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paolina bonaparte statua

Paolina Bonaparte, come scandalizzare l’Europa posando senza veli

Tutti abbiamo presente la scultura di Canova che raffigura Paolina Bonaparte nelle vesti di Venere. Anzi, senza le vesti di Venere, visto che proprio l’audace mise senza veli della sorellina di Napoleone scandalizzò (e non poco) l’Europa.

Paolina Bonaparte e lo “scandalo” della scultura del Canova

paolina bonaparte statua
Crediti foto: @Antonio Canova, Villa Borghese, La Civiltà Cattolica

Ma chi era Paolina Bonaparte? Paula Maria Bonaparte Leclerc Borghese era la sesta figlia di Letizia Ramolino e Carlo Maria Bonaparte. Quest’ultimo fu il rappresentante della Corsica alla corte di re Luigi XVI di Francia. Ma quando morì, la famiglia cadde in povertà. Letizia non poteva più permettersi di educare le figlie più piccole e dunque Paolina ricevette una scarsa istruzione formale.

Tuttavia la famiglia non era eccessivamente preoccupata di questo: sin da piccola Paolina sfoggiò una bellezza senza pari, tanto che persino Clemens von Metternich sostenne che non solo era bellissima, ma era anche totalmente innamorata di se stessa e che la sua unica occupazione era il “piacere”.

Un membro della famiglia, però, aveva capito sin da subito che all’orizzonte si profilava qualche problemino a causa dell‘indole edonista di Paolina. E costui era niente meno che Napoleone. Quest’ultimo non aveva avuto modo di conoscere bene la sorella visto che era partito per gli studi prima che lei nascesse.

Ma ad un certo punto il giovane tenente Bonaparte tornò a casa in licenza. All’epoca Paolina aveva nove anni. I due si affezionarono subito a vicenda, anche se Napoleone capì immediatamente che Paolina era lontana anni luce dall’ideale di modestia e virtù a cui all’epoca doveva ambire una giovane donna ben educata.

Così Napoleone decise che l’unico modo per cercare di preservare un minimo la reputazione della sorellina era quello di farla sposare il prima possibile. Così, fra i vari cognati possibili, scelse il generale Charles Leclerc, sua vecchia conoscenza fin dai tempi dell’assedio di Tolone.

Dopo averli fatti sposare, Napoleone spedì la coppia di novelli sposi nella colonia di Santo Domingo. Qui Paolina visse in un clima quasi regale, organizzando balli, ricevimenti e dilettandosi in “incontri privati” (anche con ufficiali e soldati di basso rango).

Leclerc però morì prematuramente di febbre gialla nel 1802 e Paolina lo pianse in maniera drammatica. Anche il suo dolore, esattamente come il suo stile di vita, era alquanto teatrale. Ed effimero, visto che appena tornata in Francia, mise da parte il lutto per dedicarsi alla bella vita.

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Crediti foto: @Marie-Guillemine Benoist

Napoleone si trovò così costretto a cercarle un nuovo marito. E lo trovò nella persona di Camillo Borghese, uno degli uomini più ricchi d’Italia. Borghese vantava una ricca collezione d’arte nella sua Villa Borghese a Roma. Il che lo ispirò a chiedere ad Antonio Canova di realizzare una scultura della moglie nelle vesti di Venere Vincitrice. Solo che gli chiese di realizzare una scultura seminuda della moglie.

Il che potrebbe apparire un po’ singolare. Questo a meno di non conoscere i retroscena della vicenda. Arrivata a Roma, Paolina si considerava quasi come la “Regina di Roma”. Non amando il marito, non solo mise in giro la voce secondo la quale era impotente, ma riprese a dilettarsi con le sue scappatelle extraconiugali.

Così il marito, nel tentativo di compiacerla, commissionò la scultura a Canova. Questi avrebbe voluto raffigurarla come Diana, forse anche per abbinarla a un’altra scultura di Napoleone nel quale questi era raffigurato come Marte Pacificatore.

