Gli archeologi hanno scoperto un insolito rituale funebre romano in Gran Bretagna. Circa 1.800 anni fa le persone addette a preparare i corpi per la sepoltura realizzavano una pasta molto simile al gesso e la spalmavano sui cadaveri. Mentre eseguivano tale manovra, lasciavano anche delle impronte digitali sui corpi, impronte che sono visibili ancora oggi.
Un insolito rituale di sepoltura romano a base di gesso

Il team di ricercatori coinvolto nel progetto Seeing the Dead presso l’Università di York ha deciso di indagare su questa misteriosa pratica romana che prevedeva di usare gesso liquido per riempire le bare di pietra e piombo dei defunti vissuti nello Yorkshire durante l’Impero Romano.
Il gesso è un minerale a base di calcio. Solitamente gli antichi Romani lo usavano per preparare l’intonaco e il cemento. Se riscaldato e mescolato con acqua, il gesso diventa liquido. Proprio questo liquido denso, se versato su un cadavere, si indurisce, trasformandosi in gesso duro e lasciando dietro di sé un’impronta del defunto. Il che ricorda un po’ quanto avvenuto per i calchi di Pompei.
Finora, nella zona dello Yorkshire, i ricercatori hanno scoperto almeno 45 sepolture a base di gesso liquido. Ovviamente ne hanno esaminata una e hanno scoperto come questo gesso liquido era applicato.

La sepoltura in questione era un sarcofago di pietra trovato negli anni Settanta del XIX secolo. Solo che finora nessuno aveva mai studiato tale sarcofago. Ebbene: l’esame ha permesso di stabilire che qualcuno aveva spalmato a mano questo gesso liquido sul cadavere.
Maureen Caroll, archeologa presso l’Università di York e principale ricercatrice del progetto Seeing the Dead, ha spiegato che quando hanno sollevato l’involucro e hanno iniziato i lavori di pulizia, ecco che hanno scoperto la presenza dell’impronta di una mano.
Tale impronta non era mai stata evidenziata finora, anche perché nessuno aveva rimosso l’involucro del sarcofago fino a questo momento. Carroll ha poi aggiunto che, in precedenza, avevano pensato che il gesso liquido fosse stato riscaldato ad almeno 150 gradi Celsius prima di essere versato sul corpo.

Ma la presenza di quell’impronta digitale indica che, probabilmente, la miscela di gesso era una pasta morbida che qualcuno aveva spalmato sul corpo nella bara. Il gesso era steso estremamente vicino ai bordi della bara. Il che spiega perché nessuno aveva notato quelle impronte. Questo almeno fino alla rimozione dell’involucro dalla bara. Tuttavia lo studio è ancora in corso: la speranza è ora di riuscire a estrarre resti di DNA dall’impronta della mano.




