Almanacco del 14 febbraio, anno 842: Carlo il Calvo, re dei Franchi occidentali, e Ludovico il Germanico, re dei Franchi orientali, pronunciano i celebri giuramenti di Strasburgo, un accordo esposto pubblicamente affinché le genti dell’uno e dell’altro re potessero capire. La particolarità dell’evento fu però un’altra. C’è un motivo, infatti, se l’episodio diplomatico del 14 febbraio 842 rappresenta ad oggi una pietra miliare nella storia delle lingue romanze e germaniche.

Ma per comprendere a pieno il significato di ciò che accadde il 14 febbraio 843, occorre dare un’occhiata al 814, anno della morte di Carlo Magno. Il suo unico figlio superstite, Ludovico il Pio, ereditò un impero vastissimo e culturalmente eterogeneo, che tentò di mantenere unitario pur dividendone il governo tra i figli. La sua politica dinastica, segnata da continue revisioni della successione e da conflitti interni alla famiglia, generò tensioni crescenti.
Dal primo matrimonio con Ermengarda nacquero Lotario, Pipino d’Aquitania e Ludovico il Germanico; dal secondo matrimonio con Giuditta nacque Carlo il Calvo, la cui inclusione nella spartizione dell’impero incrinò definitivamente gli equilibri. Alla morte di Ludovico il Pio, nel 840, Lotario, già associato al trono imperiale, tentò di imporre la propria autorità sui fratelli, dando avvio a una vera e propria guerra civile.

Il conflitto esplose apertamente con la battaglia di Fontenoy (841), in cui Carlo e Ludovico, alleati, sconfissero Lotario. È in questo contesto che maturò l’incontro di Strasburgo. Un atto politico solenne in primis come dichiarazione pubblica e irrevocabile di alleanza davanti agli eserciti. Non credete che il luogo fosse frutto del caso. Strasburgo si trovava in una zona di confine (ancora oggi è così), simbolicamente sospesa tra le diverse componenti linguistiche e culturali dell’Impero carolingio.
La straordinarietà dei giuramenti di Strasburgo risiede soprattutto nella loro forma linguistica. Nithard, nipote di Carlo Magno e abate di Saint-Riquier, li inserì nella sua Historia filiorum Ludovici Pii. Tuttavia, nel riportare le formule del giuramento, fece una scelta del tutto eccezionale. Infatti le trascrisse nelle lingue in cui erano state pronunciate, rompendo con la tradizione esclusivamente latina della scrittura ufficiale.

Carlo il Calvo, di madrelingua romanza, giurò in alto tedesco antico affinché i soldati di Ludovico potessero comprenderlo. Ludovico il Germanico fece lo stesso in romanza proto-francese per farsi intendere dalle truppe di Carlo. Curioso però sottolineare come Nithard definisca il proto-francese col nome “rustica romana lingua”.

Questo passaggio ha un valore che va oltre la contingenza politica. I giuramenti attestano l’esistenza ormai compiuta di due grandi aree linguistiche distinte all’interno dell’impero carolingio: una romanza occidentale e una germanica orientale. Ovviamente non dobbiamo inquadrarle come “nazioni” nel senso moderno del termine. I giuramenti di Strasburgo però rappresentano il primo documento consapevolmente redatto in volgare giunto fino a noi in area francese e tedesca.




