Almanacco del 9 gennaio, anno 1449: in piazza Sant’Ambrogio, a Milano, si tiene quella che si presume essere la prima lotteria della storia italiana. Possiamo analizzare l’evento in molteplici modi, scegliendo di volta in volta su quale aspetto focalizzare la nostra attenzione. Dunque l’accaduto del 9 gennaio 1449 si presta ad una lettura storica, ma anche ad una strettamente socio-culturale.

Delle lotterie in generale si è già discusso un po’ di tempo fa (questo l’articolo di riferimento), fra l’altro nominando il caso milanese. Tuttavia ritengo che il suddetto possa essere approfondito ulteriormente, così da dare una visione maggiormente precisa e inquadrata.
La data del 9 gennaio 1449 dice tanto. Lo sappiamo molte bene perché le tappe del cambio di regime nella Milano di metà Quattrocento sono state percorse già innumerevoli volte, dalla caduta viscontea, passando per l’interregno repubblicano, e giungendo all’affermazione di Francesco Sforza. Ed è proprio in quel contesto di estrema precarietà politica e finanziaria, durante la breve ma intensa esperienza della Aurea Repubblica Ambrosiana (1447-1450), si innesta la storia della prima (forse) lotteria della storia peninsulare.
Milano, nella sua sconciata veste repubblicana, era all’epoca in guerra con un’altra repubblica, Serenissima tuttavia. Per finanziare l’ostilità in armi contro Venezia, la classe dirigente ambrosiana dovette prima far fronte ad una realtà dei fatti drammatica. Eh già, dato che le casse pubbliche erano esauste, il consenso interno fragile, e le tradizionali forme di imposizione fiscale rischiavano di alimentare tensioni sociali fortissime.

Ma quando il destino chiama, gli uomini distinti rispondono. Un uomo decisamente distinto rispondeva a quel tempo al nome di Cristoforo Taverna. Banchiere meneghino, esponente dell’alta politica repubblicana, Taverna aveva tutte le carte in tavola per proporre una soluzione ingegnosa ad un problema così intricato. Facendo leva sul gioco d’azzardo e sulle false speranze che da esso scaturiscono, il banchiere ideò questo sistema di raccolta fondi, ma su scala popolare. Non sappiamo se la chiamò “lotteria” o gli diede un altro nome, ma è certo che ne descrisse il funzionamento. Per fortuna la documentazione storica non è sparita e noi oggi siamo qui a parlarne, a distanza di quasi sei secoli.
L’operazione non prevedeva ancora, come avverrà nelle lotterie moderne, premi in denaro. Invece si proseguì con l’estrazione di beni materiali di valore, messi in palio tra coloro che avevano acquistato una “parte” del gioco. Si trattava, di fatto, di una vendita aleatoria regolata pubblicamente, nella quale l’elemento del caso era istituzionalizzato e accettato come mezzo legittimo di finanziamento statale. La scelta del luogo, piazza Sant’Ambrogio, è da ritenersi abbastanza scontata per una repubblica che del celebre beato recava il nome.

Per la prima volta nella nostra storia il gioco d’azzardo divenne uno strumento deliberatamente adottato da un governo per sostenere lo sforzo bellico e la sopravvivenza dello Stato. In questo senso, l’esperimento ambrosiano anticipa una lunga tradizione europea che vedrà le lotterie impiegate per finanziare opere pubbliche, guerre, istituzioni assistenziali e infrastrutture. È significativo che l’iniziativa milanese preceda di alcuni decenni la più celebre lotteria di Bruges del 24 febbraio 1466. Anche di questa si è già parlato, dunque non mi dilungo ulteriormente.
Se la lotteria di Milano non ebbe lunga continuità, complice la rapida fine della Repubblica Ambrosiana e l’irruzione di Francesco Sforza, il suo valore storico resta notevole. Essa mostra come, già nel pieno Quattrocento, le autorità politiche fossero consapevoli del potenziale economico e psicologico del gioco regolato, capace di mobilitare risorse diffuse senza ricorrere alla coercizione fiscale diretta.




