Storia Che Passione
Accadde oggi: 15 febbraio

Accadde oggi: 15 febbraio

Almanacco del 15 febbraio, anno 1637: viene celebrata a Vienna l’incoronazione di Ferdinando III d’Asburgo come nuovo Sacro Romano Imperatore. Seguendo l’iter consuetudinario, la Dieta di Ratisbona elesse Ferdinando Re dei Romani due mesi prima (nel dicembre del 1636); la formale ascesa al trono avvenne alla morte del padre, l’imperatore Ferdinando II d’Asburgo – l’incoronazione del quale, a suo tempo, scatenò delle dinamiche politiche e religiose che contribuirono enormemente allo scoppio della guerra dei Trent’anni – proprio quel 15 febbraio del 1637.

Accadde oggi: 15 febbraio

Dunque, Ferdinando III d’Asburgo divenne imperatore in un momento abbastanza concitato della storia europea del XVII secolo. Quando prese le redini del comando, si può dire senza avere torto come il Sacro Romano Impero fosse vacillante sotto ogni punto di vista, stremato come era da quasi 20 anni di guerra ininterrotta. Avendo bene in mente l’inizio del regno di Ferdinando III, per l’appunto il 15 febbraio 1637, e sapendo che la dignità imperiale l’avrebbe accompagnato fino alla sua morte, ovvero fino al 1657, cerchiamo di vedere in che modo questo personaggio storico seppe muoversi nella confusione dello scenario europeo di metà Seicento.

Fin dall’inizio del suo regno, Ferdinando III volle mostrarsi diverso dal papà. La sua fu quindi una postura politica che mi piace definire “continuativa nella forma, ma di rottura nella sostanza”. Vi spiego subito il perché di questa personalistica e assolutamente non richiesta formula. Pur rimanendo un sovrano cattolico convinto e un Asburgo pienamente consapevole del prestigio dinastico, egli comprese che la prosecuzione della guerra dei Trent’anni secondo logiche puramente confessionali e centralistiche non era più sostenibile. In realtà Ferdinando fu solo uno dei tanti che arrivarono a simili conclusioni, e neppure secondo tempistiche così eccezionali. Diciamo che l’intervento della cattolica Francia al fianco delle protestanti Svezia e Province Unite aveva un attimo svelato il segreto di pulcinella.

15 febbraio mappa guerra dei trent'anni

Tornando a Ferdinando III, vediamo come nei primi anni di governo la situazione militare lo costrinse a un coinvolgimento diretto. Dopo l’assassinio di Wallenstein nel 1634, Ferdinando aveva già assunto il comando supremo dell’esercito imperiale e, anche da imperatore, continuò a seguire con attenzione le operazioni belliche. La grande vittoria di Nördlingen (1634), ottenuta poco prima della sua incoronazione ma destinata a pesare sull’avvio del regno, aveva temporaneamente ristabilito la supremazia imperiale nella Germania meridionale. L’ingresso diretto della Francia, di cui ho fatto accenno poco più sopra, nel 1635 mutò radicalmente gli equilibri.

Tra il 1637 e il 1645 l’azione di Ferdinando III oscillò tra necessità militari e tentativi diplomatici. Se ci concentriamo unicamente sul piano bellico, notiamo come l’Impero subì una progressiva erosione della propria capacità offensiva. Le sconfitte contro gli svedesi, l’avanzata delle truppe franco-scandinave e la perdita di controllo sulla Germania settentrionale resero evidente che una vittoria imperiale era ormai un miraggio. Addirittura l’avanzata nemica arrivò fino alle porte di Vienna. Un pericolo che costrinse l’imperatore a lasciare temporaneamente la città.

