Almanacco del 7 febbraio, anno 1992: i 12 Paesi membri della CEE (Comunità Economica Europea) firmano il Trattato di Maastricht, atto fondativo della moderna Unione Europea (UE). Sebbene la firma del trattato risalga al 7 febbraio del ’92, le sue disposizioni entrarono ufficialmente in vigore il 1° novembre del 1993. A Maastricht si definirono i cosiddetti tre pilastri dell’Unione europea. Oltre a ciò, i Paesi aderenti concordarono le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l’ingresso dei vari Stati nella suddetta Unione. Per questo ancora oggi sono chiamati “parametri di Maastricht”.

Era già dai primissimi anni ’80 che in Europa circolava l’idea di implementare un’integrazione politica fra gli Stati alla già esistente cooperazione economica. Si trattò essenzialmente di aggiornare quanto sottoscritto dal Trattato di Roma del 1957. La fine della contrapposizione bipolare tra blocchi occidentale e orientale, la riunificazione delle due Germanie (tanto care ad Andreotti) e l’ottimismo sulla stabilità internazionale portarono le nazioni europee a questo accordo.
La prima e forse più grande proposta avanzata dal trattato fu quella della costituzione della nascente Unione Europea nei famosi “Tre Pilastri“. Il primo avrebbe riguardato l’inglobamento della Comunità Economica Europea (CEE), della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e della Comunità Europea dell’energia atomica (CEEA) in un’unica entità: la Comunità Europea. Gli altri due pilastri s’incentrarono invece su Difesa e politica estera e Affari interni e giustizia.

Bisogna dire che il progetto dei Tre Pilastri – modellato dal lussemburghese Jacques Santer; all’epoca dei fatti il Lussemburgo deteneva la presidenza di turno – fu in realtà frutto di un compromesso, soprattutto in tema di Difesa e di cooperazione strategica. Francia e Germania appoggiavano l’ipotesi federalista e premevano per accelerare la difesa comune, pur sempre gravitando nell’orbita NATO. Regno Unito e Paesi Bassi si opponevano temendo un indebolimento dell’Alleanza Atlantica. Santer fu propenso ad ascoltare Londra e Amsterdam.
Principi come quello della cittadinanza europea e di sussidiarietà trovarono espressione nel Trattato di Maastricht, contribuendo ad ampliare il margine di manovra dell’UE su aspetti precedentemente di pertinenza statale. Altro elemento del quale dover tenere conto quando si parla del trattato del 7 febbraio 1992 è il rafforzamento delle istituzioni democratiche interne all’Unione Europea. Per intenderci, è dal 1992-93 che il Parlamento Europeo ha facoltà di ratifica degli atti legislativi redatti dalla Commissione. Facoltà che il Parlamento di Strasburgo condivide con il Consiglio Europeo di Bruxelles. Tanto è vero che si parla di “procedura di codecisione“.

Come non citare poi la svolta monetaria dovuta proprio alle decisioni di Maastricht. Si parlò dell’adozione di una moneta unica – cosa che poi accadde – e della conseguente creazione di un’autorità monetaria centralizzata per gli stati dell’Unione Europea. Oggi la conosciamo come come Banca Centrale Europea (BCE).




