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Ludovico II, il re di Baviera che amava i castelli fiabeschi

Ludovico II è il re di Baviera che divenne famoso non tanto per la sua politica, quando per il fatto che era un fan appassionato dei castelli fiabeschi. Anzi, li amava così tanto che in molti lo considerano un sovrano che incarnava tutti gli estremi del Romanticismo tedesco. E sì, la costruzione del celebre castello di Neuschwanstein, quello che trovate in tutti i puzzle e che ha ispirato il castello della Disney, fu costruito proprio per suo volere.

I castelli da sogno di Ludovico II

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Crediti foto: @Ferdinand Piloty, Museo di Re Ludovico II, Wikimedia Commons

Ludovico II nacque nel 1845 nella famiglia regnante di Baviera, uno dei 39 stati della Confederazione tedesca. La Baviera confina con Austria e Svizzera e vanta tantissimi paesaggi da cartolina, con montagne, valli, laghi e foreste.

L’infanzia di Ludovico trascorse soprattutto nel castello di Hohenswangau. Il maniero era stato costruito dal re Massimiliano II, il padre di Ludovico. La sua architettura prediligeva le linee gotiche ed era pieno zeppo di affreschi che raffiguravano fiabe tedesche medievali. Fra di essi, uno che particolarmente affascinava Ludovico era quello di Lohenngrin.

Ma questo non fu l’unica scintilla che fece scattare l’amore di Ludovico per i castelli fiabeschi. Il fatto è che all’inizio del XIX secolo la Germania era diventata la culla del Romanticismo. E sappiamo tutti che questo movimento culturale dava la priorità alla fantasia e ai sentimenti. Tanto che per il vero aderente al Romanticismo intraprendere imprese in nome dell’arte, portandole a termine e qualunque costo e senza pensare a quanto potesse sembrare ridicola agli occhi altri, divenne uno stile di vita. E Ludovico si gettò anima e corpo in questo credo.

Ludovico II salì al trono nel 1864 quando il padre morì. Divenne re della Baviera a soli 18 anni. Non che fosse impreparato: Massimiliano lo aveva istruito severamente in tal senso. Solo che Ludovico non si aspettava di certo di ereditare il trono a un’età così giovane.

Come re, Ludovico si discostava decisamente dal suo predecessore. Non amava dare sfoggio di sé in pubblico, ma preferiva la solitudine. Era un sognatore che trascorreva ore e ore a vagabondare per le montagne. Inoltre idolatrava anche Guglielmo Tell.

Nonostante questo carattere particolare, che ben si adattava all’immaginario romantico di come avrebbero dovuto essere un principe, i bavaresi lo amavano. E questo nonostante rifuggisse le parate militari, preferendo la musica, il teatro e la cultura dell’antica Grecia.

Proprio grazie alla sua passione per la Grecia, divenne un amico di Richard Wagner. Uno degli altri modelli a cui Ludovico si ispirava era Luigi XIV di Francia. Se quest’ultimo era stato il Re Sole, Ludovico si considerava il Re della Luna. Per tale motivo imitava il sovrano francese, ostentando le sue ricchezze, trascorrendo le sue giornate nel lusso, facendosi vedere poco in giro di giorno e passando le notti a gozzovigliare al chiaro di luna.

Tuttavia il regno di Ludovico fu caratterizzato da un certo contrasto. Lui disprezzava la vita pubblica e non voleva essere al centro dell’attenzione. Ma il suo bell’aspetto, il suo amore per le arti, il suo essere eccentrico, la sua ricchezza e il fatto di essere un mecenate facevano sì che la gente continuasse a prestargli attenzione.

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Crediti foto: @Joseph Albert

Le voci su di lui sostenevano che una volta, dovendo indossare un elmo, si rifiutò di farlo per non rovinarsi i capelli. Quando possibile, cercava di evitare le cene di stato, preferendo cenare con il suo cavallo. E si diceva che preferisse gli uomini, cosa che causava non poche preoccupazioni in chi cercava di farlo sposare al più presto possibile per generare un erede.

Qualcuno sostenne anche che la sua amicizia con Richard Wagner fosse un qualcosa di più che semplice ammirazione artistica. Comunque sia, nel 1867 Ludovico II fu promesso in sposa alla duchessa Sofia, la cugina. E pure lei era una fan di Wagner.

