No, per quanto amiamo Rick Riordan e Percy Jackson, purtroppo la scritta Hollywood non nasconde uno degli ingressi agli Inferi. La storia di questa scritta, infatti, pur essendo comunque molto interessante, è decisamente meno fantasiosa e sovrannaturale.
Tutto quello che volevate sapere sulla scritta Hollywood

Prima di tutto: non si può arrivare fin sotto la scritta Hollywood. O meglio: si può, ma solo il personale autorizzato. Nei film spesso si vedono persone arrampicarsi e arrivare fin lassù. Ebbene, non è possibile: l’accesso è vietato, con tanto di sbarre e telecamere di sorveglianza.
Detto questo, la scritta Hollywood è inconfondibile: dalla collina sopra Los Angeles domina sulla città sin dal 1923, con le sue grandi lettere bianche in stampatello. All’epoca un’area nota come Hollywood iniziò ad attirare una folta comunità, grazie alla fiorente industria cinematografica.
Registi e aspiranti attori erano attirati dalla zona come api con i fiori. In effetti, il primo studio cinematografico di Hollywood aprì i battenti sul Sunset Boulevard nel 1911. All’epoca Hollywood era uno spettacolo sfavillante, ma regolato da regole rigide dettate dagli Studios. Cinque di essi dominavano l’industria cinematografica, iniziando a esercitare un controllo senza precedenti sulla vita degli attori.
Nel quartiere sorsero ben presto palazzi sfarzosi dedicati al cinema, come il Grauman’s Egyptian Theater nel 1922 e il Grauman’s Chinese Theater nel 1927. La crescita dovuta al settore cinematografico diede una nuova spinta anche al settore immobiliare.
Così all’inizio degli anni Venti, i magnati delle ferrovie Eli P. Clark e Moses Sherman, insieme a Harry Chandler, editore del Los Angeles Times e agli immobiliaristi Tracy E. Shoults e Sidney H. Woodruff collaborarono per costruire un complesso residenziale di lusso collinare.
Tale complesso originariamente si chiamava Hollywoodland. Per promuovere il progetto, il consorzio decise di erigere un enorme cartellone pubblicitario con questo nome. Non si sa con certezza chi ebbe l’idea del progetto e in quanto tempo lo costruirono, ma è certo che lo terminarono nel 1923.
Le lettere in grassetto sans serif che formavano la scrita Hollywoodland erano larghe 9 metri e alte quasi 13 metri. Per ancorare le lettere al suolo, gli operai ci misero 60 giorni, per un costo totale di circa 370mila dollari odierni (all’epoca erano 21mila dollari). Entro fine anno, qualcosa come 4mila lucine illuminavano l’insegna.

