Fotografia del Tenente Longini (Signal Corps USA Army), Gela, Italia, 11 luglio 1943. La foto ritrae il momento in cui la nave di classe Liberty, la Robert Rowan (K-40), esplode al largo delle coste di Gela dopo essere stata colpita da un bombardiere tedesco Ju 88. La nave faceva parte della cosiddetta Operazione Husky, nata con lo scopo di supportare l’invasione della Sicilia.
L’esplosione della Robert Rowan

La Robert Rowan era una nave di classe Liberty che ebbe vita singolarmente breve. Costruita presso la North Carolina Shipbuilding Company di Wilmington, nella Carolina del Nord (USA) e varata il 6 aprile 1943, arrivò nelle mani della Isthmain Steamshio Company il 13 aprile del medesimo anno.
Il 14 maggio 1943 iniziò il suo viaggio inaugurale da Hampton Roads, in Virginina (USA). La sua destinazione era Orano, in Algeria: faceva parte del convoglio UGS-8A. Subito dopo la aggregarono all’Operazione Husky, con lo scopo di invadere la Sicilia.
Gli Alleati avevano appena vinto in Nord Africa e decisero che era imperativo invadere l’Europa meridionale. USA e UK avevano bisogno di una strategia nel Mediterraneo. Gli USA inizialmente avevano proposto di invadere la Francia meridionale, ma l’Ammiragliato britannico bocciò tale idea. Gli inglesi, guidati da Winston Churchill, sostenevano che se avessero messo in atto una serie di operazioni partendo dalle isole del Mediterraneo, ecco che avrebbero potuto indebolire il nemico. Il che avrebbe permesso uno sbarco in Europa dell’esercito americano.

Alla fine si decise che la cosa migliore da far sarebbe stato invadere l’Italia. Questo perché per i tedeschi era più difficile da difendere. Invadendola, avrebbero distolto truppe tedesche dal fronte principale, il che avrebbe comportato un notevole vantaggio tattico per gli Alleati.
In questo scenario, la Robert Rowan arrivò a Gela l’11 luglio 1943. Trasportava un carico di munizioni, 334 soldati del 18° Reggimento di Fanteria, 14 membri della Marina degli USA, 32 guardie armate della Marina americana e 41 membri dell’equipaggio.
La nave era da poco arrivata in vista di Gela, quando in cielo comparvero dei bombardieri tedeschi Junkers Ju 88. Gli aerei attaccarono immediatamente le navi nella baia. Durante l’attacco, tre bombe da 500 kg colpirono la nave. Una bomba attraversò la nave, ma due esplosero nelle stive. Vista la natura del carico, gli uomini la abbandonarono immediatamente, senza neanche provare a spegnere l’incendio. Così tutti e 421 gli uomini a bordo riuscirono a evacuare in sicurezza: non ci fu nessun morto.
Infatti motovedette partirono subito dalla terraferma, recuperando gli uomini che erano a bordo della nave e trasferendoli su cacciatorpedinieri ancorati lì vicino. Nel frattempo, nel giro di soli venti minuti, l’incendio raggiunse il deposito munizioni.
Si sviluppò una terribile esplosione, così potente da squarciare in due la nave. L’imbarcazione andò avanti a bruciare per due giorni. Il che generò un nuovo problema: la nave in fiamme illuminava la zona durante la notte, il che avrebbe attirato le attenzioni degli aerei nemici.

Così il cacciatorpediniere USS McLanahan (DD-615) provò ad affondare la nave, ma non ci riuscì: l’acqua era troppo bassa. Così l’incendio dovette spegnersi da solo.
Come si vede nella foto scattata da terra dal Tenente Longini, un’enorme nuvola di fumo si levò dalla nave dopo l’esplosione. In mare si vedono anche le motovedette che portarono in salvo gli uomini di stanza sull’imbarcazione ormai condannata. Cosa ne fu del relitto? Praticamente rimase nelle acque di Gela fino al 1948. Solo allora poté essere venduto e demolito.




