere con l’esecuzione del falsario. Questo perché la pena comminata al falsario disonesto sarebbe stata quella della bollitura nell’olio caldo.

O meglio: stabilirono che dovesse essere “immerso” nel calderone pieno di olio bollente. Il che era l’equivalente di dire che doveva essere bollito vivo. Non è ben chiaro come tutto ciò avvenne, ma quello che è certo è che il disonesto maestro di zecca non sopravvisse a tutto ciò. Fra l’altro non lo seppellirono neanche, ma si limitarono a deporlo in una botte sottoterra.

Per parecchio temo il temibile calderone del falsario rimase appeso sulla facciata della pesa, in modo da rammentare ai passanti quale fosse la severa punizione prevista per la falsificazione di monete. Tuttavia non si sa con quale frequenza il calderone fosse usato. Questo perché, dopo il 1598, eventuali trasgressori erano impiccati, non più bolliti nell’olio. Perché? Non lo sappiamo, forse l’olio costava troppo.

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Crediti foto: @Donarfreya, Wikimedia Commons

La leggenda vuole che, fra il 1795 e il 1814, alcuni soldati francesi, durante l’occupazione, spararono contro il calderone. Il che spiegherebbe il perché dei buchi che lo fanno sembrare uno scolapasta. Ciò rese il calderone inservibile per il suo scopo originario, ma comunque continuò a rimanere appeso al muro.

Questo almeno fino al 2015, quando, a causa dei danni causati dalle intemperie, spostarono il calderone originario dal muro, conservandolo nel museo cittadino. Ma dal 2024 una replica del calderone troneggia di nuovo sul muro del Waag. Che sia un messaggio subliminale per qualche furbetto?