Almanacco del 27 marzo, anno 1952: ex membri della milizia sionista “Irgun” attentano alla vita del cancelliere della Germania Ovest Konrad Adenauer. Per motivi ignoti, si trattò di uno dei più singolari e meno conosciuti tentativi di assassinio della storia politica europea del dopoguerra. L’episodio fu strettamente connesso alla questione, estremamente controversa all’epoca, delle riparazioni tedesche per l’Olocausto e alle trattative in corso tra la Repubblica Federale di Germania (BRD) e lo Stato di Israele. Il piano, che non raggiunse il suo obiettivo, provocò comunque una vittima: un artificiere della polizia tedesca.

Agli inizi degli anni ’50 si aprì un complesso negoziato con la Germania occidentale guidata da Konrad Adenauer. Essa nel 1951 riconobbe ufficialmente la responsabilità morale del popolo tedesco per i crimini nazisti e si dichiarò disposto a versare compensazioni finanziarie a Israele. Le trattative portarono alla firma degli accordi di Lussemburgo nel settembre ’52. Nel concreto la BRD accettò di pagare miliardi di marchi a Israele e alle organizzazioni ebraiche affiliate.
Tuttavia, l’idea di accettare denaro tedesco suscitò in Israele una violenta opposizione politica e morale. Molti sopravvissuti alla Shoah e numerosi movimenti nazionalisti ritenevano intollerabile qualsiasi accordo con la Germania, considerato un tentativo di “comprare” il perdono per il genocidio. Tra i più feroci oppositori vi era Menachem Begin, all’epoca leader del partito Herut e già comandante dell’Irgun durante il periodo mandatario britannico in Palestina. Begin guidò proteste di massa contro i negoziati e accusò il governo israeliano di tradire la memoria delle vittime dell’Olocausto.

Due parole le dobbiamo anche spendere sull’Irgun. Il termine stava per “Organizzazione Militare Nazionale” ovvero un gruppo paramilitare terroristico di ideologia sionista revisionista che operò nel corso del mandato britannico della Palestina dal 1931 al 1948. Dopo il ’48, le milizie dell’Irgun confluirono nel neo costituito IDF, strutturandone la gerarchia di comando.
Ora, fu proprio in questo clima di radicalizzazione che nacque l’idea di colpire Adenauer. Un piccolo gruppo di ex militanti dell’Irgun progettò un attentato destinato a sabotare politicamente l’accordo sulle riparazioni e a dimostrare l’intransigenza dei suoi oppositori. Il piano prevedeva l’invio di un pacco bomba alla residenza ufficiale del cancelliere, il Palazzo Schaumburg, sede del governo federale a Bonn. L’ordigno venne nascosto all’interno di un volume di enciclopedia, in modo da passare inosservato durante il trasporto postale.

Il 27 marzo 1952 la bomba avrebbe dovuto essere spedita da Monaco di Baviera. Tuttavia, l’operazione subì un’imprevista deviazione. Due adolescenti incaricati di consegnare il pacco all’ufficio postale si insospettirono per la natura del contenuto e decisero invece di portarlo alla polizia. Gli artificieri presso il quartier generale della polizia di Monaco esaminarono dunque l’ordigno. Durante le operazioni di disinnesco la bomba esplose improvvisamente, uccidendo l’esperto di esplosivi Karl Reichert e ferendo altre persone. L’attentato contro Adenauer fallì dunque prima ancora che il pacco venisse spedito.
Le indagini portarono rapidamente alla pista israeliana. Nell’aprile dello stesso anno la polizia francese arrestò cinque cittadini israeliani collegati alla preparazione dell’attentato. Tra questi vi era Elieser Sudit, trovato in possesso delle armi utilizzate per il complotto. Nonostante i sospetti, le prove raccolte non furono sufficienti per incriminare la maggior parte dei sospettati. Sudit rimase l’unico a essere condannato. Ricevette una pena relativamente lieve, quattro mesi di prigione, seguita dall’espulsione dalla Francia.

Per decenni l’episodio rimase quasi sconosciuto al grande pubblico. Il governo federale di Bonn preferì mantenere un basso profilo sull’accaduto. Il perché si spiega facilmente: temevano che la pubblicità dell’attentato potesse alimentare sentimenti antisemiti nella società tedesca ancora segnata dal passato nazista.
Solo all’inizio del XXI secolo la vicenda riemerse grazie a nuove ricerche storiche e alle memorie di Sudit. In esse l’ex militante affermava che Begin aveva non solo approvato il piano ma anche contribuito a finanziarlo. Secondo Sudit, Begin considerava l’attentato un gesto simbolico capace di scuotere l’opinione pubblica internazionale e dimostrare l’opposizione radicale del suo movimento all’accordo con la Germania.




