Almanacco del 17 febbraio 1575: si spegne Cesare I Gonzaga, duca di Ariano, titolo concesso da Carlo V a suo padre per i servizi resi, e principe di Molfetta, portato in dote dalla madre. Si tratta del ramo cadetto della famiglia Gonzaga, ubicati nel feudo di Guastalla. Capitano delle truppe imperiali in Lombardia, sposò Camilla Borromeo per il coinvolgimento del ramo principale della famiglia nell’elezione papale del 1559. Il sostegno offerto durante il conclave e il matrimonio gli garantirono una lunga amicizia con Pio IV e Carlo Borromeo. Si distinse per il suo interesse nelle arti e nella promozione delle stesse.

Era figlio di Ferrante I Gonzaga, che aveva acquistato dai conti Torelli il feudo di Guastalla e che servì Carlo V in qualità di viceré di Sicilia e governatore di Milano. Sua madre Isabella di Capua era invece principessa di Molfetta, e una figura di spicco del XVI secolo. Cesare ereditò i titoli alla morte di entrambi mediante decreto imperiale di Filippo II. Cercò di assicurare la propria posizione allineandosi alla politica del ramo principale dei Gonzaga in occasione del conclave del 1559.
A essere eletto grazie al supporto di Ercole Gonzaga suo zio, era Giovanni Angelo de Medici, con il nome di Pio IV. Al supporto ottenuto corrispose un matrimonio che suggellava l’alleanza tra le due famiglie: tra la nipote di Pio IV, Camilla Borromeo e Cesare. Il matrimonio come di consueto si svolse per procura a Roma e il contratto firmato nella “camera del Papa”, mentre le celebrazioni si svolsero all’incirca un mese dopo.

Non passò molto tempo dal matrimonio che Cesare dovette intraprendere un viaggio verso Roma per assicurare i domini locati nel sud della penisola. Una permanenza durata due anni. Grazie ai rapporti con la curia ottenne delle ottime lettere di presentazione e poté accreditarsi presso le migliori famiglie. Diversamente dal padre e favorito dai tempi, fu ben più che un uomo d’arme. Coltivò i suoi interessi culturali e iniziò ad affacciarsi al mondo del collezionismo, mostrando interesse per i marmi e le monete antiche. Furono quattro i personaggi che più di tutti influenzarono le sue scelte in materia: il vescovo Garimberto, il commerciante Stampa, lo scultore Della Porta il Vecchio e l’architetto Capriani. Tornato a Mantova avviò tra le iniziative culturali, quella di abbellire il vecchio palazzo quattrocentesco, trasformandolo completamente. Sono da ricordare anche le attività delle due Accademie, degli Invaghiti e dei Marmi.
Verso la fine degli anni sessanta, trasferì la sua corte da Mantova a Guastalla. Qui ripresero anche i vecchi lavori di riqualificazione delle strade e delle fortificazioni. Ed è proprio durante il governo di Cesare che si finì di realizzare la Zecca, nonostante il diritto di coniare monete fosse stato ottenuto da Ferrante per concessione di Carlo V.

Intanto la Galleria dei Marmi prendeva corpo e la collezione al suo interno rimase intatta fino al governo di Ferrante II. Egli dovette smantellare parte della galleria per far fronte agli ingenti debiti ereditati dal padre Cesare. Nel 1574 quest’ultimo fece ritorno dalla Tunisia, dove aveva servito Filippo II nell’esercito, ma contrasse una malattia che gli fu fatale. Ricevette i sacramenti dal futuro santo Carlo Borromeo, e morì il 17 febbraio 1575. Verrà ricordato per aver fatto dell’Academia un vero e proprio rifugio delle virtù, secondo P. Baccusi.