Solo che Ludovico non riusciva a sopportare l’idea del matrimonio e lo continuò a rimandare fino a quando non ruppe il fidanzamento. Intanto, con il sostegno del sovrano, Wagner costruiva il teatro di Bayreuth.

Ma Ludovico non volle essere da meno e iniziò a spendere soldi in svariati progetti architettonici. Costruì diversi castelli, ispirati a miti e leggende medievali, ma reinterpretati nel più puro spirito romantico.

Grazie a lui possiamo ammirare i castelli di Neuschwanstein, Linderhof e Herrenchiemsee, tutti ispirati da Wagner e Luigi XIV. Alla fine Ludovico decise di vivere nel castello di Linderhof, semplicemente perché finirono di costruirlo prima di Neuschwanstein. Il palazzo di Linderhof si ispirava a Versailles, tanto da presentare un’architettura neo-rococò e ampi giardini. E c’erano elementi derivanti da Wagner, come la capanna della Valchiria e una Grotta di Venere ispirata a Tannhauser.

Pure Neuschwanstein era ispirato da Wagner. Anzi: Ludovico per realizzare gli interni convocò scenografi e non architetti, riempiendo le stanze di affreschi tratti da Tristano e Isotta, Lohengrin, Parsifal e Tannhauser. L’esterno è altrettanto spettacolare, tanto che la Disney decise poi di usarlo per il Castello della Bella Addormentata.

Ma dopo vent’anni di governo, il principe delle fiabe non era più così amato. I bavaresi erano delusi da lui: le loro montagne erano punteggiate di castelli incompiuti e anche se il re aveva usato fondi suoi e non statali per tali progetti, ecco che avere un sovrano indebitato non era una cosa auspicabile.

Inoltre continuava a snobbare gli affari di Stato, tanto che i suoi ministri cominciarono seriamente a meditare di deporlo, accusandolo di follia. Convocarono quattro medici, ma nessuno di questi visitò effettivamente il re.

Le prove degli psichiatri dimostrarono che Ludovico evitava il pubblico, se ne stava rintanato nel suo studio elaborando progetti architettonici, che vagabondava per le montagne e che pretendeva che si organizzassero spettacoli teatrali per suo uso e consumo. Inoltre lo accusarono anche di comportamenti imprevedibili, con scoppi dira o petulanza. A far però approvare la decisione di far abbandonare il trono, fu il fatto che Otto, il fratello minore del re, soffriva di attacchi di una malattia mentale.

Così nel 1886 Ludovico fu deposto. E qui la storia si complica, avvolta nel mistero. A prenderlo in custodia furono le autorità locali, fra cui il dottor Gudden, non senza qualche tafferuglio. Gudden, che si occupava delle cure del re, lo accompagnò a fare una passeggiata nel parco del castello di Berg, dalle parti di Monaco.

Tuttavia quando i due non fecero ritorno, ecco che scattarono le ricerche. Che però finirono tragicamente: trovarono i corpi dei due uomini nel lago di Sarnberg. Nonostante l’acqua fosse relativamente bassa, arrivando appena alla vita di un uomo, i due erano morti annegati.

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La versione ufficiale parla di suicidio, ma qualcuno fece notare che, forse, il deposto re stava cercando di fuggire dalla nuova prigionia, morendo accidentalmente annegato durante il tentativo. O forse il re lottò con il medico ed entrambi annegarono. Ma c’è anche chi sostenne che assassinarono Ludovico.

Alcuni pescatori del lago riferirono di aver udito degli spari. Solo che sul corpo del re non c’erano ferite di armi da fuoco, mentre il corpo di Gudden mostrava segni di un colpo alla testa e di strangolamento.

Ma anche la teoria dell’annegamento era quanto meno opinabile: non c’era acqua nei polmoni di Ludovico. Decenni dopo, però, una contessa bavarese sostenne di avere in sua custodia il cappotto con cui Ludovico era morto. E in questo cappotto ci sarebbero stati due fori di proiettile sulla schiena. Solo che nessuno potrà mai esaminare tale cappotto perché contessa e cappotto andarono perduti in un incendio. Ludovico era morto così come era vissuto: avvolto nel mistero.