Storia Che Passione
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Morti strane, bizzarre e tragiche che hanno coinvolto alcuni elefanti

La Storia non è stata certo clemente con questi elefanti. Alcuni esemplari sono diventati famosi per via della singolarità della loro vita (spesso detenuti in cattività, loro malgrado), ma non solo: anche le loro morti si sono dimostrate essere alquanto bizzarre (e alcune volte evitabili).

Le strane morti di questi famosi elefanti

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Crediti foto: @Raffaello o Giulio Romano, Public domain, via Wikimedia Commons

L’elefante senza nome di Enrico III – Correva l’anno 1255 e il re di Francia pensò che fosse una buona idea regalare al re d’Inghilterra un elefante. Forse questo anche perché la Torre di Londra all’epoca ospitava svariati animali esotici.

Comunque sia, Enrico III stanziò un bel budget per far fronte alle necessità del pachiderma. Solo che a volte i soldi non bastano e dieta costosa non è per forza sinonimo di dieta sana. Infatti al posto di dare da bere acqua all’elefante, i suoi custodi gli davano un gallone di vino al giorno.

Ovviamente l’elefante, rimasto fra l’altro senza nome, morì nel giro di poco tempo. Lo seppellirono così nella Torre. Ma un paio di anni dopo, dopo averci rimuginato per un po’, re Enrico decise che l’animale meritava qualcosa di più. Così lo fece dissotterrare, in modo da riporre le sue ossa nella sacrestia dell’Abbazia di Westminster.

Annone – Nel 1514 Papa Leone X ricevette l’elefante Annone in regalo dal Portogallo. L’elefante passò felicemente due anni a Roma, vivendo in una casa costruita su misura per lui e sfilando periodicamente per la città.

Solo che ad un certo punto ebbe un problema di stipsi. Per risolvere la costipazione i medici del papa decisero di somministrargli un lassativo contenente oro. La somministrazione avvenne per via rettale. Quello che non sapevano è che questo preparato, che a quanto pare funzionava sugli esseri umani, era letale per gli elefanti. E infatti Annone morì, con tanto di sepoltura all’interno del Vaticano, per volere del pontefice.

Questa storia, però, ha un curioso sequel. All’epoca i fatti furono accuratamente documentati. Solo che nei secoli successivi ci si dimenticò di tale storia. Immaginatevi dunque la sorpresa degli operai quando, circa 450 anni dopo, mentre stavano facendo dei lavori di ristrutturazione si imbatterono nei resti di Annone. Non sapendo cosa fossero, pensarono si trattasse di un dinosauro.

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Old Bet – Old Bet era un elefante indiano, fra i primi ad arrivare in America. A quanto pare un contadino di nome Hachaliah Bailey la acquistò per sfruttarla come animale da circo. La portò con sé in viaggio lungo la costa orientale, facendola esibire previo pagamento da parte degli spettatori.

Questo almeno fino a quando quel 24 luglio del 1816, un altro contadino non decise di spararle col suo moschetto. Le autorità arrestarono Daniel Davis Jr, questo il nome dell’assassino, accusandolo però di violazione di proprietà privata. All’epoca non c’era nessun altro reato applicabile a lui. E lo rilasciarono pure senza processarlo.

Perché Davis uccise Old Bet? Nessuno lo seppe mai. Qualcuno parla di invidia nei confronti di Bailey, altri di difficoltà economiche. Comunque sia, se aveva pensato di fare un torto a Bailey si sbagliava di grosso. Bailey, infatti, continuò a guadagnare soldi sfruttando Old Bet anche da morta, facendosi pagare per esporre le sue ossa.

Jumbo – Jumbo era l’elefante da circo di PT Barnum. Se il nome vi ricorda qualcosa, è perché Disney si ispirò a lui per Dumbo. Comunque sia, Jumbo morì il 15 settembre 1885 a causa di un treno merci che lo travolse.

Secondo quanto raccontato da Barnum, il treno stava per investire Tom Thumb, un elefante più piccolo. Jumbo vide la minaccia e si buttò in mezzo, salvando Tom. Inutile dire che, probabilmente, la storia era falsa e faceva solamente parte del lavoro di Barnum come showman.

C’è anche chi, più cinico, sostenne che fu Barnum a inscenare tutto. Avendo notato che Jumbo sarebbe morto ben presto, aveva deciso di creare una storia per ammantare di gloria la sua dipartita.

Anche questa storia ha un sequel. Nel 2018, infatti, alcuni ricercatori decisero di analizzare i resti di Jumbo (Barnum lo aveva conservato). L’idea era quella di stabilire se fosse davvero malato e se fosse giunto alla fine dei suoi giorni. Non trovarono segni di malattie mortali, ma scoprirono che le sue articolazioni erano rovinate come quelle di un animale che aveva il doppio dei suoi anni.

I ricercatori scoprirono anche che l’impatto col treno non aveva fratturato nessun osso. La morte era sopraggiunta per le lesioni agli organi interni causate dall’impatto.

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Crediti foto: @Melville S. Munro, Public domain, via Wikimedia Commons

Tusko – Negli anni Sessanta la CIA si dedicava allo studio degli effetti dell’LSD sulla mente umana. Per qualche motivo noto a lui solo, Louis West, uno degli scienziati di questo team, decise che fosse opportuno studiare gli effetti dell’LSD sulla mente degli elefanti.

In realtà West seguiva una pista ben precisa. Gli elefanti maschi sono noti anche per entrare ciclicamente in uno stato di aggressività particolare, chiamato musth. Durante questa fase i loro livelli di testosterone aumento fino a 60 volte rispetto ai livelli normali. Secondo West era possibile che l’LSD scatenasse il musth negli elefanti.

Così, nel 1962, somministrò la molecola a Tusko, un elefante delle zoo del peso di 3 tonnellate. Considerate che Tusko pesava 40 volte più di un essere umano. Solo che West calcolò male la dose: al posto di moltiplicare la dose di LSD per 40, la moltiplicò per 3mila.

Cosa successe? Che Tusko non entrò in musth, ma si accasciò a terra e iniziò a defecare. Tuttavia non fu l’LSD a ucciderlo. Fu West, il quale iniziò a iniettargli diversi farmaci per contrastare gli effetti dell’LSD. Fu questo cocktail a ucciderlo.

Norma Jean – Nel 1972 un circo itinerante legò l’elefante Norma Jean a un albero nel parco di Oquawka, nell’Illinois. Solo che un fulmine colpì l’albero, folgorando a morte la povera elefantessa.

Il circo così levò le tende, proseguendo il suo tour e lasciandosi dietro un cadavere di 2.700 kg. Gli allibiti cittadini non sapevano cosa fare di quel corpo. Così decisero di costruire una buca profonda 3,6 metri, sfruttando una pala meccanica, in modo da creare una tomba dove seppellire l’elefantessa. Cinque anni dopo, poi, qualcuno raccolse 700 dollari per erigerle un monumento.