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Una notte di sonno continuo? È un’abitudine moderna

Dormire una notte di sonno continuo? Al netto di insonnia, vicini rumorosi e problemi affini, si tratta di un’abitudine moderna. Il che potrebbe spiegare perché molti di noi continuano a svegliarsi alle 3 del mattino, chiedendosi perché mai non riescano a fare una tirata fino al suono della sveglia.

Niente sonno continuo in passato

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Crediti foto: @Frederic Leighton, Public domain, via Wikimedia Commons

A quanto pare, per gran parte della storia umana, un sonno continuo di 8 ore non era affatto la norma. In realtà le persone dormivano per due turni a notte, chiamati “primo sonno” e “secondo sonno”. Ciascun segmento di sonno durava diverse ore ed era separato da un intervallo di veglia di un’ora o più nel cuore della notte.

Diversi documenti storici provenienti da Europa, Africa e Asia descrivono come, subito dopo il tramonto, le famiglie fossero solite andare a dormire presto. Si svegliavano poi verso mezzanotte per un po’ e poi tornavano a dormire fino all’alba.

Ma non pensiate che durante questo intervallo di mezzanotte le persone stessero a fissare il vuoto. Alcune persone si alzavano per andare ad attizzare il fuoco o per controllare gli animali. Probabilmente c’era chi metteva in cantiere il pasto del giorno dopo, mentre c’era anche chi rimaneva a letto a pregare. C’era chi sfruttava queste ore tranquille per leggere, scrivere, studiare o anche socializzare con famigliare e vicini.

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Crediti foto: @Pierre Puvis de Chavannes, CC0, via Wikimedia Commons

Pure Omero e Virgilio nelle loro opere parlano di un’“ora che pone fine al primo sonno”. Il che vuol dire che la notte su due turni di sonno era una pratica comune e antica. Tuttavia nel corso degli ultimi due secoli, il secondo sonno è scomparso. L’avvento dell’illuminazione artificiale ha modificato le abitudini di veglia e di sonno. Invece di andare a dormire poco dopo il tramonto, le persone hanno iniziato a rimanere sveglie fino a tarda sera grazie alla luce delle lampade a olio prima e poi dell’illuminazione a gas e della luce elettrica.

Andando a guardare la faccenda dal punto di vista biologico, la luce intensa notturna tende ad alterare il nostro ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico interno. Questo rende il nostro corpo meno propenso a svegliarsi dopo poche ore di sonno. Le luci accese in stanza tendono a sopprimere e ritardare la produzione di melatonina, ritardando l’inizio del sonno.

C’è da considerare anche che la Rivoluzione Industriale modificò non solo il modo in cui le persone lavoravano, ma anche le abitudini di riposo. Gli orari di lavoro in fabbrica incoraggiavano un unico blocco di riposo. E così all’inizio del XX secolo la pratica di dormire 8 ore ininterrotte aveva sostituito il ritmo secolare dei due periodi di sonno.

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Crediti foto: @Léon Bazille Perrault, Public domain, via Wikimedia Commons

Tutto ciò trova applicazione pratica anche nella medicina del sonno. Tenendo conto che i risvegli brevi durante il sonno sono normali, soprattutto quando stiamo per entrare nella fase REM del sonno, quella dei sogni, ecco ansia, noia o scarsa illuminazione tendono ad allungare la percezione del tempo. Per contro impegno e calda tendono a comprimerla.

Non dormendo più in due segmenti e privandoci di quell’intervallo fra i due in cui ci si alzava per fare qualcosa, ecco che adesso svegliarsi alle 3 del mattino spesso fa sembrare lento lo scorrere del tempo.

Per questo motivo la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia consiglia di alzarsi dal letto dopo circa 20 minuti di veglia, iniziare a svolgere un’attività tranquilla in penombra (come leggere) e poi tornare a letto quando si ha sonno. Sarebbe anche opportuno coprire l’orologi e non continuare a guardare l’ora.