Storia Che Passione
mrs day little one

Foto del giorno: il gatto Little One di Mrs Day sfoggia il suo collare anti blitz

Fotografia del Ministry of Information, Inghilterra, primi anni ’40 del XX secolo. Nella foto possiamo vedere Mrs Day che tiene in braccio il suo gatto Little One. Il micio indossa il collare NARPAC, ideato dal National Air Raid Precautions for Animals Committee per essere sicuri che gli animali domestici potessero essere restituiti ai legittimi proprietari in caso di smarrimento durante i blitz aerei o i blackout verificatesi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il collare NARPAC avrà salvato Little One?

mrs day little one
Crediti foto: @Ministero dell’Informazione, Divisione Fotografica, Fotografo , Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La foto in questione si riferisce a una misura precauzionale ideata dal National Air Raid Precautions for Animals Committee per cercare di “salvare” gli animali domestici durante la Seconda Guerra Mondiale. Tale misura, come si può vedere, consisteva nel far indossare agli animali un collare che permettesse di poterli restituire ai loro proprietari in caso di smarrimento.

Chissà se questo permise a Little One di salvarsi dal British pet massacre? Con questo termine si indica un tragico evento del 1939 che vide l‘uccisione di 750mila fra gatti e cani, circa un quarto della popolazione di animali domestici dell’Inghilterra. Questi animali furono soppressi a causa di un piccolo inciso in un opuscolo che era stato originariamente creato per fornire indicazioni alle persone su come comportarsi con i loro animali nel caso si fosse verificata un’evacuazione a causa della Seconda Guerra Mondiale.

L’antefatto del British pet massacre ha le sue radici nella Prima Guerra Mondiale. Gli animali domestici abbandonati o smarriti a Londra a causa della guerra si inselvatichirono, creando non pochi problemi. Così nel 1939 il governo britannico, avendo sentore dell’imminente scoppio di un secondo conflitto mondiale, cercò di correre ai ripari prima che la situazione degenerasse di nuovo.

In realtà l’idea originaria non era malaccio, fu la sua esecuzione a essere altamente discutibile. Il governo inglese creò appositamente il National Air Raid Precautions Animals Committee (NARPAC), un comitato che aveva lo scopo di decidere come comportarsi con gli animali domestici. Tale decisione doveva essere possibilmente presa prima dello scoppio della guerra.

mrs day e little one
Crediti foto: @Ministero dell’Informazione, Divisione Fotografica, Fotografo , Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La paura era che le persone evacuate non riuscissero o non potessero portare con sé i propri animali domestici. Così il NARPAC creò un opuscolo per spiegare alla popolazione cosa fare. Alcuni dei consigli erano anche sensati. Per esempio si suggeriva, là dove possibile, di trasferire gli animali domestici dalle grandi città alle campagne.

Tuttavia una malaugurata riga dell’opuscolo recitava così: “Se non puoi affidarli alle cure dei vicini, è davvero più gentile farli sopprimere”. Quando il 3 settembre 1939 la Gran Bretagna annunciò di aver dichiarato guerra alla Germania la gente, presa dall’ansia e dal panico, decise di seguire alla lettera il consiglio dell’opuscolo.

I proprietari di animali domestici portarono i loro animali nelle cliniche veterinarie e nei rifugi per animali per farli sopprimere. Molte associazioni di veterinari, fra cui la PDSA e la RSPCA, protestarono contro queste misure drastiche e prive di ogni logica. Ma niente da fare: i proprietari di animali intasarono cliniche e ospedali veterinari chiedendo che i loro animali fossero soppressi. Si crearono file anche di mezzo miglio e le richieste furono così tante che si innescò una carenza di cloroformio e un problema di gestione dei resti degli animali.

L’opuscolo in realtà scatenò un panico non giustificato, causando la morte in massa di tantissimi animali. Fra l’altro tale panico era infondato: non c’era carenza di cibo e rifornimenti, mentre i bombardamenti dei tedeschi sarebbero avvenuti solamente mesi e mesi dopo. E blitz e blackout non c’erano ancora stati.

Secondo la storica Hilda Kean questi omicidi di massa, però, non furono scatenati solamente dalle esperienze pregresse e dai consigli errati. Furono anche un modo per i cittadini di sentirsi coinvolti in qualche modo nello sforzo bellico: nelle loro menti giustificavano queste morti (perfettamente evitabili) pensando di contribuire anche loro in tal modo alla guerra.

Fra i tanti che si opposero a questo abbattimento scriteriato degli animali domestici ci fu anche Nina Douglas-Hamilton, la duchessa di Hamilton. Amante dei gatti, creò un suo santuario felino in un hangar riscaldato a Ferne, intraprendendo una campagna contro queste uccisioni.

E il NARPAC? Beh, il suo consiglio eccessivamente drastico causò la morte di più di 400mila animali domestici in una sola settimana. Molti altri animali, poi, furono abbandonati davanti alle porte della PDSA e della RSPCA. Così il NARPAC cercò di correre ai ripari, anche se ormai il danno era fatto.

I gruppi locali del NARPAC iniziarono a tenere registri degli animali presenti nelle loro aree di competenza. A ogni animale registrato era poi assegnato un collare numerato, come quello che indossa Little One nella foto. In questo modo se si fosse trovato un animale smarrito a seguito di un raid aereo, ecco che si poteva sperare di riuscire a farlo ritornare dal suo umano.

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Crediti foto: @National Archives, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ciascuna struttura del NARPAC aveva le sue Animal Guards, volontari locali che erano responsabili della registrazione degli animali. Il Servizio Animali, invece, aveva a sua disposizione Animal Stewards, i quali si occupavano degli animali da fattoria. E fra i membri del NARPAC c’erano anche veterinari.

I membri del gruppo portavano un apposito distintivo e una fascia al braccio. Inoltre avevano la facoltà di poter circolare senza alcun ostacolo durante i raid aerei. Quando poi nel 1940 iniziarono i bombardamenti, ecco che però ci fu una seconda ondata di richieste di eutanasie. Verso la fine dell’anno, a causa di alcune irregolarità finanziarie, il NARPAC perse il sostegno di alcune associazioni, fra cui la Battersea Dogs Home e la RSPCA. Nel 1945, poi, il NARPAC chiuse del tutto i battenti. Ma ormai il danno era stato fatto.