In origine tale insegna doveva rimanere in piedi per massimo 18 mesi. Ma evidentemente le cose andarono diversamente. Negli anni successivi il Los Angeles Times pubblicò regolarmente annunci pubblicitari che promuovevano il complesso residenziale di Hollywoodland, sostenendo che fosse l’ideale come rifugio dalla vita cittadina.
Ma nessuno poteva immaginare che all’orizzonte ci fosse la Grande Depressione. Il consorzio immobiliare e l’industria cinematografica furono gravemente colpiti dalla Grande Depressione, tanto che il consorzio si sciolse nel 1933.
Intanto la MH Sherman Company, nuova proprietaria dall’insegna, stabilì che tutte quelle lucine costavano troppo e così decisero di abbandonare l’illuminazione e l’insegna a se stessa. A questo punto, però, una tragedia si fece largo nella storia della scritta.
Il 16 settembre 1932 l’attrice teatrale britannica Peg Entwistle, trasferitasi a Los Angeles per tentare la carriera cinematografica, si avvicinò al cartello, si arrampicò su una delle scale degli operai appoggiata alla lettera “H” e si lanciò nel vuoto, suicidandosi. La storia racconta che un paio di giorni dopo un escursionista trovò la borsa dell’attrice.
Nella borsa c’era il biglietto dell’addio che diceva: “Temo di essere una codarda. Mi dispiace per tutto. Se l’avessi fatto molto tempo fa, mi sarei risparmiata un sacco di dolore. PE”. Si pensò che il fallimento dell’attrice nello sfondare a Hollywood fosse il motivo del suicidio.
A questo punto la narrazione dell’insegna cambiò. Da pubblicità immobiliare, infatti, divenne la metafora dell’impossibilità di sfondare a La La Land. Tanto che il regista e autore Kenneth Anger, nel suo libro “Hollywood Babylon”, nel 1959 sostenne che altri attori disillusi seguirono l’esempio dell’attrice, suicidandosi proprio sotto il cartellone. Nacquero anche diverse leggende metropolitane, come quella che sosteneva che il fantasma dell’attrice continuasse a infestare la zona.
Intanto il cartellone continuò a vegetare sulla cima della collina. In assenza di un budget dedicato alla sua manutenzione, l’insegna cominciò a rovinarsi e sgretolarsi. La seconda “O” pare che ad un certo punto crollò durante una tempesta di vento nel 1936. Altre due lettere seguirono il medesimo destino negli anni successivi.
Nel 1944 l’insegna perse l'”H” iniziale, sempre a causa dei forti venti. Anche se pure qui nacque una leggenda metropolitana secondo la quale l’ex custode dell’insegna, Albert Kothe, la buttò giù quando la investì con la sua auto, mentre era ubriaco.
Essendo più un peso che altro, nel 1944 la MH Sherman Company decise di disfarsene regalando il cartellone e il terreno circostante alla città di Los Angeles. Per anni si discusse poi sul destino dell’insegna che, nel frattempo, diventava sempre più fatiscente.
Tanto che nel 1947 ne ordinarono la demolizione. Tuttavia gli abitanti del posto protestarono e la Camera di Commercio di Hollywood si offrì di restaurarla. L’insegna fu così restaurata del tutto entro fine del 1949. E proprio in quell’occasione si decise di rimuovere il suffisso “land”.
In quel periodo, però, il cinema non godeva di nuovo di buona salute. L’avvento della televisione, infatti, crearono non pochi problemi agli studi cinematografici. Inoltre negli anni Quaranta e Cinquanta si era soliti rappresentare Los Angeles sul piccolo e grande schermo come una città dedita alla criminalità e alla corruzione.
Tanto che l’insegna divenne un luogo di ritrovo per drogati e sesso occasionale. Passarono gli anni e l’insegna ricominciò a deteriorarsi, mentre nel frattempo i residenti di Hollywood migrarono in massa verso la periferia di LA.
All’inizio degli anni Settanta, però, i residenti chiesero di nuovo che la scritta fosse restaurata. Anzi: contribuirono anche alla sua manutenzione. Da soli non potevano certo farcela, ma la Camera di Commercio cercò nuovi fondi, reclutando pure Gloria Swanson per l’inaugurazione della restaurata insegna nel 1973. Fra l’altro la sera dell’inaugurazione una fitta nebbia avvolse le colline di Hollywood, tanto che mentre Swanson accendeva i riflettori, i cameraman poterono solamente inquadrare un fitto banco di nebbia.

Sempre nel 1973 il cartellone fu dichiarato monumento culturale. E iniziò ad apparire in diversi film, fra cui anche Eartquake e Superman. Lo status culturale della scritta aumentò, attirando anche alcuni burloni. Fra di essi spiccarono Danny Finegood, uno studente d’arte che, usando pezzi di tessuto, cambiò la scritta “Hollywood” in “Hollyweed”, in concomitanza con l’approvazione della legge californiana che depenalizzava il possesso di piccole quantità di marijuana per uso personale. Nel 1987 qualcuno modificò la scritta in “Holywood”, in onore della visita di papa Giovanni Paolo II a LA. Nel 1993 divenne invece “Jollygood”, mentre nel 2021 “Hollyboob”.
Ma il restauro del 1973 non fu sufficiente, anche perché in pratica non fecero nessuna riparazione strutturale. Così nel giro di pochi anni l’insegna divenne di nuovo decadente. Le termiti invasero il legno, la terza “O” e la parte superiore della “D” precipitarono dalla collina e piromani rovinarono la seconda “L”.
La Camera di Commercio tornò a battere cassa e a rispondere questa volta fu Hugh Hefner, fondatore della rivista Playboy. Hefner organizzò una raccolta fondi promettendo alle celebrità la possibilità di sponsorizzare una lettera per 27.700 dollari ciascuna. E alla raccolta parteciparono nomi del calibro di Andy Williams e Alice Cooper.
Grazie ai fondi raccolti, gli operai poterono demolire l’insegna, togliere le lettere cadute e sostituirle con pannelli di lamiera ondulata. La nuova insegna debuttò nel novembre del 1978: era lunga 136 metri e pesava 227 tonnellate. In pratica è il cartellone che vedete ancora oggi se andate a LA. L’unica differenza è che, ogni tot anni, viene data qualche mano di vernice.




