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Confondere, non nascondere: la curiosa storia del camuffamento Dazzle

Confondere, non nascondere: la curiosa storia del camuffamento Dazzle

Chiamatelo camuffamento Dazzle, Razzle Dazzle, motivo Dazzle, la sostanza resta sempre la stessa. Senz’altro agli occhi di chi ignora la storia contemporanea del camuffamento militare, esso appare come una stravaganza fuori dal normale. Ed è impossibile dar torto a chi lo pensa; dai, basta osservare una singola immagine per porsi mille perché e non trovare una risposta che ne sia una. Eppure il camuffamento Dazzle fu una delle soluzioni più originali adottate nella guerra navale del XX secolo. La sua storia è a dir poco curiosa, visto che intreccia arte, ottica e guerra. Ecco perché siamo qui a discuterne.

Confondere, non nascondere: la curiosa storia del camuffamento Dazzle

Introdotto durante la Prima guerra mondiale, il sistema non mirava a nascondere le navi, bensì a renderle difficili da interpretare visivamente. In parole povere: era un modo per complicare il lavoro dei sommergibili che dovevano stimarne rotta, distanza e velocità per lanciare i siluri.

Al britannico Norman Wilkinson va dato il merito dell’idea. Nel 1917 propose all’Ammiragliato un metodo basato su forti contrasti cromatici e su motivi geometrici spezzati. Due anni dopo Wilkinson spiegò chiaramente il principio alla base della tecnica: confondere, non nascondere. Distanziandomi dalle frasi ad effetto e dicendo le cose con un gergo un po’ più tecnico, Wilkinson proponeva un qualcosa che fosse capace di far apparire la nave più corta, magari inclinata o, chissà. diretta in una direzione diversa da quella reale.

La nascita del Dazzle fu legata alla crisi strategica del 1917, quando la Germania intensificò la guerra sottomarina con i suoi U-Boot, minacciando seriamente i traffici britannici. Poiché le navi non potevano realisticamente “sparire” in mare aperto, si cercò un sistema che potesse ingannare gli strumenti di puntamento ottici dei sommergibili, che dipendevano dall’osservazione visiva attraverso il periscopio. Se la prua e la poppa risultavano difficili da distinguere e le linee dello scafo apparivano frammentate, l’ufficiale tedesco rischiava di calcolare male l’angolo di rotta e quindi di mancare il bersaglio.

camuffamento Dazzle Prima guerra mondiale

Ma non sta qui la curiosità del racconto. Sapete chi per primo ebbe una simile intuizione? Uno zoologo… Era il 1914 quando John Graham Kerr scrisse a Winston Churchill (allora Primo Lord dell’Ammiragliato) proponendo un sistema di mimetismo disruptivo (dunque che tende a “rompere l’immagine, frastagliarla”) ispirato agli animali.

Kerr fece l’esempio che tutti al suo posto avremmo fatto: zebre e giraffe. Annotò come questi animali utilizzassero pattern contrastanti per spezzare la percezione della forma corporea. Suggerì quindi di dipingere le navi con bande che interrompessero le linee verticali degli alberi e di applicare tecniche di contro-ombreggiatura. Cioè una gradazione di colori chiari e scuri per ridurre l’effetto delle ombre. L’Ammiragliato, tuttavia, rimase inizialmente scettico e continuò a preferire la vernice grigia uniforme. Solo nel pieno della crisi sottomarina, quando ormai valeva tutto e il rischio non appariva più come un costo, si decise di sperimentare seriamente un approccio diverso. Occhiolino a Wilkinson.

L’Ammiragliato britannico istituì una vera e propria unità artistica dedicata al camouflage. Si tirò dentro chiunque: pittori, illustratori e scenografi. Tutto faceva brodo per la progettazione di modelli geometrici per le navi. Proprio per via di questo impensabile avvicinamento tra il mondo dell’arte visiva e quello della guerra, il sistema attirò grande attenzione anche negli ambienti pittorici dell’epoca.

camuffamento Dazzle dipinto avanguardista

Pablo Picasso, osservando alcune navi dipinte con questi schemi, avrebbe commentato con ironia che gli inventori del camuffamento Dazzle erano in realtà i cubisti, poiché le superfici frammentate ricordavano l’estetica delle avanguardie artistiche. Non è un caso che molti dei progettisti provenissero da ambienti artistici vicini al vorticismo e al modernismo britannico.

Tra le navi più celebri a utilizzare questa colorazione figurava il transatlantico RMS Olympic, gemello del più famoso (e sfortunato) RMS Titanic. Nel maggio 1918 entrò nella storia quando speronò e affondò il sommergibile tedesco SM U-103 della Marina imperiale tedesca, uno dei rarissimi casi in cui una grande nave di superficie distrusse direttamente un U-Boot.

camuffamento Dazzle scorta navi

Ma quindi, giungendo a conclusioni, possiamo dire che il Motivo Dazzle fu efficace? Beh, dipende a chi lo chiedete. Ne nacque un dibattito, soprattutto a causa di alcuni studi condotti dopo la guerra. Quest’ultimi suggerirono che il sistema non ridusse in modo statisticamente significativo il numero di navi affondate. Tuttavia molti ufficiali navali sostenevano che l’incertezza introdotta nei calcoli di tiro dei sommergibili poteva essere sufficiente a far fallire un attacco.

In ogni caso il metodo ebbe una diffusione notevole. Oltre alla Royal Navy lo adottò anche la marina degli Stati Uniti e venne applicato a centinaia di mercantili e navi militari. Ancora durante la Seconda guerra mondiale il Dazzle riapparve, anche se in forme più limitate. Le tecnologie radar e i nuovi metodi di rilevamento riducevano infatti l’importanza dell’inganno visivo. Nonostante ciò, alcuni schemi geometrici continuarono a essere utilizzati su incrociatori e portaerei per confondere osservatori e bombardieri.