Storia Che Passione
Accadde oggi: 13 febbraio

Accadde oggi: 13 febbraio

Almanacco del 13 febbraio, anno 1983: si verifica il tremendo incidente della cabinovia del Crest, in Valle d’Aosta. Delle 12 persone coinvolte, solo una si salvò a seguito della caduta della cabinovia: un bambino di 9 anni. L’accaduto del 13 febbraio 1983 è uno degli episodi più gravi e meno ricordati della storia degli impianti a fune italiani. Una tragedia che si consumò in pochi istanti, ma che fu il risultato di una concatenazione di fattori tecnici, procedurali e strutturali. È quantomai doveroso ricordarla.

Accadde oggi: 13 febbraio

La cabinovia in funzione all’epoca era stata inaugurata nel 1960 ed era il primo impianto del genere realizzato nel territorio comunale di Ayas. Si trattava di una cabinovia bifune ad ammorsamento automatico, con cabine da quattro posti. Concepita non solo per il turismo sciistico ma anche come vero e proprio mezzo di trasporto pubblico locale tra Champoluc e la frazione di Crest. La tecnologia bifune prevedeva una fune portante fissa. Si questa le cabine scorrevano, e una fune traente mobile, responsabile del movimento dei veicoli lungo la linea. L’ammorsamento automatico consentiva alle cabine di sganciarsi dalla fune traente all’ingresso in stazione, rallentare e permettere una salita e discesa più agevole dei passeggeri. Un sistema allora considerato affidabile, ma privo dei sofisticati dispositivi di controllo e monitoraggio che sarebbero diventati standard solo negli anni successivi.

La mattina dell’incidente, alle 10:40, si verificò un primo evento anomalo: una cabina appena uscita dalla stazione di valle non si ammorsò correttamente alla fune traente e tornò indietro, urtando una cabina ancora ferma. Episodi di questo tipo, sebbene pericolosi, non erano rari negli impianti dell’epoca; l’impianto venne quindi arrestato e, dopo le verifiche di rito, riavviato. Fu durante questo intervallo che maturarono le condizioni della catastrofe. Tra il primo e il secondo sostegno della linea, una cabina già in linea si sganciò dalla fune traente e, priva di trazione, iniziò a scivolare sulla fune portante fino a urtare la cabina che la precedeva. In quel tratto si venne così a creare un carico doppio sulla fune portante, una situazione anomala e altamente critica.

13 febbraio cabinovia

Al momento del nuovo avviamento, la ripresa di tensione della fune traente produsse un violento “colpo di frusta”. L’improvvisa sollecitazione fece scarrucolare la fune portante dal sostegno, provocando la caduta di tutte le cabine comprese tra il primo e il secondo pilone. Tre cabine, completamente occupate, precipitarono nel vuoto. A bordo vi erano 12 persone: 11 morirono sul colpo o poco dopo, mentre un solo passeggero, un bambino di 9 anni, sopravvisse miracolosamente.

A rendere quella giornata ancora più cupa contribuì una tragica coincidenza. Poche ore dopo, a circa 100 chilometri di distanza, Torino fu teatro del devastante incendio del Cinema Statuto, una delle più gravi tragedie civili del dopoguerra italiano. Un giovane torinese, Maurizio Maria Verna, scampato all’incidente di Champoluc solo perché aveva ceduto il proprio posto in cabina a un’altra persona, perse la vita poche ore più tardi proprio nell’incendio del cinema. Un dettaglio che colpì profondamente l’opinione pubblica e contribuì a fissare quella domenica di febbraio come una delle più nere di sempre.

13 febbraio 1983 incidente cabinovia Crest

Le indagini giudiziarie portarono, nella settimana successiva, all’arresto dell’amministratore delegato della società esercente, del caposervizio tecnico e del manovratore, con l’accusa di omicidio colposo plurimo. Tuttavia, dopo la libertà provvisoria concessa nel marzo dello stesso anno, il processo di primo grado – tenutosi nel novembre 1985 – si concluse con l’assoluzione piena di tutti gli imputati. Le perizie misero in evidenza una combinazione di limiti tecnologici dell’impianto, procedure allora ritenute accettabili e assenza di obblighi normativi che imponessero sistemi di sicurezza oggi considerati indispensabili.

Dal punto di vista infrastrutturale, l’incidente segnò la fine definitiva della vecchia cabinovia bifune. L’impianto non riaprì mai più. Già nell’estate del 1983 si realizzò una nuova cabinovia monofune, sempre ad ammorsamento automatico ma con cabine da sei posti, che riutilizzava parte dei sostegni e delle strutture esistenti. Questa, a sua volta, rimase in esercizio fino al 2018, quando la demolirono per far posto a un impianto di nuova generazione.