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Il collare chiodato dei cani nasce nell'antica Grecia: per quale motivo?

Il collare chiodato dei cani nasce nell’antica Grecia: per quale motivo?

Il cane da pastore o da caccia in epoca antica svolgeva mansioni indispensabili per la sopravvivenza della comunità rurale. Spesso questo ruolo, che si declinava nella protezione del gregge così come nel supporto in fase di caccia, comportava degli inevitabili rischi per l’animale. Insomma, ciò li esponeva a uno dei pericoli più temuti in molte regioni dell’Eurasia: l’attacco dei lupi. Ebbene, nell’antica Grecia inventarono il collare chiodato proprio per questo motivo, anche se la storia è leggermente più complessa di così.

Il collare chiodato dei cani nasce nell'antica Grecia: per quale motivo?

Il lupo, predatore sociale e intelligente, sviluppò strategie efficaci anche contro i cani. Le fonti antiche e l’osservazione etologica moderna concordano su un punto: il lupo tende ad attaccare alla gola, mirando alla trachea e alle arterie carotidi. Un morso ben assestato in quella zona significa nove volte su dieci morte assicurata. La vulnerabilità del collo rese evidente, molto presto, la necessità di una specifica protezione.

Già nell’Egitto faraonico esistevano collari per cani. Rilievi e pitture tombali del Medio e Nuovo Regno sono la dimostrazione grafica di ciò. Eppure sulle sponde del Nilo il collare aveva una funzione prettamente estetica, al massimo simbolica. Eventuali scoperte archeologiche potrebbero smentirmi, ma ad oggi non risulta che fosse pensato come strumento difensivo contro predatori.

collare chiodato mosaico pavimento cane

Quindi, a voler individuare l’area geografica in cui avvenne il vero salto concettuale, bisogna spostarsi verso nord, attraversando l’Egeo. È qui, nella Grecia antica, che il collare si evolve in un dispositivo di protezione.

Autori come Senofonte, nel Cynegeticus, descrivono l’uso sistematico di cani nella caccia e nella difesa delle proprietà rurali, e alludono alla necessità di proteggerli dai morsi dei lupi. La soluzione fu semplice e geniale: irrobustire il collare e dotarlo di punte metalliche sporgenti. In questo modo, il lupo che tentava di afferrare la gola del cane finiva per ferirsi gravemente alla bocca e al muso. Il collare chiodato trasformò quindi il punto debole del cane in una trappola per l’aggressore.

collare chiodato cane nella Roma antica

Come per tutto il resto della conoscenza ellenica, i Romani ereditarono e perfezionarono l’idea. Lucio Giunio Moderato Columella (I secolo d.C.), nel De re rustica, raccomanda esplicitamente collari pesanti e chiodati per i cani da gregge, sottolineando la loro efficacia contro i lupi. Non potevano mancare autori del peso di Varrone e Plinio il Vecchio, i quali menzionano cani da pastore armati di collari ferrati.

collare chiodato cane pietrificato Pompei

È in questo contesto che si inserisce la tradizione dell’Italia centrale. In zone appenniniche caratterizzate dalla transumanza e dalla presenza storica del lupo, questi collari hanno continuato a essere utilizzati senza soluzione di continuità dall’età romana fino all’evo moderno. I nomi dialettali “roccale” o “vreccale” designano proprio questo oggetto. La sola persistenza di questi termini testimonia la continuità culturale millenaria, in cui una soluzione elaborata nell’antichità classica si è dimostrata così efficace da sopravvivere quasi immutata fino ai nostri giorni. È praticamente il sogno proibito di qualunque inventore.