Almanacco del 2 febbraio, anno 1207: come Stato ecclesiastico all’interno del Sacro Romano Impero, viene istituita la Terra Mariana (latino medievale per “Terra di Maria”), nome ufficiale con cui si indica la Livonia medievale. In pratica il 2 febbraio 1207 si costituì una nuova entità statale nella regione baltica, comprendente gli odierni territori di Estonia e Lettonia.

La prima e più importante premessa è che non si trattò, contrariamente a quanto ipotizzabile, della fondazione improvvisa di uno Stato nel senso moderno del termine. Fu invece la legittimazione istituzionale di una conquista già in atto, maturata nel contesto della crociata livoniana. Ricordate? Fu una delle ultime grandi imprese di cristianizzazione armata dell’Europa. In quel momento, le regioni corrispondenti all’odierna Estonia e Lettonia erano state in larga parte assoggettate militarmente da crociati tedeschi e danesi. Tuttavia mancavano ancora di una cornice politica e giuridica stabile che ne giustificasse il dominio agli occhi della cristianità occidentale.
Il riconoscimento del 1207 avvenne sotto l’impulso del vescovo Alberto di Riga, figura centrale della conquista baltica. Egli ottenne che i territori sottomessi fossero dichiarati stato ecclesiastico imperiale. Questo passaggio fu cruciale: da un lato inseriva la Livonia nel sistema feudale del Sacro Romano Impero, dall’altro sanciva che il dominio sulla regione fosse fondato non su un diritto dinastico, ma su una missione religiosa, rendendo la guerra contro le popolazioni pagane una prosecuzione legittima della crociata.

Seconda premessa da fare. L’atto del 2 febbraio 1207 non chiuse la fase bellica, ma la trasformò da spedizione militare a progetto di organizzazione permanente del territorio. E le conseguenze di questa decisione furono profonde e durature.
Innanzitutto, per ribadire la non statualità della Terra Mariana, essa nacque come un mosaico di poteri feudali. Quindi vescovati, arcidiocesi, domini cavallereschi e, in parte, territori controllati direttamente dalla corona danese. La frammentazione fu il risultato di un compromesso tra due forze concorrenti. La Chiesa, che rivendicava l’autorità spirituale e temporale sulle nuove terre cristianizzate. E i Cavalieri portaspada, ordine militare sotto la direzione di Alberto di Riga che aveva materialmente condotto la conquista.
Un’ulteriore conseguenza diretta fu il rafforzamento del legame tra la Livonia e il papato. Questo processo culminò nel 1215, quando papa Innocenzo III, durante il IV Concilio Lateranense, dichiarò la Terra Mariana possesso diretto della Santa Sede, sottraendola almeno simbolicamente all’autorità imperiale.

Nel lungo periodo, l’assetto nato nel 1207 determinò sia la forza sia la fragilità della Livonia medievale. Da un lato, la presenza di città anseatiche come Riga e Reval, dotate di ampia autonomia, favorì lo sviluppo economico e l’integrazione nei traffici del Baltico. E questa è una nozione che ben abbiamo assorbito con l’approfondimento dedicato alla Lega Anseatica. Ma dall’altro, come spesso accade in casi analoghi, la frammentazione del potere rese la Terra Mariana vulnerabile alle pressioni esterne e alle lotte interne.

Anche dopo la trasformazione dell’ordine dei portaspada nell’Ordine Livoniano (1237) e la sua progressiva emancipazione dal ramo prussiano dei Teutonici, il sistema rimase instabile. Non è un caso che, di fronte alle grandi potenze emergenti del XVI secolo – Russia, Svezia, Polonia-Lituania – la Confederazione di Livonia, erede diretta della Terra Mariana, crollasse definitivamente nel 1561. Non prima di aver condotto qualche processo un po’ sopra le righe: sì, sto parlando di QUEL processo alla statua della Vergine Maria.




