Fotografia di Nikos Economopoulos, Alessandropoli, Grecia, 1991. All’interno di un locale, chiamato la “taverna di Alì“, un rom musulmano regge una sedia con un mano mentre beve un distillato, per dimostrare la sua sobrietà. La fotografia di Economopoulos appartiene ad un lavoro di più ampio respiro, condotto nei Balcani durante i primi anni ’90. Il focus del progetto fu quello di rappresentare in immagine lo stile di vita della minoranza all’interno delle varie società balcaniche, non ultima quella greca.

Della carriera e dello stile di Nikos Economopoulos ho già avuto il piacere di parlare (vedasi la farfalla della contestazione). E in parte alcune delle tematiche care all’autore si affrontarono in quell’occasione. Proseguendo sulla falsa riga dell’articolo storico-fotografico già dedicato, voglio rendervi partecipi di un progetto che Economopoulos portò avanti nei primi anni ’90, incentrato sulla condizione Rom in Grecia e nei Balcani.
Lo scatto nella taverna di Alì è indicativo dell’intero progetto fotografico, e per questo l’ho scelto come copertina. In esso è possibile scorgere povertà, nonché identità religiosa, il far parte di una minoranza osteggiata, e dunque un qualcosa capace di innescare ragionamenti sulla marginalità. Questi non sono elementi casuali, poiché costituiscono l’ossatura tematica della ricerca di Economopoulos. Per l’appunto, all’interno di questo quadro la condizione degli “zingari” greci assume un valore emblematico. Ancora più particolare è il contesto in cui vive la frangia del popolo rom di religione musulmana (anche detti Khorakhanè, letteralmente “portatori del Corano”).

Nel panorama della Grecia contemporanea, la comunità rom – stimata attorno alle 300.000 persone – rappresenta uno dei gruppi più vulnerabili. Pur essendo cittadini greci a tutti gli effetti i rom sono da decenni esposti a un razzismo diffuso e strutturale, aggravatosi ulteriormente con l’arrivo, a partire dagli anni ’90, di nuovi flussi migratori provenienti dall’Albania e dall’ex Unione Sovietica. In un contesto di crescente competizione per risorse già scarse, la loro condizione economica è progressivamente peggiorata, rendendoli il bersaglio più facile dell’esclusione sociale. Il discorso vale oggi, e valeva forse ancor più ieri.
Economopoulos restituisce questa realtà senza compiacimento né retorica. Nelle sue immagini emergono vite segnate dalla precarietà quotidiana. Moltissime famiglie sopravvivono grazie all’elemosina, pratica affidata soprattutto a donne e bambini, mentre gli uomini trovano occupazione come lavoratori stagionali o come musicisti itineranti, mantenendo tradizioni che, se da un lato rappresentano un patrimonio culturale, dall’altro non garantiscono stabilità economica.

Dal punto di vista religioso, a cui ho accennato poche righe più sopra, è bene sapere come la maggioranza dei rom greci è cristiana ortodossa. Perfettamente in linea con la religione dominante del Paese. Poi esiste anche una minoranza musulmana di circa 25.000 persone, ulteriore elemento di complessità identitaria in una società già attraversata da forti tensioni confessionali.
Nonostante la loro presenza in Grecia sia attestata da secoli, il riconoscimento formale dei rom come cittadini greci risale soltanto al 1979. Da quel momento sono stati sottoposti agli stessi obblighi civili degli altri cittadini, come il diritto-dovere di voto e il servizio militare.

Sul piano giuridico, essi godono teoricamente di piena parità di accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Tuttavia, come mostra chiaramente il lavoro di Economopoulos, tra il diritto e la realtà quotidiana esiste uno scarto profondo. La maggior parte della popolazione rom continua a vivere ai margini della società, con livelli di alfabetizzazione molto bassi e un accesso limitato ai servizi pubblici.




