9 maggio 1997; una data che a Venezia nessuno può dimenticare. Ancora col favore delle tenebre, un commando di 9 uomini, armati di un mitra e tanta tenacia, occupò piazza San Marco. Una volta lì, un distaccamento si diresse verso il campanile, sfondò la porta e, giunti all’ultimo piano, issarono la bandiera col leone alato. Nella piazza sottostante, solitario nella sua anomala presenza, faceva la sua sporca figura un autoblindo “artigianale” disarmato. Una sorta di piccolo cingolato nero con motore Fiat. Loro lo chiamarono tanko, mentre i giornali e le trasmissioni televisive affibbiarono al gruppo il nome di “Serenissimi“, alludendo alla Serenissima Repubblica di Venezia. Perché fecero quel che fecero in una (non troppo) anonima mattina di maggio? Cosa chiedevano e come andò a finire?

I Serenissimi Nove (titolo meraviglioso per un eventuale lungometraggio in merito; non c’è di che…) erano partiti da Padova e prima di raggiungere il lido veneziano avevano dirottato un traghetto. Nelle intenzioni dei diretti interessati, avrebbero dovuto resistere sul campanile fino al 12 maggio. Soprattutto per l’anno che correva, quella data rappresentava qualcosa di storicamente rilevante: nello stesso giorno, ma di due secoli addietro, le truppe napoleoniche marciavano sul suolo di un’evanescente Repubblica di Venezia. Era il 12 maggio 1797.
Gli obiettivi andavano oltre il semplice simbolismo. Sul campanile il gruppo in uniforme e basco aveva montato una radiotrasmittente con cui avrebbero comunicato alla nazione le loro intenzioni. E poi c’era la questione della visibilità; beh, su questa poterono dirsi vincitori. I tg di tutta Italia lanciarono la notizia: piazza San Marco era occupata, anche se non era ben chiaro da chi e per quale strano motivo? Col passare dei minuti, i dubbi si dissiparono.
Umberto Bossi, segretario della Lega Nord, in quei primi istanti accusò il gruppo di essere stato assoldato dai servizi segreti italiani per screditare i movimenti autonomisti/secessionisti dell’area padana. Il nome di Bossi, la bandiera con il leone alato, la coincidenza temporale col bicentenario della caduta della Serenissima Repubblica di Venezia: si capì che quei 9 in piazza San Marco avevano a che fare con la novella stagione del separatismo veneto.

Il gesto di forza che doveva durare giorni – il commando portò sul campanile panini, bevande e biscotti in grande quantità – durò fino alle 9 del mattino. Su ordine del prefetto, coordinatosi con il Ministero dell’Interno e il Quirinale, entrarono in gioco i GIS dei Carabinieri. In quattro e quattr’otto ristabilirono l’ordine nella piazza simbolo di Venezia. Dal tanko vennero estratti a forza due militanti, mentre dal campanile non ci fu bisogno di nessuna forzatura: vennero giù da soli.
Solo dopo l’arresto si fece davvero chiarezza sul più classico dei “chi, come, cosa”. Il gruppo rispondeva al nome di Veneto Serenissimo Governo (VSG), un movimento politico di trascurabile portata sorto fra anni ’80 e ’90 del Novecento. La loro posizione a riguardo della condizione istituzionale, governativa e amministrativa della regione Veneto era chiarissima: si chiedeva l’autodeterminazione del popolo. La cosa bella è che trovarono delle pseudo-giustificazioni storiche per sostenere la causa.
Il Veneto Serenissimo Governo riconosceva come illegittimo, e dunque invalido, lo scioglimento dello Stato marciano nel 1797 così come dichiarava nullo il plebiscito del Veneto del 1866 con cui si ratificò l’annessione al Regno d’Italia. A loro avviso erano elementi validi per sostenere la fondatezza delle istanze indipendentistiche.

I Serenissimi non nascevano nel vuoto, anzi, prendevano avvio dal separatismo della Liga Veneta, anche se dalla stessa si discostarono giudicandola troppo remissiva sui temi dell’autodeterminazione. Così nel 1987 due fuoriusciti della Liga, ossia Luigi Faccia e Flavio Contin, fondarono il VSG. Di lì in poi fu tutt’al più una questione di propaganda politica, perpetrata anche secondo vie traverse. Noto fu il tentativo, riuscito a metà, del movimento secessionista di interrompere la trasmissione del Tg1 con un messaggio apertamente sovversivo. Si chiedeva ai nostalgici della Serenissima di ribellarsi contro uno Stato italiano giudicato «marcio oltre ogni limite».
Intorno alla metà degli anni ’90 si fece spazio l’idea di dover attuare un gesto dimostrativo. In questa specifica ottica venne costruito (o assemblato, ditemi voi) il tanko Marcantonio Bragadin 007. Se ci seguite da tempo, conoscerete sicuramente la figura storica del Bragadin. Altrimenti questo è il rimando alla sua vicenda.

Nel 1996 i Serenissimi proclamarono l’indipendenza del Veneto – anticipando di un mese Bossi con la sua celebre quanto simbolica raccolta dell’ampolla dell’acqua del Po alla sorgente – e l’anno dopo procedettero all’occupazione di piazza San Marco. Come se la cavarono dopo l’arresto? Con delle accuse ridimensionate rispetto ai capi d’imputazione alla vigilia del processo, i 9 del VSG scontarono dai due ai tre anni di carcere. Oggi il movimento esiste ancora, e saltuariamente commemora gli atti del 12 maggio 1997.