15 febbraio pace di Vestfalia

Parallelamente, Ferdinando III si dimostrò sempre più consapevole che la sopravvivenza della monarchia asburgica passava attraverso la pace. Già nei primi anni ’40 sostenne l’apertura di un grande congresso internazionale, accettando con riluttanza una profonda revisione delle prerogative imperiali. Nei negoziati di Münster e Osnabrück (1644-1648), l’imperatore dovette riconoscere ai principi imperiali il diritto di partecipare direttamente alle trattative e accettare lo ius belli ac pacis. Calma, vi spiego subito cosa significa. La formula indica la facoltà dei singoli Stati dell’Impero di stipulare alleanze, purché non dirette contro l’Impero stesso. Più semplice di quello che pensavate, vero?

Ecco perché nei libri di storia la pace di Vestfalia del 1648 è spesso interpretata, almeno dal punto di vista formale, come una drastica riduzione dell’autorità imperiale. Gli accordi sganciavano definitivamente Province Unite e Svizzera dalla monarchia asburgica. Inoltre Ferdinando III dovette cedere un bel po’ di terre a Francia e Svezia. Altro fronte su cui l’imperatore dovette accettare la sconfitta fu quello delle autonomie politiche. In pratica il rafforzamento costituzionale dei principati tedeschi segnò la fine del progetto di un Impero fortemente centralizzato.

15 febbraio stemma Sacro Romano Impero Ferdinando III

Però c’è una cosa che i libri di storia in parte omettono, o che trattano sbrigativamente. Ferdinando III, malgrado tutto ciò, seppe trasformare una sconfitta (concreta, per carità) in un successo dinastico. Nei territori ereditari degli Asburgo, quindi Austria, Boemia e Ungheria, il suo potere risultò rafforzato.

Negli anni successivi alla pace, l’imperatore si dedicò a una paziente opera di ricostruzione politica e istituzionale. Il congresso di Norimberga (1649-1650) sancì il ritiro delle truppe straniere dal territorio imperiale. Col Reichstag di Ratisbona (1653-1654) integrò formalmente i trattati vestfaliani nella costituzione dell’Impero. Pur accettando i nuovi limiti del suo potere, Ferdinando III lavorò per rafforzare organi chiave come il Consiglio Aulico. Si intravede quindi una ferma volontà di mantenere un ruolo centrale nella vita politica imperiale. Allo stesso tempo, promosse la formazione di un esercito permanente, embrione della futura potenza militare asburgica sotto il figlio Leopoldo I. Infine investì massicciamente nelle fortificazioni di Vienna, consapevole della vulnerabilità strategica della capitale.

Negli ultimi anni di vita, Ferdinando rimase attivo anche sul piano internazionale, sostenendo la Polonia contro la Svezia durante la Seconda guerra del Nord e cercando di garantire la continuità dinastica dopo la morte prematura del primogenito Ferdinando IV. Parallelamente coltivò con costanza i propri interessi culturali. Per dirne una: la storiografia moderna ci tiene a ricordare Ferdinando III d’Asburgo come “l’imperatore compositore“. Un titolo che dice molto. Egli favorì la diffusione della musica e dell’opera italiana alla corte viennese, attirando figure come Antonio Bertali e ricevendo l’omaggio di Claudio Monteverdi, che gli dedicò (forse) l’ottavo libro dei Madrigali guerrieri et amorosi.

15 febbraio cripta imperiale Vienna Ferdinando III d'Asburgo

Alla sua morte, il 2 aprile 1657, Ferdinando III lasciava un Impero profondamente diverso da quello che aveva ereditato. Certamente meno unitario, ma più stabile. Altrettanto meno universale nelle ambizioni, ma più solido nei suoi fondamenti dinastici. Il suo regno rappresenta così un passaggio cruciale dalla stagione della grande monarchia confessionale a quella dello Stato asburgico moderno, fondato sul compromesso politico, sulla razionalizzazione amministrativa e su una lucida accettazione dei nuovi equilibri europei. Principi di base che, pur ammettendo tutte le specifiche del caso, avrebbero retto per due secoli e mezzo.