Al mondo esistono dei luoghi di culto impensabili, nel senso che se non fosse per il fatto stesso che esistono, allora nessuno avrebbe l’audacia, perché di coraggio si tratta, di immaginarli. Poi però ci ricordiamo di cosa è capace la nostra specie (nel bene, in questo caso, perché nel male si fa in fretta a dimenticarlo…), ovvero di cosa è in grado di fare per contemplare la vita, la spiritualità e la pace interiore. Il Santuario della Madonna della Corona, situato a Ferrara di Monte Baldo (Verona), è esemplare in tal senso.

Date un’occhiata al titolo, e poi volgete lo sguardo all’immagine di copertina: cosa vi trasmette? Se la risposta è precarietà, allora vi dico che non siete i soli. Il santuario è letteralmente incastonato nella roccia, a ridosso di uno strapiombo a quota 775 metri s.l.m. che si affaccia sulla Val d’Adige. Chi ha avuto la brillante idea di realizzarlo proprio in questo angolo di Italia? Soprattutto: qual è la storia che possiamo raccontare in merito, senza tuttavia schivare le fascinazioni della leggenda?
Secondo la tradizione locale, l’origine del santuario sarebbe legata a un evento prodigioso. Una statua raffigurante la Pietà – oggi cuore del culto – sarebbe apparsa miracolosamente nell’anfratto roccioso, proveniente dall’isola di Rodi. La leggenda colloca il trasferimento nel 1522, anno in cui l’isola fu conquistata dall’esercito ottomano guidato dal sultano Solimano il Magnifico. Per sottrarre la sacra immagine alla profanazione e ai saccheggi, un intervento angelico l’avrebbe trasportata fino al Monte Baldo. Il racconto si arricchisce di elementi visionari. Dunque si parla di una luce intensa nella roccia, un coro celestiale, uomini del luogo che, calandosi con corde lungo la parete, scoprono la statua e decidono di erigere una cappella nel punto esatto del ritrovamento.
La diffusione del racconto accrebbe rapidamente la fama del sito, trasformandolo in meta di pellegrinaggio. Tuttavia, la posizione impervia rendeva difficoltoso l’accesso. Si provvide così alla realizzazione di un sentiero attrezzato, con il celebre “Ponte del Tiglio” e gradini scavati nella roccia, opere che testimoniano lo sforzo collettivo volto a rendere praticabile un luogo naturalmente ostile ma spiritualmente attrattivo.

Al di là della narrazione miracolosa, l’analisi storica e artistica conduce a conclusioni più plausibili. Il Santuario della Madonna della Corona affonda le proprie radici in un contesto molto più antico rispetto alla fioritura devozionale dell’età moderna. Il luogo, già tra XI e XII secolo, era frequentato da eremiti legati all’abbazia di San Zeno di Verona, inserendosi in quella rete di romitori alpini e prealpini che caratterizzava la spiritualità medievale. L’isolamento, la verticalità della roccia e la difficoltà d’accesso rispondevano perfettamente all’ideale ascetico della solitudine e della penitenza.
Intorno al 1200 è documentata l’esistenza di una cappella dedicata a Santa Maria “de monte Bloto” (Monte Baldo), raggiungibile attraverso uno stretto percorso scavato nella roccia. Questo dato attesta che il culto mariano era già stabilmente radicato nel sito ben prima dell’elaborazione della leggenda quattro-cinquecentesca legata alla Pietà e alla sua presunta provenienza da Rodi.
Nel 1437 il complesso passò all’Ordine dei Cavalieri di Malta, che lo amministrarono fino al 1806. È proprio la presenza dell’Ordine a fornire un possibile retroterra storico alla tradizione che collega la statua all’isola mediterranea. Tra il 1480 e il 1522 venne edificata una vera e propria chiesetta di circa 126 metri quadrati, segno di una crescente affluenza di fedeli. Nel corso del XVI secolo si realizzarono le infrastrutture necessarie a rendere più sicuro l’accesso a un luogo naturalmente impervio.

La trasformazione decisiva avvenne nel XVII secolo. Nel 1625 il complesso divenne a tutti gli effetti un “santuario” e i Cavalieri di Malta promossero la riedificazione della chiesa, completata nel 1680. Dopo il 1806, con la fine dell’amministrazione dell’Ordine di Malta, il complesso passò alla diocesi di Verona, entrando stabilmente nella struttura ecclesiastica territoriale. I secoli XIX e XX trascorsero all’insegna dell’ammodernamento strutturale e della manutenzione.
Un momento significativo della sua storia recente fu la visita di Giovanni Paolo II il 17 aprile 1988. Già nel luglio 1982 lo stesso pontefice aveva elevato il santuario alla dignità di basilica minore, riconoscendone ufficialmente l’importanza spirituale e pastorale. Il completamento dei lavori di ristrutturazione fu anche pensato in vista di quell’evento, che consolidò ulteriormente la centralità del sito nel panorama mariano italiano.
La vicenda del santuario appare così scandita da tre grandi fasi: l’origine eremitica medievale, la strutturazione devozionale tra XV e XVII secolo sotto l’Ordine di Malta, e l’ampliamento moderno culminato nel riconoscimento pontificio del XX secolo. In ciascuna di esse il luogo mantiene una costante: l’intreccio profondo tra ambiente naturale, architettura e spiritualità, che fa della Madonna della Corona non soltanto un edificio sacro, ma un’esperienza religiosa inscritta nella roccia stessa del Monte Baldo.




