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Foto del giorno: 4 pallottole per uccidere il Comunismo italiano

Foto del giorno: 4 pallottole per uccidere il Comunismo italiano

Fotografia di anonimo, ospedale Policlinico di Roma, luglio 1948. Lo scatto in bianco e nero ritrae il leader comunista italiano Palmiro Togliatti e il chirurgo Pietro Valdoni che lo operò poche ore prima. Ben 4 pallottole furono sparate verso il vertice del PCI (sebbene solo 3 lo colpirono) nel tentativo di uccidere uno degli uomini politici più chiacchierati del momento, in Italia e all’estero. Ad aprire il fuoco fu uno studente di giurisprudenza fuori corso che studiò un piano malefico che per poco non andò a segno. Vediamo la storia più da vicino.

Foto del giorno: 4 pallottole per uccidere il Comunismo italiano

A Bagno Irpino, in provincia di Avellino, nasceva il 3 agosto 1923 Antonio Pallante. Nonostante le origini campane, Antonio crebbe nella calda e amorevole Sicilia, dove suo padre era di stanza come membro del Corpo Forestale di Randazzo. Sin da giovane, come lui stesso testimoniò in età avanzata, era incline alle marachelle e tendeva a “farla grossa” ogni tanto. Studente di giurisprudenza all’epoca dell’attentato, Pallante rischiava questa volta però di farla davvero grossa.

Cresciuto in ambienti legati al Fronte dell’Uomo Qualunque, da cui il termine “qualunquismo“, il giovane attentatore dichiarò di essere, in quel periodo, “animato da nazionalismo portato all’estremo“. Il nemico di quel nazionalismo interpretato in maniera tutta sua fu individuato nella figura del leader comunista Palmiro Togliatti. Antonio così, come se fosse tutto normale, acquistò una pistola e un biglietto per la Capitale. Come se stesse svolgendo un semplice compito per casa, partiva all’avventura e alla ricerca di sangue.

4 pallottole foto articolo

Il 13 luglio, giorno precedente l’attentato, Pallante chiese anche ricevimento al vertice del partito, che, abbastanza chiaramente, rifiutò. Grazie a due permessi speciali ottenuti per tramite di due deputati, uno democristiano e uno comunista, si recò allora ad una seduta parlamentare prevista per quel giorno. Voleva assicurarsi di ascoltare la voce di Togliatti e di vederlo bene in faccia prima di aprire il fuoco. Individuato il bersaglio, mancava ora la parte più complicata: attuare effettivamente il piano.

Nella mattinata del 14 luglio, in Via della Missione, nel cuore di Roma, Pallante aspettava pazientemente il suo momento. Su quella via vi era un’uscita secondaria di Montecitorio, quella usata abitualmente da Togliatti, e lui lo sapeva. Appena lo vide, insieme alla compagna di partito e di vita Nilde Iotti, Pallante aprì il fuoco. Ben 4 colpi esplosero verso l’onorevole e, dei tre che lo colpirono, addirittura uno lo raggiunse alla nuca. Era il caos. La fortuna volle che i proiettili, di pessima qualità, non forarono la calotta cranica del leader, portato d’urgenza al Policlinico di Roma.

4 pallottole immagine arresto Antonio Pallante

I Carabinieri presenti sul posto arrestarono immediatamente il giovane campano che, dopo un anno, ricevette una condanna per tentato omicidio volontario. Grazie a sconti di pena, riduzioni varie e un’amnistia del 1953, dopo soli 5 anni e 3 mesi Antonio Pallante tornò in libertà. Tornato nella sua Sicilia, lavorò come amministratore condominiale e anche nel Corpo della Forestale, come il padre. Condusse una vita tranquilla, normale, che se nulla fosse accaduto. Come se non fosse il protagonista di uno dei più grandi “what if” della storia contemporanea…