Almanacco del 12 febbraio, anno 1732: James Edward Oglethorpe fonda la provincia della Georgia, 13° e ultima colonia britannica in Nord America. Fu l’ultimo tassello del processo insediativo coloniale dell’Impero britannico sulla costa atlantica americana. La vicenda della Georgia è strettamente intrecciata a quella del suo fondatore, un uomo dagli ideali peculiari, talvolta fra loro contraddicenti.

James Edward Oglethorpe (1696-1785) fu un aristocratico, ufficiale militare e soprattutto membro del Parlamento inglese. Il suo nome si associa alla battaglia che egli stesso condusse a partire dal 1729 con l’obiettivo di riformare radicalmente il sistema carcerario nel Regno Unito. Ciò lo rese molto popolare ma, non vedendo uno spiraglio di luce nella sua lotta politica in patria, riuscì a scorgerlo oltreoceano. Nelle colonie della Corona in America settentrionale Oglethorpe intravide un’opportunità. Chiese ed ottenne dal governo e dal re Giorgio II l’autorizzazione a fondare una nuova provincia sotto amministrazione fiduciaria nel territorio che all’epoca separava la Carolina del Sud e la Florida spagnola. Tutto ad un’unica condizione: le spese sarebbero state unicamente ed esclusivamente sue.
Il primo viaggio di James Oglethorpe ci fu proprio nei primi mesi del 1732. Secondo le fonti, il 12 febbraio di quell’anno fece tappa in un villaggio di una tribù nativa, gli Yamacraw, scacciandoli con la forza. Il gesto è stato considerato retroattivamente come l’atto fondativo della Georgia (infatti il 12 febbraio si festeggia nell’odierno Stato americano il Georgia Day). In estate fece ritorno in Europa, accettando l’ordine reale per cui non gli sarebbero stati garantiti, in caso di fondazione della colonia, né privilegi, né proprietà. Il politico inglese ripartì e in novembre raggiunse con 114 coloni Charleston, in South Carolina.

Forte del supporto dei coloni della Carolina meridionale e dei nativi americani alleati, James Oglethorpe condusse una spedizione esplorativa lungo il fiume Savannah. Quelli erano territori sui quali i coloni europei non erano riusciti a mettere le mani, se non incontrando l’ostilità delle tribù native. Il 12 febbraio, ma del 1733, fondò Savannah, la prima città georgiana.
Per la tredicesima colonia britannica in Nord America, Oglethorpe aveva in mente di modellarla come una sorta di utopia. Ad esempio proibì la schiavitù e abolì le distinzioni e i privilegi di classe caratteristici dell’originaria società inglese. Benché il proposito con cui egli partì dall’Inghilterra fosse quello di garantire un futuro a insolventi e galeotti, nessuno fra loro partecipò alla costituzione della colonia.

Oglethorpe era un nobile inglese di metà Settecento, e come tale non poteva svincolarsi dalle influenze illuministe del suo tempo; dichiarò che la sua Georgia fosse aperta a chiunque avesse desiderato stabilirvi, senza discriminazioni religiose o etniche. Si pose a difesa dei diritti nativi – curioso, visto come iniziò l’avventura nel 1732 – perseguitando chiunque li attaccasse o raggirasse. Ma questo approccio libertario gli inimicò un gran numero di persone, in particolar modo fra coloro che sostenevano le ragioni dello schiavismo.
Gli schiavi che fuggivano dalla Carolina del Sud trovavano riparo in Georgia, anziché nelle colonie ispaniche. Ciò era fonte di irritazione per alcuni proprietari terrieri. Il bando della schiavitù, inoltre, limitava la forza lavoro in loco; e fu per questo che alcuni investitori rivolsero il loro sguardo nelle colonie americane più a nord. Nel 1750, quando Oglethorpe cedette l’amministrazione della Georgia ad un delegato della Corona, il sistema schiavistico fece la sua comparsa anche qui.




