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Il 58 a.C. di Cipro: tra il declino dei Tolomei e l'ambizione di Roma

Il 58 a.C. di Cipro: tra il declino dei Tolomei e l’ambizione di Roma

Dalla morte di Alessandro Magno in poi, Cipro occupò una posizione strategica cruciale nel Mediterraneo orientale. Questo è un dato di fatto pressoché indiscutibile. I primi a rendersene conto furono i Tolomei d’Egitto, i quali puntarono il dito sulla grande isola rendendola in poco tempo uno dei cardini del loro potere sul Levante. Già Tolomeo I Sotere ne comprese il valore, prima di tutto strategico, poi economico – data la presenza di risorse quali rame e legname, ad esempio – e, dopo decenni di conflitti tra i Diadochi, riuscì ad assicurarsene il controllo stabile nel 295 a.C.

Il 58 a.C. di Cipro: tra il declino dei Tolomei e l'ambizione di Roma

Da quel momento l’isola rimase saldamente legata all’Egitto. Governata da Alessandria come possedimento autosufficiente e come testa di ponte militare per il dominio tolemaico sul mare. Proprio questa lunga continuità rende tanto più significativa la sua perdita nel I secolo a.C., quando l’equilibrio di potere nel Mediterraneo si era ormai spostato in modo irreversibile a favore di Roma.

Un errore che spesso si commette quando ci si concentra sul tema della conquista romana di Cipro è quello di interpretarla come il risultato di un semplice volontà bellicista. Come se il Senato di Roma, in accordo con le più alte cariche della Res Publica, avesse ordinato l’annessione e il giorno successivo, come per magia, Cipro fosse caduta senza troppi complimenti. La storia è ben diversa da così e cercherò di spiegarvi perché partendo da un assunto abbastanza diretto: nel 58 a.C. Cipro divenne romana a seguito in un lungo e tortuoso percorso storico. Un processo in cui la debolezza di una dinastia, l’opportunismo politico di una potenza ormai egemone e più di qualche sentimento vendicativo da parte delle personalità direttamente interessate, finirono per condensarsi inevitabilmente.

Se vogliamo iniziare a parlare di nomi, il primo che dobbiamo imprimere nella nostra memoria è Tolomeo di Cipro. Egli regnò sull’isola tra l’80 e il 58 a.C. Dalle fonti emerge come una figura sfuggente, definita più dai giudizi dei suoi detrattori che da azioni politiche documentate. Ma chi era? Beh, il nome non mente. Fratello di Tolomeo XII Aulete (e dunque zio di Cleopatra VII; sì QUELLA Cleopatra), governava un’isola solo formalmente indipendente, ma di fatto vulnerabile. Tutto ciò in un’epoca in cui l’amicizia con Roma non era più una garanzia diplomatica bensì una relazione asimmetrica, spesso sancita da ingenti pagamenti.

Cipro moneta Roma

A differenza del fratello, disposto a dissanguare le casse alessandrine pur di ottenere il riconoscimento romano, Tolomeo di Cipro non cercò (o non poté permettersi, non lo possiamo dire con assoluta certezza) di comprare il favore del Senato. Questa parsimonia, letta dalle élite romane come arroganza o avarizia, lo rese un bersaglio ideale. E quando il target rosso di Roma punta sulla vostra testa, non resta che attendere il peggio.

Un altro nome che in questo momento è opportuno fare è quello di Publio Clodio Pulcro. Senza scendere troppo nei dettagli, vi basti sapere la seguente storia, redatta da Strabone. Il nobile Clodio (che abbiamo conosciuto molto meglio in questo approfondimento) nel 67 a.C. finisce prigioniero dei pirati della Cilicia. Facendo leva sul suo status e sulla sua cittadinanza, chiese un favore all’allora re di Cipro. Questo consisteva nel pagamento del riscatto, in cambio di futuri accordi proficui.

Sapete quanto offrì Tolomeo di Cipro per il riscatto di Publio Clodio Pulcro? Due miseri talenti. Clodio giudicò la somma irrisoria un insulto alla sua persona e un affronto alla dignità della Repubblica Romana. Quando il patrizio raggiunse il vertice della sua carriera nel 58 a.C., accettando il tribunato della plebe, trasformò quell’offesa in un atto legislativo. Tra le leges Clodiae comparve un decreto che sanciva l’annessione di Cipro e la deposizione del suo re.

Cipro Catone Uticense

Le reazioni contemporanee rivelano l’ambiguità morale dell’operazione. Si citi il caso di Cicerone. Colpito a sua volta dalle leggi di Clodio e costretto all’esilio, l’oratore denunciò con forza l’ingiustizia inflitta a Tolomeo di Cipro, sottolineando come Roma avesse tradito un alleato storico senza processo né causa legittima. E in effetti l’accusa sottostava a prerogative di carattere personale. Tuttavia, la sua indignazione va letta anche come parte di una polemica personale. Il destino del re cipriota divenne per Cicerone un argomento retorico utile a smascherare, ai suoi occhi, la degenerazione della Res Publica.

Il Senato affidò l’esecuzione pratica della conquista a Marco Porcio Catone Uticense, il più virtuoso dei Romani (tranne che per Cesare, il quale lo additò di essere un ubriacone…). Catone la fece molto semplice. Pose il re di Cipro di fronte a una scelta: arrendersi senza combattere, avendo salva la vita e potendo amministrare il sacerdozio nella città di Pafo o, in caso contrario, combattere una guerra persa in partenza. Tolomeo la fece ancora più facile: si uccise. Il gesto estremo suggellò simbolicamente la fine della presenza tolemaica sull’isola.

Cipro mosaico romano isola

Gli abitanti di Cipro accolsero pacificamente Catone e le sue legioni, sperando così di essere riconosciuti amici et socii populi Romani (amici e alleati del popolo Romano). Purtroppo per loro, il generale rispettò i termini del contratto. Questi prevedevano l’assoggettamento dell’isola in qualità di provincia. Con tutto ciò che ne comportava in termini di spoliazione materiale e sfruttamento economico.

Le narrazioni romane successive dipinsero Tolomeo di Cipro come un sovrano decadente e avaro. In altre parole, una figura funzionale a giustificare l’annessione. Ma voci più tarde, come quella di Ammiano Marcellino, offrirono una lettura più critica, denunciando apertamente l’avidità di Roma e l’ingiustizia subita da un alleato senza colpa. In questa tensione tra propaganda e memoria critica si riflette il significato profondo dell’episodio. L’annessione di Cipro fu al contempo un passo nell’espansione romana, e una dimostrazione di come il potere repubblicano, alla vigilia delle guerre civili, sapesse piegare il diritto, la diplomazia e la morale alle esigenze dell’ambizione politica.