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Sir Hamilton e il pranzo sul cratere del Vesuvio

Sir Hamilton e il pranzo sul cratere del Vesuvio

Già quando gli abitanti campani lo chiamavano Vesuvius e il 79 d.C. ancora non era giunto, il vulcano che domina il panorama offerto dal golfo di Napoli appariva sia come un affascinante portento della natura, sia come un temibile agente distruttore. L’attrattiva è rimasta immutata nel tempo e ha interessato tutte le genti che su questa parte della penisola hanno messo piede. Sir William Hamilton, ambasciatore britannico a Napoli, non fu né il primo, né l’ultimo a esplicitare l’ascendente che il vulcano ha esercitato. Forse il diplomatico esagerò con questo trasporto (o forse no), visto che nella seconda metà del Settecento arrivò addirittura a organizzare un pranzetto veloce sul cratere del Vesuvio.

Sir Hamilton e il pranzo sul cratere del Vesuvio

Sir William Douglas Hamilton (1730-1803) legò a doppio filo la sua carriera professionale con la città di Napoli. Per ben 36 anni – dal 1764 al 1800 – servì come ambasciatore inglese nella capitale del regno borbonico, potendo tuttavia coltivare in serenità, oltre che con grande profitto, le sue più grandi passioni. Fra queste spiccavano l’archeologia, l’antiquariato, lo studio della storia e, ultima ma non per importanza, la vulcanologia.

Per decenni il nostro Sir Hamilton esaminò approfonditamente il Vesuvio. Raccolse una quantità straordinaria di materiali, fra campioni di lava, ceneri, pietre, specie vegetali endemiche; puntualmente suddette prove finivano nelle sale della Royal Society di Londra, contribuendo all’accrescimento del sapere su temi che fino ad allora erano passati per lo più in sordina. L’impegno partenopeo valse a William Hamilton lo status di celebrità scientifica su scala continentale.

cratere del Vesuvio Sir Hamilton

Ma ehi, ciò che distinse gli intellettuali settecenteschi da tutti gli altri pari nel corso della storia fu la sete estrema e implacabile di conoscenza anche al costo di rischiare la vita nei modi più assurdi. Di prove in questa sede ne abbiamo raccolte parecchie. Un bel giorno l’ambasciatore britannico invitò colleghi, aristocratici, funzionari, persone della “buona società” insomma, a compiere una bella passeggiata fin sopra il cratere del Vesuvio. Tutto ciò all’indomani di un’eruzione, quindi in un momento di instabile attività vulcanica.

Cosa poteva andare storto? Beh, tante cose… eppure filò tutto liscio. Il gruppone arrivò stremato sulla bocca del vulcano. Con lo stomaco vuoto e poca voglia di attendere, le persone iniziarono a tirar fuori pagnotte, torte rustiche, e prelibatezze di ogni genere. Esistono resoconti scritti dal pugno di chi quel giorno partecipò alla scalata nei quali si descrisse il pasto sul cratere del Vesuvio come “scomodo”, e pur tuttavia come estremamente suggestivo, dato che si mangiò “nelle viscere della terra“. Negli stessi resoconti si allude al fatto che il cibo, poggiato sul terreno vulcanico incandescente, prese a cuocersi da solo. Inoltre i fumi causarono ripetuti colpi di tosse ai presenti.

cratere del Vesuvio dipinto Hamilton Napoli

Per coronare alla perfezione l’esperienza direttissima sul cratere del Vesuvio, Sir Hamilton tenne anche una lezioncina sul funzionamento del vulcano. In seguito realizzerà dei dipinti illustrativi dell’episodio (qui sopra un esempio), contribuendo a miticizzarlo. A noi magari sembrerà una follia – e in parte lo fu, ammettiamolo – ma l’intera situazione trovava giustificazione nel più ampio contesto storico. Erano gli anni del Grand Tour e dei viaggi aristocratici alla scoperta delle meraviglie classiche del Mediterraneo.

Uomini come Hamilton avevano tutto l’interesse, economico e reputazionale, nello “stupire” chi sceglieva di intraprendere il viaggio. Sarebbero stati gli stessi soggetti che, magari un domani, avrebbero potuto finanziare le sue ricerche scientifiche, oltre che spendersi a suo favore in sede pubblica. Sono cose che contano oggi, figuriamoci un tempo.