Questa è una storia di riciclo estremo. In pratica Kalkar è passata dall’essere una centrale nucleare al diventare un parco divertimenti. Che è un attimo che un reattore si trasformi in un parco giochi. Eppure è quanto accaduto alla centrale nucleare di Kalkar, vicino a Emmerich, Germania.
Kalkar, la centrale nucleare diventata un parco divertimenti

Questa storia inizia nel 1968, quando Paesi Bassi e Belgio parteciparono (insieme alla Germania) a un progetto volto a costruire una colossale centrale nucleare. Ben novecento aziende dei tre paesi lavorarono a questo prototipo di impianto “a duplice uso”, arrivando ad avere un massimo di 1.500 operai nel cantiere.
Han Groot Obbink, direttore generale del parco, ha spiegato che la centrale nucleare era il cantiere più grande del mondo. Gli edifici, alti 65 metri, sono ancora parzialmente vuoti. E ancora adesso, dopo la sua trasformazione, stanno sfruttando solamente un terzo della sua capacità.
Fra l’altro la struttura vanta muri di cemento armato spessi due metri e cantine profonde fino a 27 metri. La struttura è così massiccia che se anche un terremoto o un aereo dovesse colpirla, non succederebbe nulla.
Ma torniamo alla sua fondazione. In origine la centrale avrebbe dovuto generare elettricità sfruttando il plutonio (materiale di scarto di altre centrali nucleari). Come una sorta di macchina a moto perpetuo, però, avrebbe anche generato ulteriore plutonio usando barre ricavate da residui di uranio-238.
I costruttori erano convintissimi di aver scoperto una fonte di energia praticamente inesauribile e molto efficiente. Tuttavia non tutti erano concordi con questa visione idealistica dell’energia nucleare.
C’era chi si opponeva al progetto, sottolineando i potenziali danni all’ambiente e ricordando quanto successo a Hiroshima e Nagasaki. Simbolo della “Resistenza di Kalkar” fu l’agricoltore locale Jozef Maas di Honnepel. Durante i primi anni Settanta, in diverse città olandesi, nacquero anche i “Groups Stop Kalkar Power“.
Nel 1974 organizzarono una manifestazione sul posto, coinvolgendo 10mila dimostranti. Nel 1977, poi, 60mila manifestanti e 15mila agenti di polizia si affrontarono. Anche alcuni dipendenti dello stabilimento cambiarono schieramento. Fra di essi, un dirigente, dopo essere stato licenziato alla fine degli anni Settanta, scrisse un libro negativo sullo stabilimento.
Durante quel periodo turbolento, si verificarono alcuni incidenti in altre centrali nucleari, fra cui quello di Windscale in Inghilterra nel 1957, a Detroit nel 1966 e ad Harrisburg nel 1979. Per tacere poi di Chernobyl nel 1986 e, più recentemente, quello di Fukushima.

Comunque sia, anche Kalkar subì degli intoppi. I primi progetti risalivano al 1960, ma terminarono il reattore nel 1986. Peccato solo che mancavano i permessi operativi. Un incendio scoppiò sul tetto a causa di un guasto al sistema di raffreddamento, ma ci furono anche problemi di errata pianificazione e di cattiva gestione dell’impianto.
Fra l’altro il reattore, col passare degli anni, dovette adeguarsi alle nuove tecnologie, subendo modifiche sempre più estreme. Un contenitore del reattore arrugginì dopo essere stato trasportato via mare e dovette essere sostituito. I requisiti di sicurezza divennero sempre più severi, tanto che dovettero costruire un muro e un fossato attorno al sito per proteggersi dai manifestanti.
Anche i prezzi dei terreni circostanti aumentarono e ci furono anni di ritardi nella costruzione a causa dei numerosi permessi richiesti (si parla di qualcosa come 10mila fascicoli).
Questo fece schizzare alle stelle le stime iniziali dei costi (in origine si parlava di 300 milioni di euro, ma la spesa finale si rivelò essere 26 volte superiore). Anche la prevista carenza di uranio non si concretizzò, mentre si sviluppò un surplus di plutonio. E pure la Germania consumo meno elettricità di quanto previsto.
Alla luce di tutti questi fatti, la centrale nucleare fu chiusa del tutto nel 1991. Ma perché lasciare andare in rovina cotanta struttura? Ed ecco che a qualcuno è venuto in mentre di trasformare questo reattore inutilizzato in un parco divertimenti. Homer Simpson avrebbe approvato tutto questo.
La torre di raffreddamento ora è dipinta con un paesaggio montano. In realtà la maggior parte degli edifici è ridipinta e sono stati aggiunti giardini d’inverno e sale espositive. Grazie anche alla sua posizione isolata, ad oggi ci sono 450 camere d’albergo disponibili, suddivise in cinque hotel.
A rendere possibile tutto ciò fu Henry Bruter van der Most, un commerciante di rottami e imprenditore già noto per diversi parchi a tema olandesi. Fu lui ad acquistare la costruzione per 4,3 milioni di marchi e a trasformarla nel parco divertimenti “Wunderland Kalkar”.

Anche se a dire il vero non è un semplice parco divertimenti. C’è anche un parco divertimenti con giostre per bambini (con una giostra anche all’interno della torre di raffreddamento), 36 sale riunioni, 4 ristoranti e, nel seminterrato, anche una strada lunga 200 metri piena di pub e con sette caffè a tema.
Qui ad oggi si tengono anche fiere e congressi, con possibilità di pacchetti all-inclusive comprensivi di vitto e alloggio. Ma è il parco giochi quello che colpisce l’occhio. Fra gli imponenti edifici, infatti, spuntano fuori montagne russe e una giostra.
Su una facciata in cemento nudo adesso spiccano minuscole case di Efteling colorate che circondano una Piazza Bavarese. Nelle vicinanze, un pozzo turbina alto diversi metri ospita un piccolo museo con tanto di modellini, trasformatori e tute anticontaminazione.
La facciata esterna della torre di raffreddamento è diventata una parete da arrampicata, mentre alla base della torre si trova una mini città nella giungla con strutture di corta. Al di sopra, invece, c’è un ripiano con un’altalena al centro che si erge sopra la parete della torre. E quando il direttore qui parla ad alta voce, la sua voce riecheggia otto volte sulle pareti di cemento nudo.