Solo che Paolina aveva le sue idee ed era convinta di essere la dea dell’amore e del piacere. Così mise da parte Diana e pretese di essere raffigurata come Venere, la dea dell’amore. Paolina non temeva assolutamente per la sua reputazione. Anche se qualcuno l’aveva soprannominata la “Messalina dell’Impero”, il fatto di dover posare seminuda per la scultura non le creava il minimo problema.

Diversa la situazione di Canova. Raffigurare una donna seminuda di tale status avrebbe potuto facilmente rovinare la reputazione dell’artista. Così Canova decise di provare a concentrarsi soprattutto sulla mitologia, in modo da ridimensionare le sfumature politiche della statua.

In pratica scolpì la Venere Vincitrice in stile neoclassico, immortalando Paolina Bonaparte in una posa sensuale, ma composta, con acconciatura in stile dea greco-romana e un velo trasparente che copriva dai fianchi in giù, lasciando senza veli il busto.

Una volta terminata la scultura, Camillo Borghese organizzò una presentazione privata. Collocarono la statua su un supporto rotante e la nascosero dietro a un tendaggio pesante, illuminandola solamente con luce di candele.

Poi Camillo diede ordine di aprire il tendaggio e la statua di Paolina emersi in tutto il suo nudo splendore. Se Paolina voleva far parlare di sé, ce la fece egregiamente. L’Europa fu scandalizzata da quella statua di marmo. E non certo per la mela “alla più bella del reame” che teneva in mano, visto che la raffigurazione era ispirata alla Venere del Giudizio di Paride. E neanche per il catafalco o per la posa sensuale della scultura.

Il fatto è che Paolina aveva posato nuda per realizzare quella statua. Pare che uno degli ospiti le chiese se avesse posato veramente senza vestiti per lo scultore. E Paolina rispose candidamente che lo aveva fatto, rassicurando tutti sul fatto che “lo studio era caldo”. Al che si levò un brusio di ammirazione, stupore e indignazione variamente mescolati fra di loro, con nota di compiacimento proprio dalla stessa Paolina. La quale era assai lieta del caos scatenato.

Caos e scandalo che continuarono anche dopo la prima presentazione visto che, per diversi anni, la gente continuò a fare la fila per poter ammirare la statua in movimento, debolmente illuminata dietro le tende dalla luce delle candele.

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Crediti foto: @Robert Lefèvre

Paolina poté godere poco, però, dello sbigottimento e dal clamore causato dalla sua statua. Dopo la morte del suo unico figlio, avvenuta nel 1804, la salute della sorella di Napoleone peggiorò costantemente. Questo la costrinse a recarsi in diverse località termali per cercare di curarsi.

Nel 1814, poi, la caduta di Napoleone con annesso esilio all’Elba, provocò il tracollo della sua vita da principessa imperiale. Dovette vendere i suoi beni e trasferirsi all’Elba col fratello. Quando il fratello fuggì dall’esilio, iniziò a peregrinare qua e là fino a stabilirsi a Roma. Da lì, fra l’altro, cercò in tutti i modi di raggiungere Napoleone a Sant’Elena, ma gli fu sempre negato il permesso.

Nel frattempo si separò anche da Camillo Borghese, il quale le confessò che aveva un’amante di lunga data. I due dunque vissero separati per circa dieci anni, con Borghese che si stabilì a Firenze insieme alla duchessa Livia Lante della Rovere, amante e cugina.

La sua salute, però, continuò a peggiorare fino a quando non le diagnosticarono un tumore al fegato. Borghese la riaccolse a casa in quanto gravemente malata e i due si riconciliarono. Ma pochi mesi dopo Paolina morì: era il 9 giugno 1825. Seguendo le sue volontà, la seppellirono nella cappella dei Borghese a Santa Maria Maggiore, a Roma.

Ma cosa ne fu della Venere Vincitrice? La scultura dello scandalo andò prima nella residenza di Borghese a Torino, salvo poi essere trasferita a Genova e tornare poi a Roma nel 1838. E ancora adesso è possibile ammirarla nella Galleria Borghese.