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In Danimarca trovato il relitto di un’enorme nave cargo medievale

Silenzio, parliamo piano e non diciamolo a Trump, altrimenti magari gli salta lo schiribizzo di prendersi anche questo reperto. Tornando un tantino più seri, ecco che in Danimarca gli archeologi subacquei hanno fatto una scoperta veramente particolare: hanno ritrovato il relitto di un’enorme nave cargo medievale.

Cosa trasportava questa nave cargo medievale?

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Crediti foto: @Museo delle navi vichinghe

A scoprire e identificare il relitto sono stati gli archeologi subacquei del Museo delle Navi Vichinghe. Fra l’altro il relitto si trovava vicino a Copenaghen, più precisamente nell’Øresund, lo stretto di mare che separa la Danimarca dalla Svezia.

Non è certo strano trovare qui un relitto. Questa via d’acqua collegava il Mar Baltico all’Oceano Atlantico attraverso il Mare del Nord. Per questo motivo era una rotta marittima vitale e assai trafficata. Anzi: ancora oggi è una delle più trafficate al mondo.

I ricercatori, dopo aver rimosso pazientemente secoli e secoli di sabbia e limo, ecco che hanno scoperto questa enorme nave cargo a cremagliera. Questa tipologia di imbarcazione era stata sviluppata proprio nella zona del Mare del Nord durante il Medioevo.

Chiamata Svælget 2, la nave era lunga circa 28 metri, larga 9 metri e alta 6 metri. Era così grande che poteva permettersi di trasportare fino a 300 tonnellate di carico. Otto Uldum, archeologo marittimo e responsabile degli scavi, ha spiegato che si tratta di una scoperta che rappresenta una “pietra miliare per l’archeologia marittima”. Si tratta della più grande nave di questo tipo mai scoperta finora.

Inoltre permetterà ai ricercatori di capire meglio come si svolgesse la vita a bordo delle più grandi navi mercantili del Medioevo. Esaminando gli anelli degli alberi usati per il fasciame della nave, ecco che i ricercatori hanno scoperto che la sua costruzione risalirebbe al 1410 d.C. circa

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Crediti foto: @Museo delle navi vichinghe

Il legname utilizzato per lo scafo proveniva da due regioni. Le assi erano, infatti, derivanti da quercia di Pomerania (nell’odierna Polonia), mentre le “costole” della nave arrivavano dai Paesi Bassi. Questa tipologia di “nave a cremagliera” erano poi corredate di ruote dentate.

Si trattò di una grande invenzione dell’epoca, partecipando attivamente al boom economico del Nord Europa durante il XV secolo d.C. Secondo Uldum, infatti, la ruota dentata rivoluzionò il commercio nel Nord Europa, permettendo ai mercanti e alle compagnie di navigazione di trasportare merci su una scala mai vista prima di quel momento.

Fra l’altro l’imbarcazione era anche stranamente ben conservata. Questo perché la sabbia che ricopriva il relitto affondato ha protetto la nave e il legno dall’azione dell’acqua, preservandola quasi come se fosse una sorta di mummificazione.

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Proprio grazie a questo, finalmente gli archeologi hanno potuto dare uno sguardo da vicino a come erano costruite queste ruote dentate. Si sa che queste ruote dentate avevano dei “castelli alti”: le illustrazioni dell’epoca sono abbastanza chiare. Solo che finora non si erano mai scoperti resti fisici di queste strutture.

Solitamente, infatti, si conserva solamente il fondo delle navi che affondano. Ma questa volta, finalmente, si ha anche la prova archeologica di tali strumenti.

Purtroppo, però, del carico non è rimasta traccia. La stiva, infatti, non era coperta. Eventuali barili di sale o fasci di stoffa probabilmente andarono alla deriva durante l’affondamento della nave.

Tuttavia gli archeologi hanno ritrovato alcuni effetti personali dell’equipaggio. Fra di essi figurano scarpe, pettini e rosari. Nella cambusa, invece, erano presenti pentole in bronzo, stoviglie varie, ciotole di legno dipinte e anche resti di carne e pesce.