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La "scucchia" di George Washington

La “scucchia” di George Washington

Non me ne vogliano coloro i quali leggono questo articolo dal nord o dal sud Italia, ma tra “scucchia” e “progenismo mandibolare” sceglierò sempre il termine meno tecnico fra i due. Detto ciò, uno dei personaggi storici più noti ad aver sofferto di questa condizione asimmetrica fu George Washington, padre fondatore della nazione americana e primo presidente degli Stati Uniti.

La "scucchia" di George Washington

George Washington soffrì di gravi problemi dentali fin da giovane. Già poco più che 20enne aveva iniziato a perdere i denti in modo progressivo e irreversibile, probabilmente a causa di una severa malattia parodontale, aggravata da infezioni ricorrenti, ascessi e dalle pratiche odontoiatriche dell’epoca, che prevedevano quasi sempre l’estrazione come unica soluzione al dolore. Alla vigilia della sua elezione (1788), Washington conservava ormai un solo dente naturale. Di lì a poco, avrebbe rinunciato anche ad esso.

Suddetta condizione riguardava tanto la salute, quanto l’immagine pubblica. Nell’America, ma in generale ovunque nel mondo alla fine del XVIII secolo, l’aspetto fisico di un leader aveva un forte valore simbolico. Washington era ben consapevole dell’importanza di apparire autorevole e composto.

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Durante la cerimonia di insediamento e per i ritratti ufficiali, si racconta che imbottisse le guance con cotone per mascherare l’assenza dei denti e mantenere una fisionomia più regolare. Peccato che il risultato è quello che notiamo ancora oggi: la sporgenza dell’arcata dentale inferiore. Dicasi “scucchia”.

Nonostante la fama di uomo stoico e riservato, dalle sue lettere emerge chiaramente quanto soffrisse per questa menomazione. Non solo dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto psicologico.

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Nel tentativo di rimediare, Washington si affidò a diversi dentisti, sperimentando dentiere rudimentali, spesso dolorose e instabili. La svolta arrivò quando conobbe John Greenwood, considerato uno dei pionieri dell’odontoiatria statunitense. Greenwood progettò per lui alcune delle protesi più avanzate dell’epoca. Strutture complesse composte da denti intagliati in avorio di ippopotamo o di elefante, fissati su basi metalliche e tenuti insieme da molle d’oro che sfruttavano la pressione della mascella per restare in posizione.

Contrariamente a una leggenda molto diffusa, le dentiere di Washington non erano fatte di denti umani (né tantomeno di legno). Sebbene all’epoca fosse comune l’uso di denti prelevati da cadaveri o acquistati da persone povere.

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Queste protesi, per quanto tecnologicamente avanzate per il tempo, erano tutt’altro che comode. Sì, dato che alteravano la forma del viso, rendevano difficile parlare o mangiare e causavano dolore costante. Eppure il primo presidente statunitense le considerava oggetti di grande valore, sia per il costo elevatissimo sia per l’importanza che avevano nel permettergli di svolgere le sue funzioni pubbliche. Non a caso, secondo una tradizione attestata da fonti ottocentesche, Washington fu sepolto con una delle sue protesi. Testimonianza solare di quanto essa fosse ormai parte integrante della sua identità.