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Foto del giorno: i Pink Floyd a Venezia, ma a che prezzo...

Foto del giorno: i Pink Floyd a Venezia, ma a che prezzo…

Fotografia di anonimo, Venezia, Italia, 15 luglio 1989. Al centro della laguna di Venezia, precisamente nel bacino di San Marco, si distingue il palcoscenico allestito in occasione del concerto dei Pink Floyd. Si trattò di un episodio fra quelli in cui alla fine mille fattori di grande importanza fanno brodo, donando all’evento un alone quasi leggendario. Sia chiaro, nel bene come nel male. A suo modo ciò che accadde a Venezia in quella metà di luglio di un anno tutto fuorché anonimo ha scritto una pagina indelebile di storia contemporanea. Sì, dato che l’esibizione, alla fine dei conti, non si risolse solo in un grande e partecipato evento musicale; no si andò oltre.

Foto del giorno: i Pink Floyd a Venezia, ma a che prezzo...

Divenne un caso – locale, nazionale e internazionale assieme – simbolo di tutte le contraddizioni di una città fragile e, allo stesso tempo, costantemente esposta alla pressione del turismo di massa e della spettacolarizzazione. Tematiche attualissime, come potete constatare.

L’idea nacque all’interno dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonio Casellati, convinta che Venezia dovesse “aprirsi alle nuove tendenze”, anche a costo di forzare i confini del proprio ruolo storico e simbolico. Il concerto gratuito doveva svolgersi originariamente in Piazza San Marco ed essere trasmesso in mondovisione. Fin dall’annuncio, però, la città si spaccò: da un lato l’entusiasmo di chi vedeva nei Pink Floyd un’occasione irripetibile di visibilità globale. Ma dall’altro, la ferma opposizione di molti residenti, intellettuali e funzionari dei beni culturali, preoccupati per i rischi strutturali e per la coincidenza con la Festa del Redentore, uno dei momenti più sentiti della tradizione veneziana.

Attenzione però, perché le critiche non erano solo ideologiche. Il sovrintendente ai beni culturali pose un vero e proprio veto a pochi giorni dall’evento, paventando danni ai mosaici della Basilica di San Marco a causa delle vibrazioni sonore e persino il rischio di cedimenti del suolo sotto il peso della folla. Come ricordò al New York Times l’ex commissario al turismo Augusto Salvadori, i centri storici non dovrebbero ospitare spettacoli incompatibili con la loro natura: se rock doveva essere, che fosse uno stadio, non la piazza simbolo della Serenissima.

Pink Floyd band rock

Il compromesso arrivò solo in extremis. I Pink Floyd accettarono di ridurre il volume da circa 100 a 60 decibel e di esibirsi su un palco galleggiante ancorato nel Bacino di San Marco, a circa 200 metri dalla piazza. Lo spettacolo, ripreso dalla RAI, andò in onda in oltre 20 paesi, raggiungendo un pubblico stimato di quasi 100 milioni di persone.

La sera del concerto Venezia era letteralmente invasa. Oltre 200.000 persone si riversarono tra Piazza San Marco, le calli e il bacino acqueo antistante il palco. Attorno alla piattaforma galleggiante si affollarono sandali, sanpierotte e altre imbarcazioni tradizionali. Qualche racconto dell’epoca arriva addirittura a definire l’episodio “surreale, a metà tra la festa popolare di una grande realtà urbana e un assedio civile”. Sono parole forti, ammettiamolo. Dal punto di vista musicale, per molti fu un evento memorabile. Uno dei concerti più suggestivi mai visti, amplificato dalla cornice unica della laguna.

Pink Floyd laguna Venezia

Dietro le quinte, però, la situazione era tutt’altro che idilliaca. La diretta televisiva imponeva tempi rigidissimi, e per questo si accorciarono diversi brani (per non parlare di quelli esclusi dalla scaletta). David Gilmour ricordò in seguito la tensione costante, con un grande orologio digitale davanti ai musicisti e l’obbligo di interrompere i pezzi per rispettare la scaletta satellitare. A tutto questo si aggiunse il caos organizzativo. Secondo la band, il Comune non garantì i servizi promessi, dai bagni chimici alla gestione della sicurezza.

Il vero disastro si consumò nelle ore e nei giorni successivi. Venezia si svegliò sommersa da circa 300 tonnellate di rifiuti, tra bottiglie, lattine e detriti. A ciò si aggiungeva un carico da 90, anzi, da 500, come i metri cubi di vetro da dover smaltire. L’assenza di servizi igienici portò molti spettatori a utilizzare muri e monumenti come bagni improvvisati. L’indignazione dei residenti esplose apertamente quando il sindaco tentò un riavvicinamento pubblico. Quasi certamente fra di voi c’è qualcuno che ricorderà il coro unanime Avete trasformato Venezia in un cesso.

Pink Floyd bacino San Marco immondizia

A cascata, arrivarono le conseguenze politiche. Casellati e l’intera giunta comunale si dimisero. Né i primi, né gli ultimi a dover pagare l’amaro conto presentato dalla gestione di Venezia. I Pink Floyd, loro malgrado, finirono per essere ricordati come la band che “fece cadere il governo di Venezia”.