Markus Scholz, professore di archeologia romana provinciale ed epigrafia presso la Goethe-Universität di Francoforte, dopo aver decifrato con grande soddisfazione di molti, l’iscrizione argentea di Francoforte, ecco che ha contribuito a decifrare anche le tavolette di cera romane di Tongeren.
Cosa dicevano le tavolette romane di Tongeren?

Markus Scholz, insieme a Jürgen Blänsdorf, professore emerito presso l’Università Johannes Gutenberg di Magonza, è riuscito a identificare la presenza di alcune iscrizioni, in precedenza ignorate, su alcuni resti lignei di tavolette di cera romane trovate a Tongereno, in Belgio.
All’epoca degli antichi Romani, Tongeren si chiamava Atuatuca Tungrorum. Il che spiega perché la città, considerata da molti la più antica del Belgio, ospiti così tanti reperti archeologici di epoca romana. Fra di essi c’erano anche questi piccoli frammenti di legno.
Si sa della loro esistenza sin dagli anni Trenta, ma inizialmente furono considerati solamente alla stregua di tavole e contenitori. Solamente in seguito gli archeologi riuscirono a identificarli come tavolette di cera romane. Si trattava, dunque, di strumenti di scrittura composti da una tavoletta di legno con sovrapposto un sottile strato di cera inciso con uno stilo.

Ovviamente la cera era ormai scomparsa da tempo, ma qua e là era possibile vedere le impronte lasciate dallo stilo sul legno. Per parecchio tempo queste piccolissime tracce furono considerate illeggibili. E così ci si dimenticò quasi della loro esistenza.
Questo almeno fino al 2020, quando Else Hartoch del Museo Gallo-Romano di Tongeren le riscoprì. A quel punto iniziò un lungo ed elaborato processo di decifrazione. Scholz ha spiegato che le venature del legno essiccato, i danni superficiali subiti e i continui riutilizzi della tavoletta hanno dato vita a strutture assai complesse, molto più difficili da interpretare rispetto a delle iscrizioni su metallo.
Per questo motivo, nonostante le tecnologie a disposizione, i progressi sono stati così lenti. Considerate anche bisognava analizzare 85 frammenti di tavolette, provenienti da due siti archeologici diversi. Una parte, infatti, arrivava da un pozzo situato vicino al foro. L’altra parte, invece, arrivava da una fossa di fango.

Decifra oggi e decifra domani, ecco che finalmente si è capito che quei frammenti contenevano alcuni contratti legali, documenti ufficiali, esercizi di scrittura e anche una bozza di iscrizione data nel 207 d.C. che menziona niente meno che il futuro imperatore Caracalla.
Inoltre le tavolette confermano l’esistenza di cariche amministrative come i decemviri e i littori, raramente documentate finora nelle province romane settentrionali.
In aggiunta, indicano che la popolazione locale era estremamente diversificata, composta da soggetti di origine romana, celtica e germanica. Inoltre erano presenti anche soldati congedati sia dalle forze di terra che da quelle navali.




