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Il “Late Arrivals Club”, come tornare a casa passando dietro le linee nemiche

Questa storia arriva dalla Seconda Guerra Mondiale. Qui, durante la campagna nota come Lotta per il Nord Africa, Guerra del Deserto o Campagna del Deserto Occidentale nacque il Late Arrivals Club, il quale ci insegna come tornare a casa passando dietro le linee nemiche.

Il Late Arrivals Club

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Il Late Arrivals Club, noto anche come il Winged Boot Club (che in italiano diventa Il Club degli Stivali Alati) o come Flying Boot, era un gruppetto fondato da militari britannici. I piloti della RAF che combattevano in Egitto, Libia e Tunisia durante la Seconda Guerra Mondiale, si trovarono di fronte a un piccolissimo problema.

Quando erano abbattuti dal nemico, quando dovevano lanciarsi col paracadute o quando qualche avaria li costringeva ad atterrare, ecco che spesso si ritrovavano nel bel mezzo del deserto. E sovente capitava che finissero dietro le linee nemiche.

Non tutti ci riuscirono, ma in molti tornarono a casa. Solo che dovettero affrontare un viaggio assai lungo e periglioso per tornare a casa. Per questo motivo arrivarono più tardi rispetto al resto dei piloti che erano riusciti a rientrare alle loro basi con i loro aerei.

Costoro furono noti come “corps d’lite” o “laters”. Alcuni rimasero dispersi per settimane prima di riuscire a tornare al campo base. Col passare del tempo, il numero di questi ritardatari aumentò così tanto che intorno a loro crebbe una sorta di mito. E questo diede vita a un club informale, il Late Arrivals Club.

stivali alati

Informale, ma onorato, tanto che George W. Houghton, comandante di squadriglia della RAF, in loro onore creò un apposito distintivo d’argento raffigurante uno stivale alato. A ciascun membro del club era consegnato il proprio distintivo, con tanto di certificato annesso che specificava i requisiti di ammissione.

Il certificato conteneva sempre la frase “It is never too late to come back”, che tradotta diventa “Non è mai troppo tardi per tornare”. Neanche a dirlo, questo divenne il motto del club. Questi distintivi dovevano essere indossati sul lato sinistro delle tute di volo.

Le stime non sono preciso, ma pare che alla fine del conflitto il club contasse circa 500 iscritti.

Ma come facevano a tornare a casa questi aviatori abbattuti, precipitati o lanciatisi con il paracadute nel Deserto Occidentale? Beh, l’immagine che mi è venuta in mente è quella di Will Smith che torna alla base a piedi in Indipendence Day dopo aver abbattuto l’astronave nemica.

Avete presente che si fece tutto il deserto a piedi? Ecco, immaginate che la finzione diventi realtà. I piloti dovevano attraversare tutto il deserto, sopportando il caldo torrido di giorno e il gelo di notte. A ostacolarli ci si mettevano anche le tempeste di sabbia, le mosche e le locuste.

Cibo e acqua non ne avevano, se non quel poco che erano riusciti a recuperare dai loro aerei precipitati. Il tutto col costante timore di essere scoperti dal nemico, visto che stavano dietro le linee nemiche e che per tornare a casa dovevano oltrepassarle o aggirarle.

In aggiunta non erano equipaggiati per sopravvivere al clima del deserto. L’uniforme della RAF era del tutto inadatta al deserto, soprattutto di giorno. Meglio gli andava di notte, visto che la giacca Irving e gli stivali erano foderati di pelliccia.

In molti casi i piloti riuscirono a sopravvivere grazie all’ospitalità e alla gentilezza delle popolazioni arabe locali. Molti piloti raccontarono di essere stati nascosti da abitanti del posto, i quali fornirono poi loro acqua e cibo in modo da permettergli di tornare indietro.

I diari di questi aviatori raccontano storie di ogni tipo. Dagli scontri ravvicinati col nemico a episodi in cui dovettero nascondersi sotto i tappeti delle tende beduine, travestirsi da arabi o fingere anche di essere membri delle forze nemiche pur di riuscire a superare le linee nemiche.

Alcune testimonianze parlano di aviatori che dovettero percorrere 1.050 chilometri in territorio nemico per tornare a casa. E ci furono anche abitanti del posto che non si limitarono a nasconderli o foraggiarli, ma li riaccompagnarono persino ai loro campi militari.

Al club potevano appartenere esclusivamente i piloti della Royal Air Force e i membri degli squadroni coloniali che combatterono nella campagna del Deserto Occidentale. Tuttavia nel 1943 alcuni aviatori americani che avevano combattuto in Europa ed erano finiti abbattuti dietro le linee nemiche, tornando faticosamente a casa decisero di adottare il medesimo simbolo.

aereo raf

Anche loro dovettero percorrere chilometri e chilometri in pieno territorio nemico, aiutati dai vari movimenti di resistenza locale. Quando questi piloti americani riuscivano a sfuggire alla cattura e a tornare nel Regno Unito, ecco che dopo essere stati interrogati dai servizi segreti della RAF, si recavano da Hobson and Sons di Londra per farsi realizzare il distintivo dello Stivale Alato.

Non essendo però “ufficiali”, non avendo cioè combattuto nel Deserto Occidentale, indossavano tale distintivo sotto il risvolto sinistro.

Il club adesso non è più attivo, ma i suoi ideali sono ancora presenti nell’Air Force Escape and Evasion Society. Questa è un’associazione americana fondata nel 1964 che ha adottato lo Stivale Alato come simbolo. Tale associazione è nata per permettere agli aviatori a rimanere in contatto con le persone e le organizzazioni della resistenza che li hanno aiutati a tornare a casa. E il loro motto è “Non dimenticheremo mai“.