Storia Che Passione
Accadde oggi: 10 aprile

Accadde oggi: 10 marzo

Almanacco del 10 marzo, anno 1948: a Corleone, culla di Mafia, perde la vita il sindacalista Placido Rizzotto. La sua colpa? Semplicemente quella di essersi schierato dal lato del più debole, sostenendo il movimento contadino. Sarà proprio la Mafia, nella sua terra natia, a porre fine alla vita di Rizzotto. Nei contadini e nella politica i corleonesi avevano infatti ingenti interessi e nessuno, sindacalisti compresi, avevano diritto di parola. Ma la vita di Rizzotto è legata a doppio filo all’organizzazione criminale e ciò rende particolare la vicenda che stiamo per narrarvi, mettetevi comodi.

Accadde oggi: 10 aprile

Placido ha una vita particolare e movimentata a dir poco. Nasce, come primo di sette figli, proprio a Corleone, il 2 gennaio del 1914. Per uno strano scherzo del destino, in giovane età abbandona la scuola per badare alla famiglia, o meglio ai fratelli, perché il padre finisce in carcere con l’accusa di far parte di un’organizzazione mafiosa. La madre morì poco tempo prima e così, il figlio maggiore, dovette badare ai fratelli.

Come se tutto ciò non bastasse, al sopraggiungere della Grande Guerra, Placido Rizzotto riceve anche la chiamata alle armi e inaugura una nuova fase della sua vita. Dopo l’esperienza bellica e partigiana, tornò nella sua amata Sicilia e qui, i tentacoli vischiosi della Mafia, raggiunsero anche lui. Accettò infatti l’incarico offertogli dai malavitosi e divenne “campiere”, ovvero guardia armata di un campo agricolo.

10 aprile foto Michele Navarra

Nel frattempo, e in maniera parallela, divenne presidente dei reduci dell’ANPI di Palermo e sindacalista con la CGIL. La mossa più importante e che più influirà sulla sua vita e sulla sua morte, sarà la sua discesa in politica con il PSIUP. Negli anni della scissione con il PSLI, nel 1947, Rizzotto si schierò infatti con l’ala più a sinistra del suo partito e portò con se molti alleati, tra cui anche il sindaco di Corleone stesso.

Rizzotto lavorava insieme ai suoi compagni di corrente, per mantenere la linea di collaborazione con il PCI e ciò non piaceva alla Mafia. Perché? Semplicemente perché l’alternativa era quella di continuare a lavorare con socialdemocrazia, partico con cui il boss Michele Navarra intesseva oscure trame. “U patri nostru“, evocativo soprannome di Navarra, come un padre pronto a farsi rispettare, aveva già deciso: morte per chiunque mettesse i bastoni fra le ruote a Cosa Nostra. Rapito la sera del 10 marzo 1948 mentre si recava dai suoi compagni di partito, Placido Rizzotto fu ucciso brutalmente nelle vicine campagne.

10 aprile foto Rizzotto

Il corpo scomparve nel nulla ma qualcuno aveva visto. era Giuseppe Letizia, un semplice pastore del luogo. Letizia vide in faccia gli assassini e ciò era imperdonabile. Nell’ospedale di Corleone, nel reparto di medicina interna, ricevette in dono un’iniezione letale. Come fu possibile uccidere in un luogo dove di solito si cura? Fu possibile perché il capo di quel reparto era un dottore che di morte se ne intendeva, eccome: Don Michele Navarra! Due uomini morti e un boss che spadroneggiava, era solo l’inizio di quella tragica ascesa di Cosa Nostra che di personalità, illustri e umili, ne avrebbe uccise ancora moltissime.