Fra le pagine non scritte, o meglio, non note della Seconda guerra mondiale, ce n’è una tutta al femminile. In pochi conoscono infatti il nome di Elizabeth Smith Friedman e della altre donne che, da dietro le quinte, lavorarono per ostacolare le comunicazioni del Reich. Come gli ingranaggi di un orologio, nascosti e impercettibili, anche Elizabeth e il suo gruppo lavorarono nell’ombra per far funzionare un meccanismo complesso. Ma la storia della nostra protagonista è molto più movimentata e comincia già durante gli anni della Grande Guerra. Erano anni in cui lei amava Shakespeare e la letteratura e nulla sembrava legarla all’ambito bellico.

Nata il 26 agosto del 1892, Elizabeth fu una delle fortunate donne dell’epoca che riuscì a proseguire i suoi studi fino al college. La malattia della madre la costringe ad abbandonare il Wooster College dell’Ohio dopo soli due anni. Lo fece con tanto amaro in bocca e tanto amore per la letteratura nel profondo del cuore . Pochi anni dopo, difatti, si ritrovò a cercare lavoro per avere un sostentamento economico. Mentre consultava opere dell’amato Shakespeare nella biblioteca di Chicago, parlò con l’addetto alla sala lettura. Fu una di quelle chiacchierate che ti cambiano per sempre l’esistenza.
Appena il bibliotecario seppe che la Smith cercava lavoro, collegando anche la sua passione per la letteratura e per il Bardo dell’Avon, chiamò un suo conoscente. George Fabyan, è questo il nome dell’uomo che cambiò la vita della nostra protagonista e, perché no, cambiò anche un po’ la storia dei due conflitti. Fabyan era ricco e annoiato e, soprattutto, straconvinto che Shakespeare avesse dietro di sé quello che oggi si chiama “ghostwriter“. Chi meglio di Elizabeth poteva indagare questo mistero con tutto l’amore e la dedizione del mondo?

La protagonista dell’articolo odierno cominciava così un lavoro che amava alla follia: studiare, leggere e cercare relazioni segrete. Insieme a lei c’era un gruppo di altri ricercatori, stipendiati da Fabyan, che lavorava a negli studi di Riverbank alla ricerca dell’arcano Shakespeariano. Fra di loro vi era anche un certo William Friedman, amore in erba di Elizabeth che, oltre a trovare un lavoro che amava, trovò anche un uomo che sposò. Era però il 1917, anno che fu centralissimo per la Prima guerra mondiale. I servizi segreti per come li conosciamo oggi non esistevano ancora e, a fronte dei numerosi messaggi in codice intercettati, il governo USA dovette correre ai ripari.
Chiaramente il gruppo di Riverbank era abbastanza conosciuto e proprio a loro guardò il governo. Iniziava per Elizabeth e le altre donne del suo gruppo il lavoro di decrittazione. Anche in questo nuovo ambito la Smith si riscoprì talentuosissima e, soprattutto, molto utile per il suo Paese. Alla fine del conflitto però i suoi piani erano diversi: trasferimento a Washington con il marito e una vita tranquilla. Nel caso in cui ve lo steste chiedendo, no, non andò assolutamente così. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, e negli anni successivi, il Dipartimento del Tesoro si rivolse nuovamente a lei e alla sua incredibile abilità decrittatoria.

Oltre a combattere la criminalità organizzata, Elizabeth decriptò oltre 4000 messaggi in codice rivolti dal Terzo Reich alle proprie spie in Sudamerica. Il suo contributo durante il conflitto fu abnorme ma purtroppo l’FBI e J. Edgar Hoover, direttore dei servizi investigativi statunitensi per 48 anni, calarono un velo di oblio sul suo operato. L’attività svolta dalla Smith, dal marito e dalle altre donne venne classificata come “Top Secret Ultra” e per moltissimi anni (e ancora oggi) rimase una figura semi sconosciuta. Dopo i conflitti e il ruolo chiave svolto, finalmente ebbe un po’ di pace e tempo da dedicare al suo amore per la letteratura. Morì nel 1980, ad 88 anni, nel New Jersey e ad oggi riposa nel Cimitero militare di Arlington, forse un piccolo riconoscimento postumo per il suo operato.




