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Viaggiare in carrozza nel XVIII secolo: cosa aspettarsi

Viaggiare in carrozza nel XVIII secolo: cosa aspettarsi

Nell’immaginario collettivo il viaggio in carrozza è spesso associato all’agio, alla possibilità di compiere tragitti più o meno lunghi in condizioni favorevoli. Nella realtà le cose erano molto diverse: non si trattava di viaggi rilassanti all’insegna della comodità, come ci testimonia W. A. Mozart in una lettera del 1780 al padre. Eppure i progressi compiuti nel secolo dei lumi rispetto al sistema dei traporti erano molteplici.

Viaggiare in carrozza nel XVIII secolo: cosa aspettarsi

In una lettera al padre Leopoldo, inviata l’8 novembre del 1780, Mozart riferisce delle scomodissime condizioni di un viaggio affrontato, per raggiungere da Wasserburg, Monaco, un percorso di circa 55 km. Un arrivo a destinazione che il famoso musicista definisce “fortunato e piacevole“. Fortunato perché nonostante le condizioni del mezzo utilizzato e della strada percorsa, non si erano verificati incidenti o inconvenienti spiacevoli. Questi ultimi erano pressoché all’ordine del giorno quando si intraprendeva un viaggio in carrozza, specialmente se lungo.

Definisce il suo arrivo piacevole, proprio perché nonostante si trattasse di una distanza breve da percorrere, il viaggio si rivelò insopportabile aumentando così il desiderio di arrivare a destinazione. Non riuscì a chiudere occhio durante la notte, la carrozza non assorbiva gli urti e gli scossoni, i sedili erano rigidi, di essere stato costretto ad aggrapparsi più volte alle cinghie evitando di sedersi. Mozart, nelle righe rivolte al padre, si dice sorpreso di essere arrivato Monaco con tutte le ossa intatte. Un viaggio che gli servirà da monito dato che esprimerà esasperato, l’intento di viaggiare a piedi che non con una diligenza.

carrozza, Mozart

Ed ecco che viene rivelato il tipo di mezzo utilizzato dal musicista: non una carrozza privata ma una diligenza. Una carrozza trainata da quattro o sei cavalli, che dovevano essere sostituiti presto, destinata al trasporto pubblico e anche postale. Il suo uso si consolidò proprio durante il XVIII secolo e seppure lente, garantivano il collegamento tra le città europee. Anche i prezzi di una corsa andarono moderandosi gradualmente così da permettere a un target più ampio di accedere al servizio.

Di notevole importanza è il dato che segnala che si viaggiava anche di notte: non era usale specialmente nei secoli precedenti. Le strade non versavano in condizioni ottimali, non sempre si agiva con una manutenzione puntuale e perciò le strade brulle aumentavano il rischio di incidenti. Una variabile altamente incisiva sull’andamento di un viaggio era il meteo: le piogge, la neve o il caldo afoso. Le carrozze passeggeri, grandi e pesanti, viaggiavano a una velocità ridotta, coprivano pochi km giornalieri e la pioggia rappresentava il più problematico degli inconvenienti. Non di rado in quel caso era necessario scendere e spingere la carrozza fuori dal pantano.

carrozza, diligenza postale restaurata

Le diligenze postali erano molto più veloci anche perché più leggere: quindi se una pubblica impiegava 3 settimane per coprire la tratta Vienna-Parigi, la postale ne impiegava circa 2. In realtà se il materiale da consegnare si rivelava di estrema importanza i tempi di consegna di dimezzavano a dir poco, facendo ricorso ad altri mezzi e sistemi. Anche viaggiare in carrozze lussuose era comunque sfiancante, un’esperienza non priva di pericoli: attacchi di briganti, locande fatiscenti per non parlare delle condizioni igieniche.